Guo Wengui vive negli Stati Uniti da quattro anni. È un miliardario che ha lasciato la Cina dopo essere stato accusato di corruzione, rapimento, riciclaggio, frode e addirittura stupro, tutte accuse che gli sono piovute addosso dopo aver litigato con alcuni dei vertici che compongono il Partito comunista cinese.
Guo si è sempre proclamato innocente ma, per evitare l’imminente arresto, nel 2014 ha lasciato il suo paese. Il magnate si è costruito una nuova vita: è diventato amico sia Donald Trump che di Steve Bannon, tanto da essere socio del Mar-a-Lago, il resort personale del Presidente statunitense. Il problema è che adesso Guo Wengui è accusato di spionaggio e la sua storia, di colpo, è in discussione: questo misterioso cinese è davvero un dissidente che vuole ribaltare il sistema politico della Cina o è una spia al soldo di Pechino?
Chi è Guo Wengui
La sua casa è un appartamento a Manhattan con vista su Central Park, una dimora che vale 67 milioni di dollari. Guo vive nel lusso e ha rilasciato diverse interviste a media internazionali in cui ha accusato a più riprese il Partito Comunista Cinese di essere corrotto. In molti ascoltano le dichiarazioni dell’uomo, 49 anni, perché Guo Wengui, in Cina, ha fatto carriera nel settore dell’edilizia toccando con mano buone dosi di corruzione. Sulla testa di Guo pende un mandato d’arresto cinese ma fin qui gli Stati Uniti non hanno mai pensato di consegnare il ricercato a Pechino.
Spia o dissidente?
Il problema è che la società di ricerche Strategic Visions US, dopo aver portato Guo in tribunale per una controversia commerciale, ha accusato l’uomo di essere una spia incaricata da Pechino di raccogliere informazioni sui dissidenti cinesi fuggiti negli Stati Uniti. Nell’accusa presentata a una corte di New York nel 2018 da Strategic Vision, la società ha sottolineato come Guo Wengui le abbia offerto un contratto da 9 milioni di dollari per indagare su una quindicina di cittadini cinesi residenti negli Stati Uniti, sostenendo che si trattasse di membri collegati ai piani alti della politica di Pechino. Strategic ha incassato un milione di dollari di anticipo e ha avviato le ricerche, scoprendo che i soggetti designati da Guo erano tutti individui protetti dallo Stato americano. Quelli che Guo cercava, sostiene l’accusa, non erano politici corrotti ma oppositori.
In mezzo a due fuochi
È stato il Wall Street Journal a rivelare la vicenda, che avrà non poche ripercussioni sulla politica interna degli Stati Uniti. Se davvero Guo fosse una spia, potrebbe aver raccolto informazioni riservate durante una delle sue tante visite nel resort di Trump, o in uno dei tanti colloqui avuti con Bannon. Gli avvocati del cinese hanno accusato a loro volta Stretegic Vision di voler infangare l’immagine del magnate. Adesso Guo Wengui si trova in mezzo a due fuochi: da una parte la Cina lo vuole indietro per processarlo, dall’altra è accusato di essere una spia da una società statunitense. L’Fbi, nel frattempo, continua a indagare su possibili azioni di spionaggio commesse a Mar-a-Lago, consapevole che i documenti presentati nella causa contro Guo, descrivono il 49enne come un “cacciatore di dissidenti, un propagandista e un agente al servizio della Repubblica popolare cinese e del Partito Comunista Cinese”.