Un incontro di fondamentale importanza quello avvenuto in queste ore in Corea del Nord, dove, per la prima volta da quando è al potere, il presidente nordcoreano, Kim Jong-un, ha ricevuto a cena il team di funzionari della Corea del Sud. La cena, avvenuta alle 18:00 ora locale, a poche ore dall’arrivo dei delegati di Seul all’aeroporto di Pyongyang, segna una nuova e importante tappa del processo di disgelo voluto da Kim e dal presidente sudcoreano Moon Jae-in.

La delegazione sudcoreana è guidata da Chung Eui-yong, il capo dell’ufficio presidenziale per la Sicurezza Nazionale e dal capo dell’intelligence di Seul, Suh Hoon. Due figure importanti, tecniche prima che politiche, che manifestano quindi l’interesso specifico delle due Coree a lavorare sotto il profilo dei contatti militari e dei servizi segreti prima ancora che sotto il piano economico e politico. E infatti, la prima richiesta fatta a Kim Jong-Un da parte degli emissari di Moon, è stata quella di tornare al tavolo negoziale con gli Stati Uniti proprio riguardo al programma nucleare.

Secondo quanto rivelato dall’agenzia di stampa Yonhap, la delegazione di inviati della Corea del Sud ha portato al leader nordcoreano una lettera del presidente  Moon Jae-in. Ad oggi non è dato conoscere né il contenuto della lettere né se essa sia stata o meno consegnata. Ma sulla sua consegna vi sono una serie di certezze, dato l’impegno profuso dal presidente sudcoreano affinché avvenisse questo incontro e per cercare un dialogo sempre più proficuo con la controparte del Nord.

Almeno ufficialmente, il giovane leader nordcoreano non dovrebbe avere altri incontri con esponenti del governo sudcoreana. Ma resta comunque un meeting di importanza storica, dal momento che, da quando è al potere, Kim non ha fatto altri incontri con delegati di Seul, almeno stando ai bollettini ufficiali. Da quando è al potere, quindi dalla sua successione al padre nel 2011, il giovane dittatore ha incontrato pochissime persone provenienti dall’estero. E molte di esse senza un ruolo politico, come le visite della star del basket americano, Dennis Rodman, che Kim stima in quanto grande appassionato di pallacanestro e di Nba.

In questo senso, non va dimenticato che, stando ai media cinesi e nordcoreani, il presidente Kim non ha ricevuto nemmeno l’inviato cinese che il governo di Pechino aveva inviato per colloqui a Pyongyang nel novembre 2017. In quell’occasione, Xi Jinping, fresco di rielezioni al XIX congresso del Partito comunista, aveva voluto mandare un segnale di ripresa dei canali privilegiati fra Seul e Pechino, ma Kim aveva risposto con una mossa del tutto nuova, cioè rifiutandosi di ricevere l’ospite cinese. Quello sgarbo verso la Cina, se messo in parallelo con la cena insieme ai funzionari sudcoreani, dimostra l’assoluta preferenza di Kim verso i i colloqui inter-coreani, prima ancora che con le altre potenze. Ma dimostra anche che i tempi, forse, siano maturi per un incontro altri attori, forse anche statunitensi.

Qualcosa sta cambiando nella percezione di Kim Jong-un verso il dialogo? Forse. Ma, come sempre avviene a cavallo del 38esimo parallelo, ogni evento che possa far credere di aver raggiunto un miglioramento, va preso con le dovute precauzioni. La visita, ad ogni modo, sarà fondamentale per capire se vi siano o meno le condizioni per considerare quantomeno realistica l’ipotesi di “colloqui preparatori” tra Washington e il governo nordcoreano. Proprio per questo motivo, al loro rientro a Seul, entrambi i capi della delegazione sudcoreana che hanno visto Kim Jong-un voleranno a Washington per riferire sui colloqui avvenuti a Pyongyang.

Pochi giorni fa, il presidente americano, Donald Trump, aveva annunciato un primo (timido) segnale di apertura. “Hanno chiamato un paio di giorni fa ed hanno detto, ‘vorremmo parlare’. E io ho detto, ‘lo stesso vorremmo noi, ma dovete denuclearizzarvi. Dovete denuclearizzarvi. E quindi vedremo che succede. Stiamo a vedere cosa succederà”, così si è espresso il presidente, alla tradizionale cena di gala con i giornalisti al Gridiron Club. Frasi cui la Corea del Nord ha risposto dicendo di non “interpretare male”.