Sarà che non è stato lui a lanciarlo per la prima volta nel 1951, che quelli erano altri tempi e c’erano altre necessità; mettiamoci anche l’attuale convenienza per gli americani, diventata ormai poca, in relazione alla spesa, elevata, e il gioco è fatto. A Donald Trump il trattato di difesa tra Stati Uniti e Giappone non piace e non è mai piaciuto, tanto che secondo alcune indiscrezioni il tycoon starebbe meditando di ritirare Washington dall’accordo internazionale con i giapponesi. I media statunitensi non hanno avuto neanche il tempo di far arrivare la notizia oltre Oceano, che da Tokyo hanno subito smentito le ricostruzioni della stampa: “Trump vuole ritirarsi dal trattato? Tutte sciocchezze”. Eppure il presidente americano, prima di arrivare a Osaka per il G20, ha sparato a zero sull’accordo, facendo intendere di volerne uscire presto.

Cosa dice il trattato?

Intanto cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Il “Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra gli Stati Uniti e il Giappone” fu siglato poco dopo la Seconda Guerra Mondiale e rivisto nel 1960. L’accordo concede al governo americano il diritto di stanziare militari in Giappone in cambio della promessa che gli Stati Uniti difenderanno la Nazione asiatica qualora fosse attaccata da forze ostili. Questa condizione è la conseguenza di un altro episodio postbellico: quando il Giappone fu sconfitto e occupato dagli Stati Uniti, Washington impose a Tokyo una costituzione pacifista che proibiva (e proibisce tutt’ora) al Paese di avere forze militari di ogni tipo. Ai nipponici non serviva alcun esercito, dal momento che sarebbero stati protetti dagli americani.

Un accordo ingiusto

Trump ha più volte criticato il trattato per un fatto di convenienza. Intanto il Presidente americano considera l’accordo unilaterale: nel caso in cui Tokyo venisse attaccata, evenienza fin qui molto remota, la Casa Bianca si impegnerebbe a difendere l’alleato, ma la cooperazione non varrebbe a parti invertite. E proprio perché l’esercito giapponese non può essere utilizzato per missioni militari, se a trovarsi nei guai fosse Washington, il Giappone non sarebbe di alcun aiuto agli Stati Uniti. C’è poi una motivazione economica: il ritiro delle truppe americane farebbe scendere la già ingente spesa militare americana. Recentemente, infatti, Trump potrebbe aver adottato una nuova strategia per prepararsi in vista delle elezioni presidenziali del 2020: meno impegni militari, più investimenti nelle infrastrutture interne del Paese.

Gli eventuali effetti del ritiro americano

Pochi giorni fa Bloomberg ha lanciato l’indiscrezione che ha spaventato Tokyo. Trump avrebbe confessato ad alcuni confidenti di volersi ritarare dal trattato di difesa con il Giappone, considerato uno dei tanti “ingiusti” patti che incatenano gli Stati Uniti a responsabilità diventate ormai indigeste. Uscire dal trattato scatenerebbe un vero e proprio terremoto diplomatico (in aggiunta alle ultime tensioni tra Giappone e Stati Uniti sull’Iran), perché è su quel trattato che si basa la solida alleanza tra americani e giapponesi e lo status quo dell’intera regione asiatica. Stracciare il trattato implicherebbe il ritiro delle truppe statunitensi dal Giappone; in tal caso nell’intera area si creerebbe un vuoto che qualcuno riempirebbe di sicuro, con la Cina indiziata numero uno. A quel punto il Giappone avrebbe più di una valida motivazione per mandare al diavolo la costituzione pacifista e reintrodurre un vero e proprio esercito militare. Insomma, l’eventuale scelta di Trump aprirebbe a scenari inediti quanto rischiosi.

La smentita di Tokyo

Dal Giappone arrivano secche smentite. Il Segretario del Gabinetto del Governo giapponese, Yoshide Suga, è stato chiarissimo: “Non si è mai parlato di una revisione dell’alleanza di sicurezza Giappone-USA come è stato riportato dai media”. Certo, da un punto di vista legale i termini del trattato sono altrettanto chiari: ciascuna delle due parti impegnate può recedere con effetto di uscita un anno dopo la notifica. C’è da capire se un Presidente americano abbia l’autorità di ritirarsi da un simile trattato senza prima l’autorizzazione del Congresso. La prospettiva non sembra al momento spaventare Tokyo: “Abbiamo appurato con la Casa Bianca – ha concluso Suga – che l’indiscrezione diffusa dalla stampa non corrisponde alla posizione del governo statunitense”. “Washington – ha aggiunto il Ministro degli Esteri giapponese, Taro Kono – ci ha detto che non sta affatto valutando la conclusione o la revisione del trattato”.

La replica di Trump

Nessuno si aspettava la replica di Donald Trump. Il numero uno della Casa Bianca ha rilasciato un’intervista a Fox Business prima del suo arrivo in Giappone in cui ha criticato il Trattato di difesa usando termini ironici e quasi sprezzanti per rimarcare come l’alleanza di difesa fra i due Paesi sia sbilanciata in favore dei nipponici. “Se il Giappone dovesse venire attaccato noi combatteremo la Terza Guerra Mondiale. Andremo a proteggerli con le nostre vite e con i nostri soldi. Combatteremo a tutti i costi. Ma se fossimo noi a venire attaccati da qualcuno, il Giappone non ha i nostri stessi obblighi, non sono costretti ad aiutarci. Possono guardarci fare la guerra su un televisore Sony”. Abe è il migliore alleato di Trump in Asia, eppure deve subire indirettamente attacchi simili da quello che dovrebbe essere un amico. Il Presidente giapponese è un uomo molto paziente. Ma tutto ha un limite.