A più di 8 anni dagli attentati di Parigi del novembre 2015, il terrorismo jihadista è tornato a colpire, prendendo di mira, questa volta in Russia, persone innocenti che si stavano godendo una serata all’insegna della musica e dello svago. La sera del 22 marzo, un attacco terroristico avvenuto presso la sala concerti del Crocus City Hall di Krasnogorsk, nella regione di Mosca, appena fuori dai confini della capitale russa, ha provocato la morte di 144 persone, ferendone 551. Undici persone, tra cui i quattro autori diretti della strage che ha sconvolto la Federazioni russa – Dalerdzhon Mirzoyev, Saidakrami Rachabalizoda, Shamsidin Fariduni e Mukhammadsobir Faizov, provenienti dal Tagikistan – sono stati arrestati per il loro ruolo nell’attentato. Il 1° aprile, in Daghestan, altre quattro persone che avrebbero partecipato al finanziamento e alla fornitura di armi ai terroristi che hanno attaccato la sala concerti, sono state fermate dalle forze investigative russe, come confermato dal Comitato nazionale antiterrorismo della Federazione Russa: secondo gli inquirenti, i membri della cellula terroristica avevano fornito denaro e armi ai terroristi del massacro di Crocus e stavano architettando un attacco in un luogo affollato a Kaspiysk. Altri tre presunti attentatori, provenienti dall’Asia centrale, sono stati fermati nei giorni successivi.
Da allora, sono rimbalzate accuse tra la Russia e l’occidente sul presunto ruolo di Kiev nella strage: secondo Washington, non c’è alcuna evidenza che l’intelligence ucraina abbia avuto un ruolo nell’attentato. La portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Adrienne Watson, ha affermato che “l’Isis è l’unico responsabile di questo attacco. Non c’è stato alcun coinvolgimento ucraino”; secondo il comitato investigativo russo, invece, ci sarebbero prove del collegamento diretto tra i terroristi e l’Ucraina. Come ha sottolineato il direttore dell’Fsb Alexander Bortnikov, i primi interrogatori forniti dagli imputati confermerebbero la pista ucraina, almeno secondo le autorità russe. Secondo il comitato investigativo, dopo la strage i terroristi avrebbero tentato di dirigersi verso il territorio ucraino per ricevere una ricompensa (anche se prima avrebbero tentato di dirigersi in Bielorussia). I servizi segreti russi ritengono che dietro questo crimine ci siano anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Nel frattempo, l’Isis-Khorasan, la costola afghana del sedicente Stato Islamico, ha rivendicato l’attacco. Ma a Mosca, come ha ribadito il leader russo, Vladimir Putin, interessa arrivare ai mandanti di un evento che ha tragicamente segnato la storia della Federazione Russa. E chi ha compiuto materialmente l’attentato, passa in secondo piano, mentre resta il dolore delle famiglie delle vittime. Un dolore che sta segnando profondamente la Russia finita nella morsa del terrore. Mentre ci si interroga su come sia potuto accadere tutto questo.
A che punto sono le indagini della Russia sull’attentato
Il tragico evento ha naturalmente aperto le porte a una serie infinita di quesiti – com’è naturale che sia – ma anche di speculazioni che si insinuano nella guerra di propaganda tra l’occidente e il Cremlino. Secondo quanto riportato dal Washington Post, più di due settimane prima che i terroristi colpissero Mosca, il governo degli Stati Uniti aveva comunicato ai funzionari russi che il Crocus City Hall, luogo molto popolare per i concerti, era un potenziale obiettivo dei terroristi, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi a conoscenza della questione, citati – come spesso accade – in forma anonima dal quotidiano Usa. I funzionari statunitensi hanno dichiarato pubblicamente che l’Isis-K, “è l’unico responsabile” della strage, ma le autorità russe non condividono questo punto di vista e insistono nel voler volgere lo sguardo verso Kiev. L’agenzia stampa russa Tass riporta che gli uomini accusati della strage avrebbero ammesso alle autorità che indagano sul caso di essere stati contattati da un uomo chiamato “Saifullo”, che li avrebbe promesso un milione di rubli (poco meno di 11 mila dollari a testa) per commettere la strage. Il “link” con l’Ucraina? Foto di persone in mimetica con la bandiera ucraina sarebbero state trovate sullo smartphone di uno degli accusati di aver commesso l’attentato, secondo quanto ha riferito il comitato investigativo sul suo canale Telegram.
Un indizio – più che una “prova” – che porta le massime autorità russe a puntare il dito contro Kiev. Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di Sicurezza russo, e il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitrij Medvedev, entrambi fedelissimi alleati di Vladimir Putin, sostengono la tesi della coinvolgimento di Kiev, assumendo i toni dei “falchi”, come peraltro è spesso capitato dal 24 febbraio 2022 in poi, soprattutto per ciò che concerne Medvedev. Dello stesso avviso è peraltro Alexander Bortnikov, il capo dei servizi d’intelligence interni russi, il quale ha accusato Kiev di addestrare miliziani islamisti in Medio Oriente.
Putin, l’obiettivo era colpire l’unità russa
“Saifullo ci ha detto di andare in Ucraina, a Kiev. Lì ci daranno un milione di rubli”, ha detto uno degli accusati durante l’interrogatorio. Un altro accusato di aver organizzato l’attacco terroristico ha raccontato dell’assistenza che gli era stata promessa una volta varcato il confine ucraino. “Saifullo ha detto che al confine ucraino ci avrebbero aspettato degli uomini che ci avrebbero aiutato ad attraversare il confine e ad arrivare a Kiev”. Secondo il leader russo, Vladimir Putin, “A giudicare dai rapporti degli inquirenti, abbiamo tutti i motivi per pensare che l’obiettivo principale delle menti dietro questo orribile e assassino atto terroristico a Mosca fosse proprio quello di causare danni alla nostra unità. Non si intravedono altri obiettivi. Non ce ne sono!” ha detto il capo di Stato russo. “Ma l’obiettivo di minare l’unità della società russa, per di più nelle condizioni attuali, è innegabilmente chiaro a tutti”, ha affermato.
La crescente retorica degli esponenti del governo russo sembra indirizzata, ogni giorno di più, a incolpare Kiev – e i suoi alleati più stretti, Stati Uniti e Regno Unito – di quanto accaduto a Mosca. Cosa c’è di vero nelle tesi di Putin e dei suoi fedelissimi? Difficile dirlo, senza un’indagine indipendente. Molte domande rimangono inevase: perché Mosca ha ignorato gli avvertimenti dell’intelligence Usa? Come mai Putin ha atteso più di 20 ore prima di parlare al suo popolo? E come mai Washington si è affrettata a dire che Kiev non c’entrava nulla, appena 24 ore dopo la strage? Sta di fatto che Russia e occidente sono finite nella morsa di una pericolosa “guerra esistenziale” dalla quale è difficile tornare indietro, comunque vada a finire il conflitto in Ucraina. Mentre l’estremismo islamico è vivo e vegeto e pronto a colpire.