La doppia visita dell’attorney general William Barr e del procuratore John Durham in Italia, il 15 agosto e il 27 settembre, continua ad animare il dibattito politico in Italia e negli Stati Uniti. Il Wall Street Journal parla di “metodo insolito” del ministro della giustizia americano, mentre secondo il New York Times diplomatici e funzionari dell’intelligence dell’ambasciata americana a Roma non sapevano bene quale fosse il motivo della visita nella capitale italiana di Barr. Secondo il Nyt, diplomatici e membri dell’intelligence furono poi “sorpresi” di scoprire che Barr aveva aggirato i protocolli nell’organizzazione della sua missione, durante la quale ha incontrato funzionari italiani politici e dei servizi.

Obiettivo dell’indagine di Washington è stabilire se Roma nel 2016 – nel periodo dei governi Renzi e Gentiloni – abbia collaborato con i democratici per fabbricare false prove sul Russiagate: cosa di cui lo stesso presidente Donald Trump e i repubblicani sono più che convinti. L’ex premier Matteo Renzi, come riporta l’Agi, ospite di Lucia Annunziata, ha spiegato che si tratta di una “complicata spy story che in Usa potrebbero usare per una fiction”; “chi sostiene che nella vicenda ci sia un ruolo nel 2016 del presidente Obama e accusa a me di essermi messo d’accordo con Obama per interferire sulle elezioni americane contro Trump, questa ipotesi non è una spy story, è una farsa, una barzelletta. Non a caso ho agito con azione civile contro il signor Papadopulos che ha detto queste cose”. Secondo il leader di Italia Viva, inoltre, “è giusto” che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “vada al Copasir e spieghi tutto” sulla “spy story, modello fiction americana” che ha coinvolto il ministro della Giustizia, Usa William Barr, “venuto a incontrare segretamente il capo del Dis Vecchione”.

Le richieste di Barr e Durham a Vecchione

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, nei due incontri Barr e Durahm spiegano a Vecchione due cose. La prima: vogliono che l’intelligence italiana gli dica dove si nasconde il professor Mifsud. La seconda: vogliono conferma a quelle che loro dicono essere “le prove” della mano italiana nel “complotto” contro Trump. E a sostegno citano ritagli di giornale e stampate su fonti aperte scaricate da Internet in cui l’ enigmatico professore maltese appare in convegni dove siedono l’ex senatore del Pd Nicola Latorre, e il senatore dem Gianni Pittella e che mettono insieme la Link University di Vincenzo Scotti, dirigenti della nostra intelligence (che lì tengono conferenze) e naturalmente Mifsud, che alla Link ha tenuto alcuni seminari fino a quando non è sparito.

A tal proposito Gianni Pittella afferma: “È vero, come ha scritto Repubblica , ho presentato io Mifsud alla moglie di Papadopoulos. Ma altro che storie di spie: a me del professore interessava solo il suo curriculum, perché così avevo un ospite maltese nei miei panel sul Mediterraneo”. Dopo aver incontrato Vecchione il 15 agosto, il 27 settembre Barr e Durham rivedono lo stesso Vecchione e i vertici dei servizi segreti esteri e interni, il generale Luciano Carta (Aise) e il prefetto Mario Parente (Aisi). È stato proprio Conte a dare l’ok a tutti gli incontri. Attraverso le agenzie di stampa, gli 007 hanno precisato che i vertici di Aise e Aisi hanno partecipato alla riunione con il ministro Barr e la delegazione americana dopo una convocazione per iscritto di Vecchione. Un funzionario dell’ambasciata americana a Roma avrebbe inoltre rivelato al Daily Beast che Barr e Durham erano particolarmente interessati di ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il docente maltese della Link University di Roma al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Robert Mueller – avrebbe rivelato a George Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

Joseph Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” dai radar e dalla Link University di Roma, dove lavorava, e fornito una deposizione audio nella quale spiegherebbe perché “alcune persone” potrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni fra i procuratori americani e l’intelligence italiana.

La settimana calda di Conte

Sul fronte politico, per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si preannuncia una settimana ad altissima tensione sul fronte dei servizi segreti e dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Dopo il doppio incontro del ministro della Giustizia statunitense Barr con i vertici dei servizi segreti italiani, il Presidente del Consiglio ha annunciato di voler dire pubblicamente la sua al Copasir, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Con la nomina di Lorenzo Guerini a ministro della Difesa, il Copasir eleggerà mercoledì pomeriggio il nuovo presidente.

Si profila un testa a testa tra Adolfo Urso (FdI) e Riccardo Molinari (Lega), ma è possibile che tra i due litiganti possa godere un terzo di Forza Italia. Gli azzurri al Copasir sono Elio Vito e Claudio Fazzone. Una volta eletto il presidente del Copasir, Conte potrà finalmente esporre la linea dell’Italia sul Russiagate, la Link Campus University, il professor Joseph Mifsud e George Papadopulos.

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