Da qualche parte c’è un equivoco, visto che negli ultimi tempi quando parlano di Ucraina tutti sono molto soddisfatti. Donald Trump era soddisfatto dell’incontro tra il suo inviato speciale, Steve Witkoff, e Vladimir Putin, che era soddisfatto pure lui. Trump dice di essere soddisfatto del proprio rapporto con Zelensky (anche se non ne condivide le azioni, chissà mai che vorrà dire…), che per parte sua gli è molto grato. E i leader europei e lo stesso Zelensky hanno detto di essere usciti molto soddisfatti dalla telefonata odierna con Trump. Come ha commentato Mark Rutte, segretario generale della Nato: “Ottima telefonata con Trump, Zelensky e i leader europei in vista dell’incontro del presidente Usa con Putin in Alaska. Siamo uniti nell’impegno per porre fine a questa terribile guerra contro l’Ucraina e per raggiungere una pace giusta e duratura. Apprezzo la leadership di Donald Trump e lo stretto coordinamento con gli alleati”.
E mentre si soddisfano a vicenda, soprattutto al telefono, tutti continuano a dire e a chiedere cose tanto diverse che, inevitabilmente, la guerra continua e la pace resta lontana. Ieri non c’è stato uno dei leader europei che non abbia fatto affermazioni condivisibili. Il britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno ribadito che ” i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. È un principio base della convivenza internazionale, chi potrebbe dargli torto, a parte Benjamin Netanyahu? Però resta il fatto che i confini tra Russia e Ucraina sono già stati cambiati con la forza e francamente non si vede chi ancora pensi che la Crimea, per fare un esempio, potrà tornare a essere ucraina.
Ad avere più ragione di tutti, naturalmente, è Zelensky, che respinge l’idea che l’integrità territoriale dell’Ucraina possa essere contrattata tra altri, e per di più in assenza delle autorità ucraine. Pensiamoci un attimo: loro, gli ucraini, muoiono e gli americani e i russi decidono. È una sensazione terribile. Però in tutta questa crisi, anche adesso, anche nel momento in cui in un modo o nell’altro si parla di come far finire la guerra, colpisce l’assoluta mancanza di senso della realtà. Gli europei provano a dettare la linea a Trump (“Con lui abbiano uno stretto coordinamento”, dice Ursula Von der Leyen), che in ogni caso nell’organizzare il vertice con Putin non se li è filati di pezza. In più, giurano eterna fedeltà alla causa ucraina (e le buone ragioni le abbiamo sottolineate) proprio nel momento in cui riescono a raccogliere appena quattro spiccioli per il programma che dovrebbe acquistare armi americane per aiutare le truppe di Kiev.
Nessuno, poi, sembra voler tener conto di quanto accade sul terreno. Nel Donbass i russi avanzano sempre più e, secondo l’Afp, era da un anno e mezzo che non conquistavano così tanto terreno in così poco tempo. Nel mese di luglio hanno lanciato contro l’Ucraina 6.200 droni kamikaze, numero senza precedenti (in giugno, vecchio record, erano stati 5.600) per tutto il corso della guerra, a testimonianza dello stato di salute dell’industria bellica russa, quella che nel settembre 2022 la Von der Leyen definiva “a pezzi”. Le forze armate russe non hanno problemi con gli arruolamenti mentre quelle ucraine sì, e quanti. Però quando Zelensky dice (poche ore fa) che l’avanzata russa è un bluff, tutti in Europa gli danno retta, ma non il sindaco di Kiev, Vitalyj Klitchko, che alla Tv tedesca ha dichiarato: “Perdiamo territori tutti i giorni e la gente è stanca di questa guerra”. Secondo voi, in queste condizioni, quante probabilità di essere accolta ha la richiesta ucraina (e si capisce) ed europea che prima di qualunque trattativa la Russia si acconci a un cessate il fuoco?
Nella realtà, nella schifosa realtà da cui tutti distolgono gli occhi, l’esito di questa guerra sta per essere deciso dai suoi reali promotori: gli Stati Uniti e la Russia. I quali, se le cose andranno come molti provano ad anticipare, avranno regolato con una caterva di morti e di distruzioni quella esigenza di un “equilibrio di sicurezza” in Europa che avrebbero potuto regolare per via pacifica già quindici anni fa. L’Ucraina è la vittima, come lo sono per altri versi e in altra regione, la Siria e il Libano. E l’Europa, che oggi raccoglie qualche briciola dal tavolo di Trump ma è tanto contenta del rapporto che ha con lui, è la fidanzata cornuta e mazziata del ragazzone americano.
