Le date ci sono: 15 e 16 giugno. Il luogo pure: Burgenstock, amena località nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Partecipanti, quanti se ne vuole: l’organizzatore, ovvero il Governo svizzero, sta spedendo più di cento inviti. Scopo della riunione: trovare un modo per fare la pace tra Ucraina e Svizzera. L’Ucraina ci sarà ma la Russia no. Dunque, come fare la pace? Come risolvere un problema se al tavolo ci saranno (quasi) solo gli amici di una delle parti che finiranno, come si dice, per cantarsela e sonarsela da soli?
La buona volontà del Governo svizzero è fuori discussione. Il ministro degli Esteri della Confederazione, Ignazio Cassis, lo ha detto subito: “Il primo Paese con il quale abbiamo parlato, dopo naturalmente l’Ucraina, è stato la Russia, perché non ci può essere un processo di pace senza la Russia, anche se non ci sarà a questo primo incontro”. L’idea degli svizzeri, dunque, sembra questa: intanto avviamo la cosa, poi troveremo il modo di coinvolgere anche la Russia. Cosa assolutamente non facile. Il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere con anticipo che diserterà la riunione, e ha detto anche perché. L’idea di Zelensky e dei Paesi che appoggiano l’Ucraina (il cosiddetto “Occidente collettivo”) è di trattare solo sulla base del piano in dieci punti che lo stesso Zelensky ha presentato all’inizio del 2023 e che prevede, tra l’altro, restrizioni sul prezzo degli idrocarburi russi, restituzione di tutti i territori occupati dai russi (Crimea compresa) e ritorno ai confini del 1991, un tribunale speciale per giudicare i crimini di guerra dei russi e, naturalmente, riparazioni economiche per i danni di guerra subiti. Tutto comprensibile e giusto se visto dalla parte degli ucraini. Ma è piuttosto chiaro che questa non è la base di una trattativa, bensì la piattaforma per una dichiarazione di resa da parte della Russia. Non era aria all’inizio dell’anno scorso, figuriamoci adesso.
Quindi il Cremlino dice: a queste condizioni inutile partecipare. E se non partecipiamo noi, che siamo parte determinante in causa, che la fate a fare la riunione in Svizzera? Attenzione, però. La Russia non vuole partecipare ma l’Ucraina non vuole che la Russia partecipi. Zelensky lo ha detto chiaro, proprio in questi giorni, durante un’intervista alla Tv tedesca. Questo il dialogo tra l’intervistatore e il Presidente ucraino: Se la prossima controffensiva fallisce e voi non riuscite a riconquistare il Paese, quando arriverà il momento di sedersi al tavolo delle trattative con Vladimir Putin? “Abbiamo sviluppato un piano molto specifico in dieci punti per i negoziati diplomatici, che dovrebbero basarsi su un vertice di pace. Il primo vertice di pace si svolgerà in Svizzera”. Ma senza la Russia? “Senza la Russia, ovviamente, perché non abbiamo bisogno che si blocchi tutto”. Quindi anche Zelensky sembra affacciare l’ipotesi che l’importante sia mettere in moto il meccanismo, contando sul fatto che prima o poi la Russia sia in qualche modo costretta a tenerne conto, ovviamente alle condizioni ucraine.
Non per essere pessimisti ma su queste basi il summit svizzero sembra nascere male, con molte probabilità di somigliare a una di quelle riunioni del G7 in cui i convenuti fanno ancora finta di essere i padroni del mondo, mentre il mondo gira per i fatti suoi. Già, perché una delle grandi incognite che pesano sulla pur lodevole iniziativa svizzera è quella legata ai Paesi non allineati (o allineati non del tutto) alle politiche di Usa e Ue. La Cina ci sarà? Pechino ha sempre detto di volere la pace in Ucraina ma ha anche ammonito gli Usa a non rompere le scatole sul rapporto tra Cina e Russia, che peraltro procede a gonfie vele, con un interscambio commerciale che ha sfondato il muro dei 250 miliardi di dollari di valore. E l’India, grande acquirente di petrolio e armi russe? E i Paesi del cosiddetto “Sud del mondo”, che magari non impazziscono d’amore per la Russia ma da tempo mostrano grande fastidio per le politiche dell’Occidente e una gran voglia di affrancarsene? Peraltro non è nemmeno sicuro che si presenti al summit il presidente Usa Biden, che pure in quei giorni sarà in Italia per il G7.
L’esito probabile del summit svizzero, date le premesse, è quello di trasformarsi in un convegno degli “amici dell’Ucraina”. Certificando così la realtà che gli oltre due anni trascorsi dall’invasione russa e dalla guerra che ne è derivata stanno delineando: quella di un mondo spaccato in due come ai tempi della Guerra Fredda. Con una differenza. Allora nessuno dei due blocchi aveva davvero interesse a farsi la guerra. Adesso, dalla Siria alla Libia, dall’Ucraina al Medio Oriente, pare proprio il contrario.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.
