Giovani studenti costretti ad inginocchiarsi a terra tenendo le mani in testa mentre poliziotti, con fare minaccioso, li sorvegliano e passano accanto a loro mostrando il manganello.

Immagini forti, queste, che non provengono da qualche lontano Paese governato da uno spietato dittatore avulso da qualsiasi concetto di democrazia. Immagini che non provengono neanche dalla Russia dello zar Putin, “nemico” dell’Occidente, o dall’Ungheria del cattivo Orban, “spietato” premier magiaro famoso per le politiche ostili contro immigrati e rom. E, per fortuna, non provengono neanche dall’Italia del “fascista e razzista” ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Può sembrare strano, eppure le immagini sono state scattate al termine di manifestazioni studentesche nella Francia del buon europeista, e saggio antipopulista, Emmanuel Macron.

Filmati a dir poco agghiaccianti che stanno scuotendo ed indignando la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica transalpina e che potrebbero segnare, in modo negativo, la vita politica di un presidente forse mai davvero amato dai francesi.

Macron, con il suo nuovo partito En Marche!, era arrivato all’Eliseo vincendo il ballottaggio contro Marine Le Pen, candidata del Front National. Un successo relativamente facile in quanto dalla sua parte si erano schierati quasi tutti i partiti politici, sindacati, media, opinionisti e la società civile che conta. Il tutto, forse, non per pura convinzione ma solo per il desiderio di non vedere un’esponente dell’estrema destra diventare presidente della Repubblica.

Nonostante ciò, anche se lodato come trionfo straordinario, il suo risultato non è stato poi così particolarmente brillante. Macron, infatti, ha vinto il ballottaggio con il 66% circa dei voti in una elezione dove ben oltre il 25% degli aventi diritto, il dato più alto dal 1969, non si è presentato al seggio. Senza contare l’oltre 10% di schede bianche e nulle. Ma ciò a molti non interessava.

Dopo la clamorosa uscita del Regno unito dall’Unione europea e l’inaspettata vittoria di Donald Trump negli Usa, l’importante era fermare il virus populista ed euroscettico che poteva contagiare il Vecchio continente.

“Il mondo intero ha guardato le presidenziali e si è chiesto se i francesi avrebbero deciso di ripiegarsi sul passato, se avrebbero lasciato la scena della storia e avrebbero ceduto allo spirito di divisione, invece il popolo francese ha abbracciato il futuro” affermò Macron nel suo primo discorso da presidente.

“Il mondo e l’Europa hanno oggi più che mai bisogno della Francia, di una Francia forte, sicura del suo destino, di una Francia che porti alta la voce della libertà e della solidarietà, che sappia inventare il futuro. Il mondo ha bisogno di quello che i francesi hanno sempre insegnato, cioè l’audacia della libertà, l’esigenza dell’uguaglianza e la volontà della fraternità”.

Un esponente politico, Macron, da sempre filoeuropeista e profondamente ostile ad ogni forma di sovranismo. Almeno fino a quando fa comodo incensarsi con i valori dell’Ue per, poi, chiudere un occhio ogni tanto come, ad esempio, è capito in merito alla questione dei migranti scaricati dai gendarmi francesi nei nostri confini come se fossero oggetti.

“L’Unione europea sarà riformata e rilanciata perché ci protegge e ci permette di portare nel mondo i nostri valori. Abbiamo bisogno di un’Europa più efficiente, più democratica, più politica perché è lo strumento del nostro potere e della nostra sovranità” continuò nel suo primo discorso Macron.

Parole che sono piaciute fin da subito a tutti coloro che vedono in Bruxelles il prezioso faro che abbatte le tenebre dei nazionalismi. Fin da subito, la sinistra italiana e non si è stracciata la vesti per la gioia dell’elezione del buon Emmanuel, acclamandolo come nuovo “modello” che rappresentava la speranza per le future generazioni e per l’Europa intera.

Gli esponenti del Pd, ad esempio, esultarono come se fossero stati loro a vincere le elezioni. “Evviva Macron, una speranza si aggira per l’Europa” scrisse l’allora premier Paolo Gentiloni su Twitter. “Ha vinto l’Europa!! Bellissimo essere qui in mezzo all’entusiamo dei sostenitori di Emmanuel Macron al Louvre” rincarò la dose sullo stesso social, pochi minuti dopo i primi risultati, Enrico Letta postando un selfie in una strada dove si era raccolta una folla festante. “La vittoria di Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa” affermò anche Matteo Renzi. Anche i leader europei non tardarono ad esprimere la loro soddisfazione sui risultati del voto che aveva scongiurato l’avanzata populista. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, scrisse a Macron dicendosi felice che i francesi avessero scelto un futuro europeo e dichiarandosi pronto a lavorare con Macron per un’Europa più forte e più giusta. “I francesi hanno scelto la Libertà, Uguaglianza e Fratellanza e detto no alla tirannia delle ‘fake news'” fu il commento del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, la vittoria di Macron aveva rappresentato “una vittoria per un’Europa forte e unita e per l’amicizia franco-tedesca”.

È trascorso circa un anno e mezzo dal quel successo alle elezioni ma sembra passato un secolo. In Europa, e soprattutto in Francia, molte cose sono cambiate. Macron è ai minimi di popolarità: in un sondaggio diffuso ieri, infatti, è emerso che il presidente piace solo al 21% dei francesi.

La sua politica, negli ultimi giorni, è osteggiata fortemente dai gilet gialli che si possono definire, sotto certi aspetti, come l’anima profonda del Paese e quella maggiormente coinvolta dai problemi economici. La loro protesta, partita per contestare il caro carburante, in breve tempo si è trasformata in una vera e propria opposizione alle scelte del Presidente di cui molti manifestanti chiedono le dimissioni.

Negli ultimi giorni, però, anche gli studenti sono scesi in strada per protestare contro alcune decisione del governo in materia di istruzione e, in alcuni casi, per appoggiare i gilet gialli. La violenza è sempre da condannare e le forze dell’ordine hanno il diritto di agire per far rispettare le regole. Ma le immagini di giovanissimi costretti a terra e con le mani alzate hanno scioccato la Francia.

Gli entusiasti sostenitori internazionali di Macron, al momento, non hanno fatto ancora sentire la loro voce. Ma cosa sarebbe accaduto se a compiere quelle azioni fosse stata, ad esempio, la polizia di uno Stato come la Russia di Putin o dell’Ungheria di Orban? Non si può conoscere la risposta alla domanda con assoluta precisione. Però va ricordato che, in manifestazioni svoltesi in Russia all’inizio di maggio, la polizia intervenne contro i manifestanti.

In quell’occasione la voce dei rappresentati europei non tardò ad arrivare. “Gli arresti in Russia minacciano le libertà fondamentali di espressione, associazione e assemblea” dichiarò un portavoce dell’Alto rappresentante Federica Mogherini. Per poi aggiungere che “la detenzione di giornalisti minaccia anche la libertà di stampa”. “Anche se alcune delle manifestazioni non erano autorizzate, questo non può giustificare la brutalità della polizia e gli arresti di massa”. “L’Ue si aspetta che le autorità russe rispettino pienamente gli impegni internazionali che la Russia ha preso” in materia e che “rilascino senza indugio i manifestanti pacifici e i giornalisti”. Questo è solo un esempio.

E se quel video degli studenti a terra fosse stato girato in Italia? È possibile la pronta mobilitazione della sinistra che non perde occasione di attaccare il ministro dell’Interno Salvini. Molti dei macronisti della prima ora non guardano alla Francia. Ma, di sicuro, il Paese transalpino tornerà al centro dell’attenzione internazionale con l’avvicinarsi delle elezioni europee. Un tracollo alle urne de La République En Marche potrebbe spalancare la vittoria al Rassemblement National, ex Front National, di Marine Le Pen. E, di conseguenza, rafforzare ulteriormente in tutto il continente le forze sovraniste ed euroscettiche. Una prospettiva che a Bruxelles temono tantissimo.