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L’Italia si trova al centro di una difficilissima sfida: quella fra Russia e Stati Uniti. E l’equilibrio italiano, che probabilmente sia Donald Trump che Vladimir Putin apprezzano, non piace allo Stato profondo americano, che invece preme affinché Roma non ceda alle “lusinghe” di Mosca. In queste ore, Buzzfeed ha riferito di pressione della lobby Usa per far sì che il governo di Giuseppe Conte non sostenga il piano di apertura nei confronti della Russia e affinché continui a sostenere le sanzioni.

Una realtà che era facilmente ipotizzabile anche senza l’inchiesta: è chiaro che negli Stati Uniti non approvino qualsiasi tipo di distensione nei confronti di Mosca dal momento che è stato proprio l’establishment Usa a fare in modo che fossero approvate le sanzioni contro il “nemico” a Oriente, sia in sede europea che in sede internazionale.

L’Italia paga un prezzo, inevitabile, per essere a metà fra Oriente e Occidente. Legata, quasi indissolubilmente, ai destini della Nato e del blocco che fa capo a Washington, Roma non ha mai negato un rapporti privilegiato con la Russia. È dai tempi della Guerra Fredda che l’Italia, pur essendo da subito inserita nel blocco dell’Ovest, ha avuto legami politici ed economici con Mosca.

Legami che si sono rafforzati soprattutto con la caduta dell’Unione sovietica, e che hanno caratterizzato quasi indistintamente tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. Prova ne è, ad esempio, il rapporto estremamente positivi che Vladimir Putin ha avuto con quasi tutti i premier italiani, da Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Avversari in patria, ma non sulla visione di Mosca, entrambi hanno rappresentato quel trait d’union fra sinistra e destra che aveva nel Cremlino un partner essenziale, soprattutto a livello economico.

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Il governo Lega-5 Stelle si rifà a una tradizione antica del nostro Paese. E chi dà del filo-russo a questo esecutivo, probabilmente dimentica il passato di rapporti fra Federazione russa e Italia. Ma nel mondo sempre più polarizzato di oggi, dove si tende a ricreare un clima da Guerra Fredda, l’Italia è entrata a pieno titolo nel complesso gioco di alleanze e scontri fra Occidente e Oriente. E lo Stato profondo americano tesse la sua trama per evitare che l’Italia possa tornare a rappresentare il ponte fra i due poli del mondo.

Due poli opposti che però dialogano tramite i loro due attuali leader: Putin e Donald Trump. Ed è proprio da questa contemporanea presenza dei due presidenti che bisogna partire per porsi l’altra domanda che si pone anche Buzzfeed: Trump sa di queste pressioni nei confronti dell’Italia? Non è un mistero che il presidente russo e quello americano considerino estremamente interessante l’attuale composizione del governo italiano. Diviso fra un notevole senso di apertura verso Mosca e perfettamente integrato alle logiche americane e dell’attuale amministrazione Usa, il governo giallo-verde piace a entrambe le superpotenze. E Trump non sembra essere un uomo in cerca dello scontro con il capo del Cremlino.

Del resto, come spiega lo stesso portale americano, non sarebbe la prima volta che i meccanismi del governo degli Stati Uniti non sono perfettamente sincronizzati con quelli della Casa Bianca. Basti ricordare, ad esempio, a quanto raccontato ad aprile dal Washington Post. Il giornale americano riferì che il presidente era praticamente all’oscuro (e ne era rimasto fortemente contrariato) dell’espulsione di 60 diplomatici russi per il presunto avvelenamento di Sergei Skripal a Salisbury. E anche durante il G-7 canadese, Trump aveva espresso ampie aperture nei confronti di Putin che avevano fatto sobbalzare molti funzionari del Pentagono e dell’amministrazione americana, che considerano Mosca il vero nemico strategico di Washington, a differenza del presidente. 

Il problema è che Trump, almeno attualmente, sarebbe una sorta di “ostaggio” del sistema delle sanzioni. Su questo punto, spiega Jeffrey Rathke dell’American Institute for Contemporary German Studies presso la John Hopkins University, “la flessibilità del presidente è severamente limitata” perché si richiedono delle condizioni molto stringenti per qualsiasi ordine esecutivo promosso dal presidente.