Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

L’Eurogruppo di venerdì non produrrà la fumata bianca sulla riforma del Patto di stabilità. Questa è la percezione che gli addetti ai lavori e gli sherpa che stanno preparando la riunione tra i ministri economici e finanziari dell’Eurozona a Brdo, in Slovenia, hanno lasciato trasparire. Non si definirà dunque un quadro politico chiaro per permettere entro il 2021 una decisione definitiva sulle regole riguardanti debito, deficit e rientro dalle situazioni di disavanzo finanziario.

“Date la complessità della riforma del quadro di vigilanza sui bilanci e la sua importanza occorrerà tempo per discuterne”, ha dichiarato una fonte qualificata all’agenzia Radiocor, lasciando intendere che la questione chiave, come scrivevamo su Inside Over nei giorni scorsi, è l’incertezza sull’orientamento che assumerà il governo tedesco destinato a sorgere dopo il voto del 26 settembre.  La formazione del governo tedesco dopo le elezioni di fine settembre avrà bisogno di circa tre mesi di tempo per la definizione della coalizione e del suo programma, e il successore di Angela Merkel enterà ufficialmente in carica quando oramai il 2021 sarà agli sgoccioli o già concluso. Senza una chiarezza sul nome del governante che guiderà la Germania nessun compromesso in Europa è possibile in una trattativa che vede schieramenti chiari.

Da un lato, i falchi del rigore: Olanda e Austria in testa, gli alleati della Nuova lega anseatica in ordine sparso, con il governatore della Bundesbank Jens Weidmann a premere in loro sostegno. Questo fronte vuole un immediato rientro al vecchio assetto di regole fondato sul duo 3% (deficit/Pil massimo consentito in un anno)/60% (debito/Pil massimo tollerato) dopo la fine della finestra di sospensione del 2022.

Dall’altro, il fronte riformista capitanato da Mario Draghi Emmanuel Macron che mira a rottamare definitivamente l’austerità. Col sostegno del duo iberico formato da Spagna e Portogallo e dai governanti socialisti Pedro Sanchez e Antonio Costa e il benestare del premier conservatore greco Kyriakos Mitsotakis Draghi e Macron mirano a creare un fronte trasversale capace finalmente di unire politicamente l’Europa del Sud e coinvolgere il resto del Vecchio Continente sulla necessità di annacquare le regole più dure. Nelle istituzioni comunitarie il loro principale sponsor è il capo economista della Bce, l’irlandese “draghiano” Philip Lanevero regista del piano anti-pandemico dell’Eurotower.

La fonte europea di Radiocor ricorda che i lavori sulla riforma continueranno anche in attesa del nuovo governo tedesco, senza il quale però nessuna decisione definitiva è possibile. La stessa fonte europea ha indicato di non poter dire se entro la fine del 2022 i governi europei sapranno trovare la quadratura del cerchio: ‘Non ho la palla di cristallo, molte cose sono possibili, non lo so” ha indicato. Le regole del patto di stabilità resteranno sospese anche nel 2022 per lasciare agli Stati “lo spazio fiscale necessario per consolidare la crescita anche sulla scorta della prima fase di attuazione dei programmi di investimento e delle riforme economiche pro crescita nel quadro dell’operazione anti-crisi Next Generation Eu”, ed è a partire dal 2023 che si capirà che andazzo avrà l’Unione Europea.

Berlino è sempre più centrale. A poche settimane dal voto i sondaggi segnalano una grande incertezza e vedono sorprendentemente in testa i socialdemocratici di Olaf Scholz. La Spd e ampi settori della Cdu merkeliana hanno operato una svolta pragmatica su debito e deficit, ma la competizione resta aperta e si sta consolidando la prospettiva che in futuro nel nuovo esecutivo rientrino dopo otto anni i liberali di Fdp, fautori di una linea intransigente simile a quella di Weidmann. Fdp è in ascesa nei sondaggi, e potrebbe essere il kingmaker di una coalizione con i Verdi e uno dei due maggiori partiti, condizionando notevolmente le prospettive strategiche future di Berlino. Una Germania con Fdp al governo e un esecutivo con il fiato sul collo di una destra di Afd sempre più liberista e austeritaria si troverebbe tra due fuochi e spinta al duro contrasto a ogni possibilità di riforma del Patto, fugando la possibilità di cacciare dall’Europa lo spettro dell’austerità. Una Germania più pragmatica avrebbe la possibilità di consolidare la sua leadership facendo da mediatrice per una nuova era e nuove regole meno rigide. Su questo dualismo passa il futuro del Patto di stabilità e di un’Europa intera che dimostra di esser sempre più germanocentrica.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY