Keir Starmer si è dimesso. Con un annuncio da Downing Street questa mattina, Starmer ha confermato che si dimetterà dalla carica di leader del Partito Laburista e da Primo Ministro del Regno Unito, ponendo fine a una premiership durata meno di due anni e segnata da polemiche e consensi in forte calo. Durante il suo discorso, Starmer ha ringraziato sua moglie Victoria e i suoi figli, dichiarando che d’ora in poi si dedicherà alla sua famiglia. «Ogni decisione che ho preso è stata pensata per mettere al primo posto il Paese che amo», ha dichiarato Starmer, confermando di aver già informato il re Carlo III della sua decisione. Trattadi di dimissioni inevitabili per il premier, dopo che i membri del suo stesso partito lo hanno scaricato nelle scorse ore.
La partenza di Starmer rappresenta un altro capitolo della straordinaria volatilità che ha definito la politica britannica dal referendum sulla Brexit di un decennio fa. Dalle dimissioni di David Cameron nel 2016, il Regno Unito ha avuto sei primi ministri in appena dieci anni. Tutti estremamente criticati e controversi.
Fatale lo scandalo Epstein
Le dimissioni, arrivate appena 22 mesi dopo la vittoria schiacciante dei laburisti alle elezioni generali del 2024, segnano la fine di una carriera politica che pochi avrebbero previsto quando prese le redini del Labour, nel 2019. La posizione di Starmer era diventata sempre più precaria nelle ultime settimane, a cause delle ripercussioni dello scandalo Epstein che hanno raggiunto il Regno Unito: Starmer, infatti, è stato accusato di aver nominato l’ex braccio destro di Tony Blair, Lord Peter Mandelson, Ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti nonostante i noti rapporti con il finanziere-pedofilo morto in carcere nel 2019. Mandelson ottenne il ruolo chiave a Washington nonostante avesse fallito i controlli di sicurezza avanzati effettuati dai servizi segreti. L’inchiesta del Guardian ha infatti rivelato che il 28 gennaio 2025, l’unità UK Security Vetting (Uksv) negò formalmente l’autorizzazione a Mandelson. Eppure, il 30 gennaio, il Foreign Office disse a Mandelson che il nullaosta era «confermato». Qualcuno, in quelle 48 ore, aveva deciso di scavalcare i servizi. Benché Starmer abbia giurato di non saperne nulla, l’opinione pubblica – e il suo partito – lo hanno ritenuto responsabile.
Starmer rivendica i “successi” della sua premiership
Nel suo discorso di dimissioni, Starmer ha difeso il suo operato, insistendo sul fatto che l’economia stava migliorando, le liste d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale erano in calo, erano stati introdotti nuovi diritti per gli inquilini e erano stati fatti progressi nella lotta all’immigrazione illegale. «Ho accettato il verdetto del Partito Laburista», ha detto Starmer, riconoscendo che i colleghi non lo ritenevano più la persona migliore per guidare il Labour verso le prossime elezioni.
L’attenzione ora si sposta sulla battaglia per la successione, con Andy Burnham, sindaco di Greater Manchester, emerso come il favorito indiscusso. Come ha spiegato Andrea Muratore sulle colonne di questo giornale, lo chiamano “Re del Nord”, ma non è un personaggio de Il Trono di Spade, bensì il potenziale successore di Keir Starmer a Downing Street: Andy Burnham, 56 anni, da poco rientrato a Westminster lasciando la carica di sindaco della Greater Manchester, è il favorito di punta per raccogliere il testimone dal premier uscente che è dato pronto ad annunciare un percorso per passare la mano e la guida del governo in autunno, quando il Partito Laburista terrà il suo congresso autunnale.
Burnham propone, più incisivamente di Starmer, il ritorno dello Stato nell’economia e ha sostenuto la necessità di controllare le reti idriche ed elettriche per calmierare i prezzi per gli utenti. In un Paese profondamente indebitato, Burnham, già Ministro della Sanità con Gordon Brown (2009-2010) mira anche a potenziare il National Health Service.
Ora, come nota il New York Times, l’attenzione è tutta puntata sulle prossime mosse di Andy Burnham e su cosa ci riserverà il futuro: una sfida aperta o una semplice incoronazione? Burnham sceglierà la via dell’accordo con l’altro principale aspirante, Wes Streeting, magari offrendogli un dicastero di prim’ordine pur di scongiurare una battaglia interna per la leadership?