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Politica

Sull’Europa piombano la “tempesta perfetta” Vance e i fiumi di retorica di Macron

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Sull’Europa scossa dal torpore è calata la tempesta perfetta di J.D. Vance. Il vicepresidente americano, reduce da un durissimo discorso ai leader europei a Parigi sull’intelligenza artificiale, ha rincarato la dose alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. L’ex senatore dell’Ohio ha parlato promuovendo, secondo il politologo della Luiss Lorenzo Castellani, un “vademecum populista-conservatore diretto ai governi europei con l’atteggiamento del proconsole romano che striglia le province imbelli”.

Ciclone Vance a Monaco

A valle della proposta di Donald Trump di aprire colloqui diretti con Vladimir Putin sulla fine della guerra in Ucraina Vance ha affondato sull’Europa sul tema della difesa collettiva del Vecchio Continente, sottolineando che “gli amici europei devono svolgere un ruolo più importante nel futuro di questo continente” e ha poi lanciato un ammonimento circa il rischio che in Unione Europea si stia “distruggendo la democrazia” tramite varie forme di censura e timore del voto democratico da parte delle élite.

Secondo Vance l’Europa ha dimenticato sé stessa perché il suo più grande pericolo “non è la Russia e non è la Cina, ma è dentro di sé”: “Contrariamente a quanto si potrebbe sentire, da un paio di montagne a Davos, i cittadini di tutte le nostre nazioni generalmente non si considerano ingranaggi intercambiabili di un’economia globale, e non sorprende che non vogliano essere trascurati o implacabilmente ignorati dai loro leader”.

Una risposta a Macron?

Un manifesto della nuova strada dell’America, che ormai parla chiaramente, a viso aperto. Sommando alla cinica superbia dell’impero che si rivolge ai suoi clientes l’insofferenza dei vertici del Trump 2.0 per una leadership comunitaria ritenuta imbelle e pusillanime e la volontà di ridefinire usando il peso dei rapporti di potenza (“pace attraverso la forza“) i rapporti internazionali. Vance arriva in Europa e spara ad alzo zero, non contraddetto di nessuno. Rimbottato da un Papa, Francesco, torna su una via più tradizionale nella sua visione cattolica del mondo e ne cita un altro, Giovanni Paolo II, invitando l’Europa a “non avere paura”: “Non dovremmo avere paura dei nostri cittadini, anche quando esprimono opinioni in disaccordo con la loro leadership”, ha detto Vance a un uditorio allibito.

La realtà è che l’amministrazione Trump è entrata in modalità rullo compressore e sulle politiche europee e sull’Ucraina compie un ragionamento senz’altro cinico ma non irrazionale: l’America ha vinto la sua guerra in Ucraina nell’era di Joe Biden (su queste colonne lo pronosticavamo un giorno dopo l’invasione russa), ha ottenuto la rottura dei rapporti Europa-Russia, vende gas naturale liquefatto all’Ue a prezzo maggiorato, ha convinto i partner Nato a aumentare le spese per la Difesa, la Commissione di Bruxelles ha approvato l’idea di usare i programmi comuni per il riarmo per acquistare materiale bellico americano. Ora è tempo di vincere la pace. Scaricando sull’Europa il costo dell’assenza di una strategia. Può non piacere, ma è così.

Fa riflettere che l’era Trump abbia accelerato la presa di consapevolezza del ridotto, o pressoché nullo, ruolo europeo negli scenari internazionali. Il discorso di Vance è denso di lucida concretezza, anche se porta una visione totalmente statunitense degli affari comunitari. Bisogna leggerlo in parallelo alle parole dell’intervista di giovedì di Emmanuel Macron al Financial Times per capire quanto il problema di fondo dell’Unione sia la totale mancanza di concretezza.

Fa sorridere che Macron scopra solo con Trump la pulsione unilaterale di Washington: parlando al Ft il presidente francese ha ricordato che “l’unilateralismo degli Stati Uniti non è iniziato con il ritorno al potere di Trump” e ha proseguito osservando di “non aver ricevuto una chiamata in anticipo dall’amministrazione Biden in merito all’accordo sul sottomarino nucleare Aukus con Australia e Regno Unito o al suo ritiro dall’Afghanistan“. Per Macron “quello che Trump sta dicendo all’Europa è che tocca a voi portare il fardello. E io dico, tocca a noi assumercelo”. “Questo è il momento per l’Europa di accelerare e agire”, ha fatto notare il presidente.

Macron, fiumi di retorica senza azioni

Parole lucidissime e chiare, se non fosse che il presidente transalpino in passato si è distinto per sovrapporre fiumi di retorica e solipsismo a una carenza di pragmatismo e strategia, finendo in fin dei conti per far sovrapporre nei fatti l’idea di un’Europa “sovrana” con quella di un’Europa francese.

A novembre 2019 il presidente criticò la “morte cerebrale” della Nato e l’assenza di un ruolo europeo al suo interno. Nel novembre 2020 Macron parlò a Le Grand Continent in un’intervista-fiume in cui arrivò, ricordavamo allora, “a rispolverare il sogno di un’Europa estesa da Lisbona a Vladivostok (e con capitale Parigi), a sollevare la questione dell’emancipazione dell’Ue dagli Stati Uniti e a riaprire il dibattito sulla revisione dell’architettura di sicurezza comunitaria“. Concetto ribadito nel febbraio 2021 al forum online del Consiglio Atlantico, A fine 2022, la Francia ha revisionato il concetto strategico rafforzando il concetto di “autonomia strategica europea” come perno della politica di potenza e, da ultimo, il 25 aprile scorso Macron ha ribadito che a suo avviso “l’Europa può morire” di fronte alle sfide globali.

Ora, nel dialogo con il quotidiano con la City di Londra è arrivata l’ennesima promessa di rilancio delle prospettive europee. Certo, Parigi ha indubbiamente rafforzato le sue capacità di spesa militare e aumentato gli investimenti e ha in parte compiuto i suoi doveri, ma a livello di concezione generale strategica dell’Ue la sensazione è che l’Europa del torpore raccontata da Vance esista più concretamente di quella della riscossa sognata dal presidente francese, sulla cui visione la condivisione di vertici europei scelti nel recente passato per il loro atlantismo di ferro e ora snobbati dal Trump 2.0 è tutta da dimostrare. Anzi, il rischio è che col pilota automatico oggi impostato l’Europa finisca per diventare semplicemente ininfluente. Sconfitta in guerra ieri, sconfitta dall’arrivo della pace domani. E allora non basteranno fiumi di retorica a mostrare che il re è nudo.

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