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Gli Stati Uniti potrebbero intervenire in maniera più diretta in Yemen dopo la richiesta di supporto da parte degli Emirati Arabi Uniti.

A rivelarlo è il Wall Street Journal che cita fonti (anonime) di alto profilo all’interno del Dipartimento di Stato americano.

La richiesta degli Emirati agli Stati Uniti

Secondo il quotidiano statunitense, il governo degli Emirati avrebbe domandato a Washington un intervento diretto per aiutarli a conquistare il porto di Hodeidah

Hodeidah, sulle coste del Mar Rosso, è il porto principale dei ribelli Houthi. Ed è diventato, nel tempo, l’obiettivo della campagna della coalizione saudita contro le forze sciite. Attualmente, le truppe della coalizione a guida saudita si trovano a meno di venti chilometri dalla città.

La conquista del porto è considerata come un pericolo non solo da parte degli Houthi e dei loro alleati, ma anche dalle Nazioni Unite e da molte agenzie internazionali. Il blocco del porto, unica porta d’accesso a beni di prima necessità che provengono dall’esterno, potrebbe condurre a una nuova catastrofe umanitaria. Che si aggiungerebbe, come scrivemmo già su questa testata, a quella che sta vivendo l’intero Yemen dall’inizio della guerra.

Dal Dipartimento di Stato non sono arrivate smentite. Tuttavia, da quanto rivelato dal Wall Street Journal, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha chiesto ai suoi funzionari e al Pentagono una rapida valutazione della richiesta degli Emirati Arabi Uniti. L’idea, almeno per adesso, è che Washington intervenga con i droni, senza invio di forze per l’assedio del porto yemenita.

Lo Yemen e la coalizione a guida saudita

La richiesta da parte degli Emirati per un intervento in Yemen da parte degli Stati Uniti è interessante. Non solo perché significherebbe il coinvolgimento diretto da parte delle forze armate americane, oggi presenti solo in operazioni delle forze speciali

La questione infatti è importante soprattutto alla luce dell’autore della richiesta: il governo di Abu Dhabi. Segno che la coalizione a guida saudita in realtà ha una formazione almeno bicefala. Gli Emirati perseguono una propria strategia e richiedono direttamente all’alleato statunitense di intervenire. L’Arabia Saudita ha un’altra strategia ed è, per certi versi, del tutto divergente.

In sostanza, se l’obiettivo intermedio è uno, cioè gli Houthi, lo scopo a lungo termine della guerra è molto differente. E la strategia emiratina nel Paese lo sta dimostrando. Dopo la conquista di alcune isole e postazioni per il controllo del traffico navale, la possibilità di guidare l’assedio di Hodeidah significa cercare di accaparrarsi un’altra base marittima nel Mar Rosso. Oltre che infliggere un colpo durissimo ai ribelli ma anche all’Arabia Saudita.

Di fatto, attraverso questa possibile conquista, gli Emirati potrebbero strappare a Riad il controllo della guerra in Yemen. E questo significherebbe eludere o direttamente affossare la strategia del principe Mohammed bin Salman. È stato lui a volere a tutti i costi le guerra saudita in Yemen. E adesso potrebbe perderne la leaderhsip o, nella migliore (per lui) delle ipotesi, ritrovarsi con una sconfitta d’immagine notevole.

Dopo la catastrofe umanitaria provocata dalla guerra, il fallimento delle sue forze armate e le accuse di compiere crimini nei confronti della popolazione civile, per bin Salman un nuovo colpo alla sua immagine. Ma anche una possibile crepa nei rapporti fra lui e il suo alleato Donald Trump.

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