Usiamo un eufemismo: Mike Pompeo non è particolarmente amato in Asia e dintorni. Il Segretario di Stato americano è finito nel mirino della stampa cinese dopo essere stato criticato anche dai media nordcoreani. Certo, due indizi non fanno una prova, ma la figura di Pompeo rimane quanto mai indigesta ai leader asiatici che devono trattare con gli Stati Uniti una qualsiasi questione. La Corea del Nord è arrivata al punto di chiedere la sostituzione di Pompeo dal ruolo di negoziatore principale per il dialogo sulla denuclearizzazione di Pyongyang, accusandolo di essere la causa di ogni fallimento diplomatico degli Stati Uniti. Adesso ci si mette pure la Cina, con nuovi articoli pesantissimi. Non è da escludere che questi pesanti attacchi all’indirizzo di Pompeo possano essere il chiaro segnale di una strategia asiatica: il Dragone potrebbe aver intuito una spaccatura all’interno dell’amministrazione Trump e potrebbe così alimentare lo scontro interno tra Falchi e Colombe o, meglio ancora, tra l’egocentrico Presidente e i membri del suo staff.

Separati in Casa Bianca

Che all’interno della Casa Bianca la situazione non fosse rosea lo si era già intuito qualche settimana fa, quando Trump spese parole al miele per Kim Jong Un. Il leader nordcoreano aveva appena mandato una lettera al tycoon e The Donald si era detto soddisfatto per i progressi diplomatici svolti dalla Corea del Nord. A contraddire il “presidentissimo” ci ha pensato John Bolton: il Consigliere di Stato smentì Trump dichiarando che non c’erano ancora le giuste condizioni per trattare con Pyongyang. Per quanto riguarda la Cina, Pompeo ha dimostrato di voler conseguire il migliore risultato nel minor tempo possibile; Trump, amante degli affari, la pensa diversamente e considera la guerra dei dazi solo uno strumento per convincere Pechino ad accettare le proprie condizioni. Due visioni diverse che evidentemente sono state notate dai cinesi.

Pechino attacca Pompeo

Non si spiega altrimenti l’articolo di fuoco uscito sul Global Times, costola del Quotidiano del Popolo voce del Partito Comunista Cinese, alla vigilia del G20 di Osaka. Nel pezzo in questione Pompeo, avvisato a più riprese anche in passato, è stato definito “il più falco dei falchi americani”, cioè l’uomo che all’interno della Casa Bianca vorrebbe più di tutti gli altri risolvere le questioni diplomatiche con la guerra. Il giornale si spinge oltre, sottolineando come il Segretario di Stato sia una minaccia per la pace mondiale e abbia “contaminato il glorioso ruolo del diplomatico”. La chiusura finale non è da meno: Pompeo sarebbe un pazzo fonte di tutto il caos in campo internazionale degli Stati Uniti. Il contenuto del testo è stato addirittura ripreso dalla televisione di Stato, la Cctv, a conferma dell’importanza che doveva avere il messaggio. Adesso resta da capire se le pressioni mediatiche della Cina abbiano convinto Trump ad agire seguendo la propria strategia e non quella dei suoi collaboratori. Il Presidente americano, in ogni caso, deve correre ai ripari e riparare quanto prima le crepe che stanno spuntando sulla facciata della Casa Bianca, perché le faide interne sono, tra le altre cose, un punto debole che i rivali internazionali potrebbero sfruttare.