L’indiscrezione lanciata in solitaria da InsideOver pochi giorni fa è stata confermata: William Barr, procuratore generale degli Stati Uniti, è stato qualche giorno in Italia, la scorsa settimana, per raccogliere prove sull’inchiesta “Spygate”. Come ci aveva riferito George Papadopoulos, ex membro del comitato consultivo per la politica estera nella campagna elettorale di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016, Barr era Roma, a Palazzo Margherita – dove ha sede l’ambasciata americana – in giorni particolarmente convulsi per l’amministrazione Usa con l’avvio della procedura di impeachment nei confronti del presidente annunciata da Nancy Pelosi per via dello scandalo Kievgate.

Come conferma il New York Times, William Barr è arrivato in Italia la scorsa settimana dove ha incontrato i funzionari del governo italiano venerdì. Secondo ex funzionari del Dipartimento di Giustizia, il ministro della giustizia avrebbe chiesto la collaborazione di alcuni Paesi stranieri – tra cui l’Italia – e la consegna di alcuni documenti relativi alle elezioni del 2016. Nei mesi scorsi, William Barr ha costituito un team investigativo guidato dal procuratore John Durham per indagare sulle origini delle indagini dell’Fbi sul Russiagate nel 2016 e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”. La presenza di Barr in Italia conferma il fatto che lo “Spygate” potrebbe essere usato dallo staff del presidente come controffensiva dopo la richiesta di impeachment avviata dai democratici contro Trump. Presto, probabilmente, scopriremo cosa hanno raccolto il procuratore generale Barr e John Duhram in questi mesi di indagini e se i democratici, in collaborazione con i servizi di intelligence europei, hanno effettivamente “cospirato” contro Trump nel 2016.

William Barr in Italia per raccogliere prove sullo Spygate

Il viaggio del procuratore generale Barr in Italia è confermato anche dal Washington Post: il ministro della giustizia Usa avrebbe chiesto a funzionari del governo Conte di fornire il massimo supporto al Procuratore John Durham, incaricato di indagare sull’origine torbida del Russiagate. Secondo il Washington Post, non sarebbe peraltro il primo viaggio di Barr nel nostro Paese. Come reso noto nelle scorse settimane, il giornalista investigativo John Solomon ha pubblicato su The Hill un articolo in cui cita dieci documenti classificati che il presidente Usa potrebbe presto divulgare e che potrebbero causare un terremoto politico a Washington, confermando la tesi della cospirazione contro il tycoon della Casa Bianca ad opera dei democratici, dell’Fbi, del Dipartimento della Giustizia e dei servizi segreti occidentali, italiani e inglesi in testa. Tra i dieci documenti classificati citati dal giornalista di The Hill ce n’è uno, il più interessante, che riguarda proprio il nostro Paese e il ruolo svolto dai governi Renzi e Gentiloni nella possibile cospirazione contro Donald Trump: si tratta dei documenti che proverebbero che gli alleati degli Usa nel 2016 avrebbero contribuito agli sforzi dell’Fbi di provare i presunti collegamenti di Trump con la Russia.

In particolare, parliamo dei servizi di Gran Bretagna, Australia, e Italia. Una vicenda di controspionaggio ai danni di cittadini americani che, se confermata, avrebbe conseguenze molto gravi. “Le mie fonti – scrive Solomon – dicono che questi documenti potrebbero aiutare a spiegare le recenti dichiarazioni del procuratore generale William Barr” circa “l’uso delle capacità di intelligence straniera e di controspionaggio contro una campagna politica americana, per me, è senza precedenti ed è una linea rossa che è stata superata”.

“L’Italia al centro della cospirazione”

Come ha spiegato l’ex consigliere di Donald Trump George Papdopoulos in un’intervista rilasciata a InsideOver, “il rapporto dell’Italia (con gli Stati Uniti, Ndr) non progredirà a meno che tutte le informazioni sulle attività di Joseph Mifsud e la Link Campus riguardanti lo spionaggio e il lavoro con le agenzie di intelligence americane contro di me e Trump nel 2016-2017 venga rivelato”. Su Twitter, l’ex consulente di The Donald confermava di essere “in attesa di testimoniare” e anticipa i contenuti delle sue dichiarazioni. Il governo italiano dell’epoca (Renzi-Gentiloni) sarebbe pienamente coinvolto e le accuse sono pesantissime: “Voglio che gli americani vedano cosa è successo. Essere spiati da Fbi/Cia, dal Regno Unito, dall’Australia e dall’Italia non è uno scherzo, specialmente quando lo scopo era tentare un colpo di stato e interferire nel processo democratico in America. Lo dirò per la prima volta. Attraverso i miei occhi”.

Papadopoulos ha da poco pubblicato il libro Deep State Target, un “resoconto di prima mano che dimostra il tentato sabotaggio della campagna presidenziale di Trump da parte di servizi di intelligence americani e internazionali”. Un “complotto” in piena regola, secondo l’ex collaboratore del tycoon, che prende il nome di “Spygate”. Anche secondo il presidente Usa, Roma è al centro della cospirazione. Lo ha confermato lui stesso in un’intervista rilasciata lo scorso 19 giugno a Fox News. L’anchorman Sean Hannity chiede al presidente se i “gruppi di intelligence ai massimi livelli” di “Italia, Gran Bretagna e Australia” sono stati coinvolti nell’aver spiato “cittadini americani e violato leggi americane”. Il tycoon non smentisce e aggiunge: “E l’Ucraina. Attenzione all’Ucraina”.

Il ruolo di Joseph Mifsud, il docente maltese

Centrale in questa vicenda è il ruolo di Joseph Mifsud che, come vi abbiamo raccontato su IlGiornale.it, ha fornito una deposizione audio al procuratore John Durham nelle scorse settimane. La notizia della deposizione di Joseph Mifsud è stata data in diretta su Fox News dal giornalista John Solomon: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Joseph Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione di Papadopoulos alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrativa sulla collusione” ha spiegato Solomon incalzato dalle domande di Sean Hannity. “Posso inoltre confermare – ha aggiunto il giornalista – che la Commissione giudiziaria del Senato ha ottenuto la stessa deposizione”.

È proprio Solomon a spiegare che “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla Link University di Roma e London Center of International Law Practice (Lcilp) – due gruppi accademici legati alle diplomazie e servizi di intelligence occidentali – di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016”. Solomon ha ottenuto queste informazioni direttamente dall’avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh.

Di recente, il nome del docente maltese – che in un’intervista rilasciata Repubblica dichiarò di essere “di sinistra” e membro della Clinton Foundation – è emerso in più occasioni ufficialiIl ed è stato più volte citato durante l’audizione alle Commissioni Giustizia e Intelligente dell’ex procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller dal deputato James Jordan. “Il misterioso professore che insegna a Roma e Londra. È lui che l’ha detto a Papadopoulos. È lui che fa partire tutto” afferma il repubblicano James Jordan. “E quando l’Fbi lo interroga, lui mente tre volte eppure voi non lo accuse di nessun crimine” sottolinea il deputato a Mueller, che non ha risposto alle domande. “Mifsud è un agente segreto Usa o russo?” Chiese Jordan, che non ottenne risposte da Mueller.