Questo venerdì, Richard Grenell, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è atterrato a Caracas con un’agenda diplomatica che ha catturato l’attenzione dei latinos e confuso i falchi atlantisti. La missione di Grenell aveva due obiettivi principali: assicurare la liberazione di sei cittadini statunitensi detenuti in Venezuela, accusati di cospirazione contro lo stato, considerati ostaggi politici da Washington, e far accettare a Caracas il rimpatrio di migranti e criminali venezuelani, in particolare quelli legati al gruppo Tren de Aragua. Si trattava di riaffermare la durezza di Washington circa il controllo dei confini ma anche l’impegno di Trump verso gli statunitensi “abbandonati” dall’amministrazione precedente.
Grenell è riuscito a ottenere la liberazione dei sei cospiratori, mentre le trattative sulla deportazione dei venezuelani sono ancora in corso, anche se ci sono indicazioni che il Venezuela potrebbe essere disposto a riaccogliere i suoi cittadini deportati. Ma c’è anche altro: nonostante l’amministrazione Trump abbia negato ufficialmente che si siano svolte negoziazioni sul petrolio, fonti interne suggeriscono che Grenell potrebbe aver offerto incentivi legati alle licenze petrolifere per il colosso Chevron.
La visita di Grenell a Caracas rappresenta dunque un avvicinamento diretto al regime socialista di Nicolás Maduro, considerato a lungo nemico mortale da Washington, e un approccio più pragmatico rispetto all’Occidente che tifa invece per un regime change a Caracas. Uno smacco, tra l’altro, anche per l’Unione Europea, che da destra a sinistra ha scelto di non riconoscere le elezioni venezuelane, sin dal 2019, e ancora nel 2021 confermava, per voce dell’Alto rappresentate Josep Borrell, il sostegno all’oppositore di cartone Juan Guaidó, considerato dai più oggi come un goffo golpista. A un certo punto anche l’Ue smise di riferirsi a lui come “presidente”, e nell’aprile del 2023 Guaidó fu costretto a lasciare il paese: oggi vive a Miami con la sua famiglia.
Di fronte alle immagini di Grenell che stringe la mano di Maduro, le reazioni in Venezuela sono state contrastanti. Alcuni settori dell’opposizione hanno criticato questo avvicinamento a Maduro, temendo che possa rafforzare il regime. Altri, invece, lo vedono come un’opportunità per alleviare le sanzioni economiche e migliorare le condizioni del paese. Il candidato di centro-destra, Edmundo González Urrutia, aveva annunciato di aver vinto le elezioni nel luglio 2024, e per settimane migliaia di persone erano scese a manifestare per denunciare i brogli elettorali. Ci sono stati scontri intensi, in cui tra le altre cose i manifestanti hanno abbattuto una statua di Hugo Chávez, con almeno un paio di morti. La coalizione di Maduro, profondamente impopolare, era data perdente dai sondaggi.
A livello internazionale, la comunità ha osservato con interesse e cautela questo avvicinamento, considerando le implicazioni per la politica delle sanzioni e la stabilità regionale. La Casa Bianca, attraverso Mauricio Claver-Carone, responsabile per l’America Latina del Dipartimento di Stato, ha sottolineato che la missione non implicava negoziazioni commerciali, ma non va escluso un certo pudore per non scontentare la base anticomunista del MAGA.
Oggi Trump sembra interessato, prima che a un tentativo di destabilizzazione del venezuela, a un certo pragmatismo: affrontare direttamente la crisi migratoria e le preoccupazioni di sicurezza nazionale più che a far fuori Maduro, e la collaborazione con il Venezuela su questi temi potrebbe contribuire a ridurre le tensioni nella regione. Per di più, con l’imposizione di dazi su Canada e Messico, la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio venezuelano potrebbe aumentare, influenzando la politica energetica statunitense. La possibilità di accordi energetici con il Venezuela potrebbe quindi avere un impatto significativo.
La negoziazione si è svolta nel Palazzo di Miraflores, dove Grenell ha incontrato direttamente Nicolás Maduro. Questo incontro è stato descritto come un “momento storico” dalla stampa statale venezuelana. Maduro ha proposto una “agenda zero”, un termine che indica un riavvio delle relazioni bilaterali, focalizzandosi su consensi piuttosto che su imposizioni precedenti. La presenza di funzionari di alto livello, come il presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, ha dimostrato l’importanza che il governo venezuelano attribuisce a queste trattative. L’Unione Europea, ancora una volta, si trova tagliata fuori dall’intraprendenza della potenza egemone occidentale e svilita persino quando tenta di essere, in politica estera, più neocon dei falchi di Washington. La lezione di Guaidò sembra non aver insegnato niente.

