A mali estremi, estremi rimedi recita un celebre proverbio e a Downing Street sembra che l’abbiano trasformato nel motto per l’approccio al gigante più temuto in Europa: l’Orso russo. Il Governo di Keir Starmer ha concesso le licenze commerciali per l’importazione di gasolio e carburante aereo di origine russa, purché siano raffinati in Paesi terzi, al fine di disinnescare la spirale inflazionistica che rischia prosciugare il portafoglio dei consumatori britannici. Una decisione presa immergendosi nelle acque della Realpolitik ma contro cui i più strenui paladini della causa ucraina puntano il dito in quanto si tradurrebbe in un alleggerimento dell’impianto sanzionatorio. Un cortocircuito se si considera che Londra è stata tra i più stretti alleati di Kiev sin dal 2022, anno in cui il conflitto ebbe inizio.
I dati economici che fanno tremare i polsi a Downing Street
La guerra in Iran ha generato un effetto boomerang in tutti i mercati energetici del mondo – i prezzi del greggio sono saliti di oltre il 55% – e il blocco dello Stretto di Hormuz rappresenta un grattacapo non di poco conto per il Governo di Sua Maestà. La vulnerabilità principale consiste nelle forniture di carburante aereo, se si considera che il 65% di esso arrivava attraverso la navigazione del Golfo Persico prima dell’inizio delle ostilità. Altro tasto dolente è l’importazione di diesel, il quale arriva nelle stazioni di servizio oltremanica dopo essere stato raffinato in siti produttivi dislocati in Medio Oriente e in India. Peccato che il petrolio da lavorare transiti da Hormuz e da più di due mesi gli automobilisti stiano spendendo fior di quattrini alla pompa.
Non è un caso, dunque, se in data 20 aprile a Downing Street abbiano autorizzato l’importazione di petrolio russo, a patto che non sia lavorato all’ombra del Cremlino. Stando alle prime indiscrezioni, il greggio dovrebbe giungere dalla Turchia e dall’India, mentre un’ulteriore novità riguarderebbe l’approvvigionamento di gas tramite i terminali russi Sakhalin-2 e Yamal.
Una toppa da mettere a un tessuto economico-produttivo sempre più lacerato da un’inflazione galoppante che erode il potere d’acquisto dei consumatori, tanto che il Cancelliere dello Scacchiere (omologo del nostro ministro dell’Economia) Rachel Reeves si sta battendo per trovare un accordo con le grandi catene di distribuzione al fine di calmierare il costo del carrello della spesa, rendendo i prezzi di beni primari come pane, latte e uova più accessibili.
Il gioco di equilibrio tra le polemiche
A poche ore dall’annuncio delle licenze per l’importazione di oro nero russo, sono fioccate le critiche dalle file dell’opposizione. La leader dei conservatori, Kemi Badenoch, ha definito “folle” l’idea di aprire alle forniture di greggio da Mosca, sostenendo che i proventi sarebbero impiegati per finanziare l’economia e la macchina da guerra del Cremlino. I Tory puntano il dito anche contro le contraddizioni in seno alle politiche energetiche attuate dai laburisti, visto che l’esecutivo ha deciso di bloccare le trivellazioni per l’estrazione di petrolio e gas.
I j’accuse arrivano anche dal fuoco amico, ovvero dalla maggioranza liberalprogressita. Emily Thornberry, presidente della commissione Affari Esteri, ha dichiarato che il popolo ucraino si sentirà profondamente deluso e che l’allentamento delle sanzioni sarebbe percepito come un cedimento nel sistema di protezione eretto dall’esercito dei “volenterosi”.
Dal canto suo, Starmer ha tenuto a precisare che le licenze hanno natura provvisoria e sono volte unicamente a far fronte alla tempesta energetica che si è abbattuta non solo sulla Gran Bretagna ma su tutto il mondo. Non per nulla, l’inquilino di Downing Street si è precipitato a telefonare a Zelensky per rassicurarlo che l’impianto delle sanzioni non cambia e che il Regno Unito sarà sempre al fianco dell’Ucraina nella guerra contro la Russia.
Se da una parte il Governo britannico si affanna a minimizzare la portata delle sue decisioni, molti osservatori non fanno altro che notare che si tratti di un cambio di rotta, seppur lieve, delle intenzioni monolitiche dei volenterosi. Nel blocco occidentale, fino a qualche tempo fa, il ritorno all’impiego delle risorse russe era un’eresia e non a caso Starmer aveva aspramente contestato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’esenzione dalle sanzioni per il greggio trasportato via mare. Oggi si trova a seguirne le in parte le orme.
Segnali che danno a intendere quanto sia difficile mantenere una postura di boicottaggio dei prodotti russi quando le crisi energetica ed economica rischiano di mettere in ginocchio interi comparti economici. Il pragmatismo, gioco forza, prevale.
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