Chi bollava le dichiarazioni dell’amministrazione Trump e degli ex funzionari sulla presunta cospirazione ai danni della campagna 2016 del presidente Usa come fantasiose “teorie del complotto” ora dovrà ricredersi, perché gli americani su queste cose fanno sul serio: l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti, come riporta il New York Times. Questo significa che i dirigenti e gli ex funzionari dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e permette a Durham di raccogliere testimonianze, accedere ad ulteriori documenti e di formulare delle accuse precise. Significa anche che l’indagine preliminare condotta in questi mesi ha portato alla raccolta di prove significative.

Durham, a seguito della conclusione delle indagini del procuratore speciale Robert Mueller che ha “sgonfiato” l’ipotesi della “collusione” fra lo staff di Trump e la Russia, è stato incaricato da William Barr di determinare se il Dipartimento di Giustizia, l’Fbi e le autorità dell’intelligence hanno agito in maniera impropria e “cospirato” contro Donald Trump nel 2016. “Questo dimostra che Bill Barr sta facendo il suo lavoro” ha commentato su Twitter il deputato repubblicano Mark Meadows. “Coloro che hanno infranto la legge e diffuso la bufala [del Russiagate] ora dovranno affrontarne le conseguenze”.

Estese le indagini di Durham

La notizia conferma le indiscrezioni pubblicate dalla nostra testata, che oggi sono su tutti i giornali. La prima: Barr e Durham non sono tornati a casa a mani vuote dopo i due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani del 15 agosto e 27 settembre. Secondo Fox News, infatti, l’indagine del procuratore John Durham “si è estesa” sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”. Questo smentisce la ricostruzione del premier Giuseppe Conte dopo l’audizione al Copasir. Seconda conferma importante: come riportava Inside Over il 9 ottobre scorso, l’indagine condotta dal team investigativo guidato da Duhram e dall’Attorney general William Barr sull’operato delle agenzie federali alle origini del Russiagate si è “estesa”: Durham, infatti, sta sondando una linea temporale più ampia di quanto precedentemente noto, secondo diversi funzionari dell’amministrazione Trump: il periodo preso in esame va dal 2016 – prima delle elezioni presidenziali di novembre – fino alla primavera del 2017, quando Robert Mueller viene nominato procuratore speciale per il Russiagate.

Ipotesi su ciò che Barr e Durham hanno raccolto a Roma

Quali sono le prove “decisive” raccolte a Roma che hanno permesso a Barr e Durham di passare da un’inchiesta preliminare a un’indagine penale a tutti gli effetti? Secondo quanto riportato dal Daily Beast, Barr e Durham erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il docente maltese al centro del Russiagate, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Mueller – avrebbe rivelato a Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” nel nulla. Nella deposizione audio del docente maltese che i servizi italiani hanno fatto ascoltare ai procuratori americani, Mifsud spiegherebbe il motivo per il quale “alcune persone” vorrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni fra i procuratori americani e l’intelligence italiana. “Nuove evidenze” che hanno indotto Durham ad estendere l’indagine.

Ma a Roma i Procuratori americani hanno parlato con i nostri servizi anche della condotta Michael Gaeta, ex direttore dell’Fbi a Roma, colui che ha fatto circolare il falso dossier sul Russiagate redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele.

La lettera di Varricchio a Conte

Il Corriere della Sera pubblica oggi il testo della lettera, datata 17 giugno, inoltrata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dall’ambasciatore a Washington Armando Varricchio. Non c’è stato alcun passaggio attraverso la Farnesina, il canale è stato diretto e il premier ha autorizzato ai colloqui il capo del Dis Gennaro Vecchione. “Verificare il ruolo svolto da personale Usa in servizio in Italia senza voler mettere in discussione l’operato delle autorità italiane e l’eccellente collaborazione” riporta la lettera.

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