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Se i Paesi europei intendono risolvere il problema dei migranti senza essere costretti ad arroccarsi su linee difficili da difendere e abdicare alla necessaria cooperazione comunitaria, la cui mancanza danneggia in primo luogo l’Italia, devono cambiare il loro approccio, passando da una visione di tipo emergenziale a una di natura strutturale. E se l’Italia, come ha segnalato Massimo Franco, dovrà spingere l’Europa a presidiare maggiormente il “fronte Sud” mediterraneo, l’Unione Europea nel suo complesso dovrà iniziare da uno sviluppo del suo approccio verso l’Africa.

L’Europa può in un certo senso contribuire a risolvere alla radice il problema dell’immigrazione clandestina e l’odioso traffico di migranti cooperando con l’Africa per il sottosviluppo ed ovviare alle problematiche che inevitabilmente sarebbero poste dalla continua crescita della popolazione e delle aspirazioni degli abitanti del continente. “L’Europa che investe in Africa non fa carità, aiuta se stessa“, ha dichiarato di recente l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, e per meglio coordinare le sue politiche oltre i suoi confini esterni nel Mediterraneo è necessario che l’Unione si coordina con la superpotenza più attiva nell’incentivazione delle economie africane: la Cina.

La proposta di Prodi: un accordo Ue-Cina sui migranti

La cooperazione con la Cina sarebbe fondamentale in relazione alla gestione strutturale dei flussi di migranti provenienti dal continente africano secondo uno dei principali protagonisti della politica europea degli ultimi decenni, Romano Prodi. In un’intervista a La Stampa Prodi, tra i politici europei più ascoltati oltre i confini dell’Occidente, ha ricordato come sia la Cina, oramai, la principale potenza internazionale forte di interessi in Africa, dettati principalmente dalla necessità di procacciarsi scorte alimentari e materie prime e approfondire la proiezione strategica e commerciale legata alla “Nuova Via della Seta”.

La premessa è che la Cina, che con l’Africa intrattiene un interscambio da 180 miliardi di dollari e nel continente ha uno stock di investimenti pari, come ricordato dall’Agia 330 miliardi di dollari. Per è un soggetto molto importante nel quadrante africano e per Prodi “basta un minimo di intelligenza politica per capire che uno sviluppo ordinato dell’Africa garantirebbe flussi migratori ordinati“. Si tratta innanzitutto di superare le resistenze francesi e “di tutti coloro che conservano interessi specifici sui singoli Stati”, rilanciando la cooperazione euro-africana in una cornice che coinvolga anche Pechino, potenza indispensabile in un’area geopolitica dove gli altri grandi attori internazionali, come Usa e Russia, sono scarsamente presenti.

Il professore del governo Conte favorevole all’intesa tra Europa e Cina

La visione di Prodi è condivisa dal professor Michele Geraci, accademico esperto del sistema cinese nominato sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico del Governo Conte come indipendente vicino alla Lega. 

Come ha scritto Geraci di recente sul suo sito, “la Cina è l’unico paese al mondo in grado di mobilizzare contemporaneamente capitali e risorse umane, materie prime e anche know-how. Cioè, la Cina ha conoscenze superiori a qualsiasi altro paese al mondo su come gestire 1 miliardo di persone, su come gestire la migrazione di 1 miliardo di persone, su come gestire l’urbanizzazione di 1 miliardo di persone. Se siamo fortunati, la Cina potrebbe riuscire a riprodurre il proprio modello di successo anche in Africa. L’Italia è uno dei paesi che può giocare un ruolo attivo in questa presenza cinese in Africa”. 

Aggredire le cause prime del sottosviluppo per far sì che i potenziali migranti africani non siano costretti a lasciare i loro Paesi è una sfida fondamentale, ma necessaria. L’Africa ha una forza demografica impressionante: saranno necessari investimenti mirati in infrastrutture, energia, formazione scolastica e industria per incanalarla nella creazione di efficaci mercati emergenti, e la cooperazione sino-europea potrebbe fornire un quadro d’insieme di primaria importanza.

Tutelare il diritto a non emigrare degli abitanti dell’Africa

L’Italia può e deve incentivare il coinvolgimento della Cina in un grande partenariato per l’Africa al fine di alleggerire sul lungo termine la pressione migratoria che è costretta ad affrontare in prima linea e, soprattutto, cambiare il paradigma di un certo approccio filantropico da parte dell’Occidente all’Africa che poco ha contribuito, negli ultimi decenni, a combattere la piaga della povertà estrema, da cui dal 1979 ad oggi la Cina è stata in grado di fare uscire oltre 800 milioni di persone.

L’Italia ha la possibilità di partire da posizioni avanzate in quanto la sua politica e la sua società civile hanno sempre contribuito, nel secondo dopoguerra, a un approccio positivo verso il continente africano. Ben più efficienti delle operazioni finanziate dai vari Bill Gates di turno si sono dimostrate storie di successo come quelle dei medici del Cuamm o degli operatori della Comunità di Sant’Egidio, mediatori dei conflitti nell’Africa australe. La grande Farnesina della Prima Repubblica, specie nei periodi in cui era guidata da Giulio Andreotti, e l‘Eni mondiale di Enrico Mattei hanno costruito in Africa un’immagine positiva dell’Italia. 

Ora tale immagine deve produrre politiche capaci di tutelare tanto il futuro sviluppo africano quanto i vitali interessi nazionali dell’Italia: e per far ciò, nulla appare più importante di garantire il rispetto del fondamentale “diritto a non emigrareteorizzato, nel 2013 da Benedetto XVI. Questo perché le migrazioni di massa sono, in primo luogo, una sconfitta per l’Africa. E la collaborazione tra Europa e Cina può offrire uno spunto fondamentale per tutelare questo diritto di primaria importanza.