È da una settimana esatta, ossia dal 2 febbraio, che la narrativa occidentale sullo Sputnik V ha registrato un cambiamento tanto profondo quanto repentino. Il 2 febbraio, in effetti, è accaduto un evento estremamente significativo. Quel giorno The Lancet, una delle riviste mediche più prestigiose del globo, ha emesso il proprio verdetto inequivocabile ed inappellabile sulla questione della dubbia qualità del prodotto dell’Istituto Gamaleya: efficacia comprovata del 91,6%.

Il conto salato del pregiudizio

Lo Sputnik V era stato bersagliato da un’intensa e martellante campagna denigratoria sin dai primordi, accusato a intervalli di essere ineffettivo contro il Covid19 o dannoso per la salute. Alcuni attacchi, i meno ideologici, ponevano l’accento sulle tempistiche della registrazione, rimandando il giudizio definitivo alla pubblicazione dei risultati della terza fase di sperimentazione, ma la stragrande maggioranza presentava un’impostazione maliziosa e apertamente basata su un pregiudizio: la russofobia.

Lo Sputnik V, in sintesi, sarebbe stato inefficace e/o nocivo, persino letale, semplicemente ed esclusivamente perché di fabbricazione russa. Viceversa, un vaccino prodotto in un Paese occidentale sarebbe stato efficace, sicuro ed affidabile appunto perché prodotto in Europa o negli Stati Uniti, ovvero nel mondo avanzato. Lancet, ossia la storia, ha mostrato agli Sputnik-scettici il (caro) prezzo del pregiudizio: l’ambiziosa strategia di vaccinazione comune dell’Unione Europea è crollata sotto il peso degli screzi con Pfizer e AstraZeneca, e, a quel punto, si è resa necessaria l’apertura di un canale di dialogo emergenziale con la Russia per permettere l’ingresso dello Sputnik V nel mercato comunitario.

Il fallimento del modello gestionale europeo ed una serie di altri fattori, in primis l’ottimo rapporto qualità–prezzo dello Sputnik V, si riveleranno protossido d’azoto per il Cremlino: dei comburenti in grado di aumentare la prestazione della diplomazia sanitaria al punto tale da rendere la competizione tra grandi potenze una ricordanza. Invero, ora che la validità del vaccino è stata appurata, e ammettendo che Mosca sappia come soddisfare adeguatamente la domanda globale, l’ultimo tratto del percorso è stato ripulito da ogni ostacolo.

Visegrad guida l’apertura

È tutto pronto per la commercializzazione dello Sputnik V nel mercato comune europeo: la giornata del 9 febbraio si è aperta con la comunicazione che la richiesta di registrazione del vaccino è stata approvata; il prossimo ed ultimo passo sarà il confronto con l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) per ottenere il semaforo verde definitivo. Essendo l’Ema un ente rispondente a Bruxelles, e avendo Bruxelles (e Berlino) palesato la ferrea volontà di dotarsi del vaccino russo, la convalida appare scontata.

Sullo sfondo delle trattative ufficiali nella sfera macro– della realtà europea, trainate dall’opportunista ma perspicace Germania, lo Sputnik V sta venendo già utilizzato in Ungheria, l’esecutivo slovacco ha aperto un tavolo negoziale unilaterale per ordinare una partita e, possibilmente, avviare una produzione in loco, e anche il governo ceco ha comunicato di essere pronto a seguire la linea magiara.

L’Ue fallisce, la Russia ringrazia

Dopo quasi sei mesi di invettive politiche e mediatiche contro lo Sputnik V e di speranze riposte unicamente in una soluzione domestica o proveniente da oltreoceano, contingenze ed errori di calcolo hanno obbligato l’alta dirigenza europea a fare mea culpa e a rivolgersi all’avversario per antonomasia, la Russia, che al rancore per la campagna denigratoria ha intelligentemente anteposto l’interesse monetario nella consapevolezza che pecunia non olet e che la (geo–)pandemia è stata un hobbesiano bellum omnium contra omnes.

Le ricadute a livello di immagine e prestigio, ovvero di potere morbido, sono ampiamente pronosticabili e intuitive per entrambi gli attori: l’Ue è la grande sconfitta, avendo passato in panchina il primo tempo (la battaglia degli aiuti umanitari) e concluso il secondo con un autogoal, mentre il Cremlino capitalizza da quella gigantesca operazione umanitaria (e commerciale) che è stata “Dalla Russia con amore” e dal salvataggio in extremis dei 27.

Sputnik V, V di Vittoria

La normalizzazione tra Ue e Russia, per quanto limitata e strumentale, durerà il tempo della vaccinazione, ma le ripercussioni globali della pandemia saranno invece durevoli e profonde. In primo luogo, i modelli russo e cinese di gestione dell’emergenza sanitaria e di diplomazia umanitaria hanno dato prova di una netta superiorità nei confronti di quelli europeo e statunitense. In secondo luogo, i numeri dello Sputnik V hanno smontato e confutato l’intero impianto narrativo occidentale sulla Russia quale nazione arretrata e incapace di produrre innovazione.

Ad ogni modo, il dietrofront europeo avrà maggiori ripercussioni nel Sud globale che nell’Ue. Quest’ultima, infatti, verrà richiamata all’ordine dall’amministrazione Biden a calamità rientrata, ma la situazione sarà considerevolmente più complicata nelle realtà sottosviluppate e in via di sviluppo dello spazio postsovietico, dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa. Queste realtà hanno trovato nel Cremlino un modello organizzativo da seguire e, soprattutto, un produttore al quale rivolgersi per ottenere un vaccino affidabile nelle quantità desiderate e a prezzi modici – gestione e convenienza, due cose che Ue e Stati Uniti non hanno potuto, e non possono, offrire e che, a parte i ribilanciamenti di influenza e potere a favore della Russia, risulteranno anche nell’accelerazione del processo di de-fascinazione occidentalocentrica in numerose nazioni connotate da mentalità coloniale e complessi esterofili.

In definitiva, l’ordine internazionale postpandemico potrebbe diventare un po’ meno occidentale e un po’ più russo a causa di un uragano che ha travolto ogni teatro coinvolto nella competizione tra grandi potenze e che si è originato a Mosca, nei laboratori dell’Istituto Gamaleya. Quell’uragano possiede un nome, Sputnik V, dove “V” non indica un numero romano, come si crede comunemente ed erroneamente, ma Vaccino (Вакцина) e, dal 2 febbraio, anche Vittoria.