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In Sudafrica procede un po’ a rilento lo spoglio delle schede, i dati arrivano con un deciso ritardo e forse anche questo è un po’ il segno della situazione che il paese sta vivendo in questi anni difficili sotto un profilo tanto economico quanto sociale. Ma è comunque possibile, a più di 24 ore dalla chiusura delle urne, tracciare due significativi elementi di queste consultazioni: da un lato lanuova vittoria dell’Anc, che dovrebbe tenere senza grossi patemi la maggioranza assoluta dei voti, dall’altro però appare consolidato anche il fatto che il partito fondato da Mandela per la prima volta dopo 25 anni va sotto il 60% dei consensi.

I risultati delle elezioni parlamentari

Ad essere rinnovate con il voto di mercoledì sono le due camere del parlamento con sede a Città del Capo (mentre il governo è stanziato a Pretoria). Si tratta, in particolare, di nuovi 400 deputati da eleggere per la Camera Bassa, la più importante all’interno del bicameralismo sudafricano, e 90 invece per la Camera Alta, la quale invece viene composta dai rappresentanti delle nove province in cui è diviso il territorio nazionale ed i cui parlamenti locali sono rinnovati nello stesso giorno delle elezioni generali. Dunque gli occhi sono soprattutto puntati sui risultati che riguardano la Camera Bassa, l’assemblea che determina l’andamento politico del paese per i prossimi cinque anni. La legge elettorale si basa grossomodo su un proporzionale semplice, in cui però 200 deputati sono eletti dalle liste nazionali e 200 invece da circoscrizioni locali.

A distanza di quasi due giorni dal voto, lo spoglio ufficialmente raggiunge il 75% delle schede complessive totali. I risultati quindi non sono definitivi, ma allo stesso tempo sembrano incanalarsi verso un responso definitivo già rintracciabile. L’Anc, l’African National Congress fondato da Nelson Mandela, è in testa con il 57% dei consensi. Si tratta di un dato che consegna al partito ancora una volta la maggioranza assoluta in parlamento, ma al tempo stesso come detto in precedenza è la prima volta che la formazione politica scende sotto il 60%. Nel 2014 l’Anc ottiene il 62% dei voti, che consentono di occupare i due terzi della Camera Bassa in mano ed avere quindi la possibilità di attuare riforme costituzionali. Adesso il partito dovrebbe avere sì la maggioranza assoluta, governando dunque da solo, ma non quella dei due terzi. Ed in un Sudafrica che da 25 anni vede un solo vero partito al potere ininterrottamente, questo è già un elemento di significativa novità.

Al secondo posto, come prevedibile, si piazza l’Alleanza Democratica e dunque il partito tradizionalmente più vicino alla popolazione di origine europea ed ai boeri in particolare, ma che si rivolge anche ai neri delusi dall’Anc. La formazione ottiene, in base agli attuali dati, il 22% dei voti confermando lo stesso dato del 2014. Dunque non si assiste ad un vero avanzamento da parte di Alleanza Democratica, i delusi dell’Anc sembrano invece aver scelto l’Eff, l’Economic Freedom Fighters guidato da Julius Malema. Quest’ultimo partito, che preme per un ritorno ai valori fondanti dell’Anc e per un’economia di ispirazione socialista, passa dal 6% del 2014 al 10% attuale. Percentuali tra l’1 ed il 2% per le altre formazioni politiche.

Per quanto riguarda le elezioni provinciali, che incidono sulla composizione della Camera Alta, otto delle nove province dovrebbero andare facilmente all’Anc, che ottiene percentuali oltre il 60% nelle sue roccaforti principali rappresentante dalle regioni più rurali ma che arriva a maggioranze risicate in altre dove hanno invece sede grandi città. Nel Gauteng ad esempio, abitato in maggioranza da persone di colore e dove si trovano Johannesburg e Pretoria, l’Anc ottiene il 52%. L’unica provincia fuori dall’orbita Anc è quella del Western Cape, dove si trova Città del Capo e dove la maggioranza della popolazione parla l’Afrikaans, la lingua della popolazione di origine europea. Già roccaforte di Allenza Democratica, tale partito riesce ad ottenere il 55% dei consensi e ad avere la maggioranza nel parlamento locale.

Cyril Ramaphosa sarà riconfermato presidente?

Secondo la Costituzione del Sudafrica ad eleggere il presidente della Repubblica, che ha il potere esecutivo ed è dunque anche leader del governo, è la Camera Bassa. Ma, a differenza di altri sistemi parlamentari, in cui la scelta arriva al termine di consultazioni, in questo caso la presidenza va al leader del partito di maggioranza. Ecco perchè da 25 anni a questa parte i presidenti sudafricani sono espressione solamente dell’Anc. Attuale numero uno del partito è l’attuale presidente, ossia Cyril Ramaphosa. Subentrato durante la scorsa legislatura a Jacob Zuma, travolto dagli scandali di corruzione che a loro volta appaiono, assieme alla crisi economica e sociale, responsabili dell’erosione del consenso all’Anc, Ramaphosa a conti fatti ha la maggioranza assoluta dei voti e dunque dovrebbe essere lui ad ottenere il nuovo mandato. 

Ma non aver raggiunto la “soglia” psicologica del 60%, potrebbe aprire alcune rese dei conti interne all’Anc. In particolare, l’ex moglie di Jacob Zuma, Dlamini Zuma, avrebbe promesso battaglia se il partito avesse dimostrato una certa perdita di consenso. Lei guida una corrente dell’Anc giudicata più “aggressiva” sotto il profilo politico, contrapposta a quella moderata dell’attuale leader. Di certo, per la politica sudafricana potrebbe aprirsi una nuova fase dove l’African National Congress potrebbe non più essere il partito guida, bensì più semplicemente quello della maggioranza assoluta. Una differenza di non poco conto in un paese molto complicato quale quello africano. A prescindere da ogni evoluzione, per l’Anc e per il Sudafrica si aprono cinque anni molto difficili: l’economia è a rotoli, nelle grandi città la criminalità raggiunge livelli molto elevati, la fascia più giovane della popolazione nera è in buona parte delusa e considera l’apartheid in realtà mai terminato. Una situazione che, se nei prossimi anni non registra miglioramenti, rischia di far colare a picco il Sudafrica assieme al partito di Mandela.