Le elezioni locali che avranno luogo, oggi, nel Kashmir indiano sembrano destinate al fallimento. Centinaia di esponenti politici della regione sono in carcere e la situazione nell’unico Stato a maggioranza musulmana dell’India continua ad essere lontana dalla normalità. La decisione presa da Nuova Delhi, il 5 agosto, di abrogare lo Statuto di autonomia della provincia ha provocato una significativa riduzione delle libertà politiche e civili ed un forte aumento delle tensioni. I principali partiti politici locali, come la Conferenza Nazionale, boicotteranno il voto per protesta e il 60 per cento dei consigli dei villaggi,  da rinnovare negli scrutini, è destinato a rimanere vacante.

Forti tensioni

Diversi politici locali hanno criticato la decisione di Nuova Delhi di organizzare le consultazioni nelle condizioni attuali: Harsh Dev Singh, del Jammu and Kashmir National Panthers Party,  ha affermato che queste elezioni sono una formalità e che rappresentano un tentativo indiano di mostrare una normalizzazione della politica nella regione.

Devender Rana, della Conferenza Nazionale, ha invece detto che è inappropriato parlare di politica a causa della repressione. Il Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito al governo a Nuova Delhi, non ritiene, invece, che la detenzione dei politici impatterà sulla regolarità delle consultazioni. Il movimento è destinato a conquistare, grazie ad una serie di accordi, la stragrande maggioranza dei seggi dei consigli dei villaggi e ad avere, in questo modo, un controllo diretto più diretto sulle dinamiche regionali. Bisognerà però vedere come evolveranno, nel prossimo futuro, le condizioni sul campo e se il Kashmir sarà vittima di un conflitto tra i militanti separatisti locali e le forze di sicurezza di Nuova Delhi che, al momento, esercitano il predominio sul territorio.

Le prospettive

Le restrizioni imposte dal governo indiano nel Kashmir sono destinate, in futuro, a cadere anche per favorire una maggiore integrazione dello Stato nella nazione indiana. Il blocco alle comunicazioni via cellulare è stato rimosso, internet è però ancora soggetto al controllo delle autorità e le proteste pacifiche non sono tollerate. Migliaia di persone, tra cui politici ed attivisti locali, sono state arrestate e rimangono in detenzione, i negozi sono aperti solo per alcune ore al giorno e le scuole poco frequentate. Sembra molto probabile, però, un ritorno del fenomeno del terrorismo separatista locale, fomentato dalla rabbia popolare contro l’occupazione di Nuova Delhi.

Non è chiaro se l’azzardo tentato dall’esecutivo Narendra Modi, che gode di vasta popolarità nel Paese, sia destinato, nel lungo termine, a pagare o invece si possa rivelare un boomerang. Un’integrazione piena del Kashmir, infatti, è destinata a scontrarsi con le forti resistenze di una parte della società civile della regione ed è probabile che violenze e conflitti siano destinati ad insanguinare la vita nella regione. Lo svolgimento delle elezioni locali, inoltre, non dovrebbe fornire legittimazione popolare ai nuovi organismi eletti che rischiano di essere considerati, da alcuni, come uno strumento di oppressione di Nuova Delhi. Sullo sfondo c’è poi la questione Pakistan, che contesta le azioni indiane nel Kashmir e con cui la tensione è sempre più forte: il rischio è che, prima o poi, possa scoppiare un conflitto devastante tra i due Stati.

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