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Politica

Stati Uniti o Cina? Come cambia il sistema di alleanze in Asia

Né con la Cina, né con gli Stati Uniti. I Paesi asiatici si trovano in una posizione delicata, sia dal punto di vista geografico che politico. La maggior parte di loro, sottolinea l’Economist, teme l’ascesa cinese ma allo stesso tempo...

Né con la Cina, né con gli Stati Uniti. I Paesi asiatici si trovano in una posizione delicata, sia dal punto di vista geografico che politico. La maggior parte di loro, sottolinea l’Economist, teme l’ascesa cinese ma allo stesso tempo non è intenzionata a ripararsi sotto l’ala protettrice di Donald Trump. Il dilemma è più spinoso di quanto si possa pensare, perché senza un chiaro orientamento geopolitico anche l’economia rischia di rovinarsi.

Nuova Via della Seta o Strategia Indo-Pacifica?

Dicevamo dell’economia. In campo ci sono due mastodontici progetti economici: la Nuova Via della Seta (Bri) di Xi Jinping e la Strategia Indo-Pacifica libera e aperta (Foip) pubblicizzata da Abe. Riguardo al primo è stato detto e scritto di tutto, mentre il secondo è tornato alla ribalta dopo l’incontro tra il Presidente giapponese e quello americano. L’idea del Giappone, per contenere l’espansione della Cina e al tempo stesso offrire un’alternativa al resto del mondo, è creare un’enorme area di libero scambio a cavallo dell’Oceano Indiano e Pacifico. Per gli Stati del Sud-Est asiatico e zone limitrofe, adesso, è impossibile non scegliere. Il problema, però, è da che parte andare.

Le nuove alleanze

Chi sceglie la Cina viene escluso dal progetto giapponese e viceversa. La “concorrenza responsabile” del Giappone piace agli Stati Uniti e comprende al suo interno il delicato tema dello scontro di civiltà. Da una parte c’è la Belt and Road Initiative (Bri) pianificata alla perfezione da uno Stato socialista, dall’altra un progetto che si basa apparentemente su aspetti democratici. Da un punto di vista politico molti governi asiatici preferirebbero la Foip alla Bri, ma sul lato economico e culturale la strategia di Xi è perfetta per quelle economie in via di sviluppo disseminate ai confini della Cina.

Chi teme Pechino

L’India diventerebbe il partner ideale della Foip – anche se le ultime minacce di Trump di imporre dazi su Mumbai non sono piaciute a Modi – così come l’Australia. Più complicato analizzare la situazione riguardante i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean). Molti di loro ritengono che nella guerra economica in corso tra Cina e Stati Uniti Washington possa avere la peggio, e che in caso di un’errata alleanza possano esserci ripercussioni nei loro confronti. Nessuno vuole che la Cina si arrabbi, ma nessuno vuole neppure che il Dragone possa mangiarsi in un sol boccone interi Stati.

Da quale parte stare?

Pechino si ostina a ripetere che la sua ascesa non danneggerà gli interessi di alcuno Stato sovrano. Al gigante asiatico interessa soltanto creare un ordine economico in cui tutti possano guadagnarci. Nei fatti non è sempre così, perché Paesi come il Vietnam e il Myanmar sono stati attirati nell’orbita cinese con il pretesto economico, salvo poi ritrovarsi prigionieri di una gabbia dorata. Le due squadre ormai ci sono: BRI e Foip. Resta da capire quali saranno i membri.





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