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Politica

Starmer e un Paese sotto sorveglianza: tra Palantir, la crisi del Regno Unito e il “controllo” come obiettivo

Il Regno Unito è sulla strada per diventare un Paese sotto sorveglianza? Tante tracce stanno lasciando presupporre che a Londra il governo di Keir Starmer abbia preso politiche potenzialmente in grado di alzare l’asticella del controllo sociale su dati, movimenti...
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Il Regno Unito è sulla strada per diventare un Paese sotto sorveglianza? Tante tracce stanno lasciando presupporre che a Londra il governo di Keir Starmer abbia preso politiche potenzialmente in grado di alzare l’asticella del controllo sociale su dati, movimenti e informazioni dei cittadini di fronte a un clima di crescente tensione e preoccupazione. Non c’è un progetto organico, ma diversi tasselli possono, uniti tra loro, apparire riferiti a un filo conduttore comune: il Regno Unito è in crisi strutturale, sul piano politico, economico e culturale il confronto è duro tra l’esecutivo laburista e l’opposizione guidata ormai da Nigel Farage e Reform Uk e la tentazione di cercare soluzioni rapide a problemi complessi appare crescente.

La mano di Palantir sul Regno Unito

Tre punti, letti in convergenza, permettono di far suonare un campanello d’allarme sull’avanzamento della sorveglianza come metodologia in risposta alle tensioni interne nel Paese. Il primo è il rafforzamento della partnership di Londra con Palantir, il colosso degli algoritmi e dell’analisi dati guidato dal manager “guerriero” Alex Karp e finanziato dal magnate Peter Thiel, vicino al presidente Usa Donald Trump.

Proprio durante la recente visita di Stato di Trump nel Regno Unito Palantir ha annunciato 1,5 miliardi di sterline di investimenti nel Paese, alleato stretto di Washington non solo sul piano militare e politico ma anche dell’intelligence. La capacità di analisi di Palantir è stata messa in gioco anche sul piano del governo per una banca dati unica in campo sanitario, fatto che ha suscitato profonde reazioni.

Banche dati e sanità

La banca dati unica nazionale sulle informazioni dei cittadini britannici fa gola a molti. E veniamo al secondo punto, di cui abbiamo parlato: la possibilità che a giocare un peso importante possa essere Oracle, anche grazie al ruolo consulenziale del Tony Blair Institute in molte politiche di digitalizzazione. L’idea del trasferimento di grandi masse di dati in mano privata, promossa dal Ceo di Oracle Larry Ellison a un evento con lo stesso Blair apre scenari complessi nella loro gestione e nel governo della privacy, con particolare riferimento al Regno Unito.

Infine, c’è l’enfatizzazione del tema del “controllo” nel discorso politico. Il nuovo ministro dell’Interno di Londra, Shabana Mahmood, ex ministro della Giustizia di Starmer, lo ha di recente sottolineato alla conferenza del Partito Laburista a Liverpool: serve riportare il controllo dello Stato in campo per rispondere alla crisi sociale.

“Molte persone dicono di non sentirsi più a casa nel loro Paese. Molti cittadini pensano che il Regno Unito stia andando fuori controllo. E senza controllo, non abbiamo le condizioni con cui la nostra nazione possa essere tollerante, aperta e generosa. Quando i britannici vedono le barche coi migranti arrivare o vedono che i posti di lavoro vengono tolti dal lavoro nero a cittadini del Paese sentono questa perdita di controllo e che il sistema è inefficiente. Quando vedono il crimine nelle strade, percepiscono paura”.

La ministra Mahmood e il “controllo”

Mahmood dà la colpa all’eredità di 14 anni di governo del Partito Conservatore, che avrebbero lasciato il Regno Unito in una condizione precaria. Al contempo, però, c’è da sottolineare la complessa visione della neo-titolare dell’Interno, che al contempo tuona contro l’etno-nazionalismo e propone un’agenda restrittiva sull’immigrazione fondata sulla stretta sorveglianza, come a rivendicare da sinistra l’agenda promossa da Farage e dai Tory all’opposizione. “Controllo” oggi significa innanzitutto un uso maggiore delle tecnologie. E a tal proposito, è bene sottolineare il pensiero di Mahmood nel precedente impiego come titolare della Giustizia.

A luglio, al ministero della Giustizia, Mahomood avrebbe avuto, nota il Guardian, un incontro con top manager dell’industria tecnologica, tra cui Google, Amazon, Microsoft e, ça va sans dire, Palantir. L’obiettivo? Costruire una “prigione fuori dalla prigione” per decongestionare le carceri, utilizzando tag biometrici, strumenti di sorveglianza, robot per il controllo remoto di chi sta scontando le pene, algoritmi per prevedere la possibilità di recidiva.

Applicare questa logica al “controllo” dell’ordine pubblico e della sicurezza potrebbe comportare un passaggio decisamente problematico. E nel Regno Unito si riapre il perenne dibattito tra libertà e sicurezza che è sempre più una cifra distintiva dei tempi complessi che viviamo. La trama c’è, l’ordito politico va capito. Ma il tema della tutela delle libertà individuali si porrà pesantemente di fronte a questi cambiamenti strutturali.

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