La corsa mondiale dello Sputnik V dell’Istituto Gamaleya di Mosca sta procedendo a ritmo serrato. Approvato per l’utilizzo in un quarto del mondo – sullo sfondo della discordia e della divisione suscitate nell’Unione europea sin dallo scorso agosto – lo Sputnik V si sta rivelando un instrumentum regni estremamente incisivo che, a pandemia terminata, avrà contribuito sensibilmente al miglioramento dell’immagine e all’aumento dell’influenza della Russia in ogni continente.

Il secondo vaccino più richiesto al mondo

Numeri ufficiali alla mano – l’ultimo aggiornamento è dell’11 marzo – lo Sputnik V risulta essere uno dei vaccini contro il Covid19 più richiesti del mondo, il secondo per l’esattezza, e le ragioni sono molteplici: elevata e comprovata efficacia (91,6%), possibilità di stoccaggio a temperature non proibitive e rapporto qualità-prezzo competitivo.

L’11 marzo, ottenuta l’approvazione per l’utilizzo in Namibia, lo Sputnik V ha tagliato un traguardo encomiabile: autorizzato ufficialmente dagli enti regolatori di cinquanta nazioni, un mercato potenziale di un miliardo e trecento milioni di persone. Nei due giorni precedenti, l’uso del vaccino era stato avallato nel regno di Giordania e la Camera di commercio Italia–Russia aveva dato notizia del raggiungimento di un accordo per la produzione in loco.

L’elenco dei governi che hanno voluto riporre fiducia nello Sputnik V è molto lungo, in progressiva e continua espansione, ed è estremamente variegato: nazioni geostrategicamente pivotali e irrilevanti, Paesi europei, asiatici, africani e latinoamericani, nonché economie appartenenti al mondo avanzato, in via di sviluppo e sottosviluppato.

I numeri, da continente a continente

Nel Vecchio Continente è stato comperato ed approvato da attori post-sovietici, come Bielorussia e Moldavia, post-comunisti, come Serbia, Macedonia del Nord e Montenegro, membri dell’Unione europea, come Slovacchia e Ungheria, e micro-stati, come San Marino.

In Africa è stato acquistato ed autorizzato da settentrione a meridione, cioè dagli Stati del mondo arabo – come Algeria, Marocco ed Egitto – in giù: dal Ghana all’Angola, passando per Gibuti, Gabon e Kenya.

Altrettanto estesa e profonda è l’orma dello Sputnik V in Asia, dove è stato registrato e sta venendo utilizzato, anche ricorrendo alla produzione in loco, in Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan, Armenia, Pakistan, Mongolia e Myanmar, e in Medio Oriente, nel quale sta venendo impiegato in Iraq, Iran, Siria, Territori palestinesi, Emirati Arabi Uniti e Libano.

Ultimo ma assolutamente non meno importante è il caso dell’America Latina, il cortile di casa degli Stati Uniti divenuto primo mercato di riferimento dello Sputnik V in termini di approvazioni pro capite. Qui, infatti, il vaccino dell’Istituto Gamaleya è stato autorizzato o ne è stato preannunciato il prossimo arrivo in quasi una nazione su due, ovverosia 13 nazioni su 33 (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Nicaragua, Paraguay, Saint Vincent e Grenadine, Venezuela), e negoziati in tal senso sono attualmente in corso in Colombia, Ecuador e Uruguay.

Un successo previsto

Lo avevamo predetto in tempi non sospetti, all’indomani dell’annuncio dell’11 agosto circa l’avvenuta registrazione, che lo Sputnik V si sarebbe rivelato un successo mondiale e che, soprattutto, avrebbe fatto breccia nel cosiddetto Sud globale.

I rischi di una simile posizione erano evidenti: si trattava di un pronostico formulato in controtendenza e contrapposizione rispetto alla narrativa unidirezionale (e denigratoria) promossa all’epoca da grande stampa e mondo politico, secondo i quali lo Sputnik V sarebbe stato ineffettivo o dannoso per la salute. Alcuni attacchi, i meno ideologici, ponevano l’accento sulle tempistiche della registrazione, rimandando il giudizio definitivo alla pubblicazione dei risultati della terza fase di sperimentazione, ma la stragrande maggioranza presentava un’impostazione maliziosa e apertamente basata su un pregiudizio: la russofobia.

Noi, che non siamo né russofobi né russofili, e neanche chiaroveggenti, avevamo azzardato la previsione sul successo dello Sputnik V basandoci su una conoscenza approfondita del comparto medico-scientifico della Russia, che, pur non essendo noto per la produzione di innovazione destinata al mercato di massa, ha ereditato dall’Unione Sovietica un modello organizzativo e di ricerca e sviluppo all’avanguardia.

Non chiaroveggenza, quindi, ma un’analisi asettica, perché basata sui fatti anziché sul pregiudizio, e aquilina, in quanto elaborata tenendo conto delle principali variabili che avrebbero potuto alterare il ritmo della corsa dello Sputnik V – dalla possibilità del “tonfo diplomatico” in caso di scarsa efficacia alla politicizzazione della questione in Occidente. Quanto predetto è accaduto, incluso il fatto che “i Paesi dello spazio postsovietico e del Sud globale avrebbero avuto il privilegio di ricevere i propri ordini in tempi record”.

Il dopo-pandemia

Oggi, a sette mesi di distanza da quell’11 agosto, la storia ha dato ragione allo Sputnik V e a coloro che hanno creduto in esso sin dagli albori. Le ripercussioni di un tale successo, chiaramente, saranno profonde ed elevate: innumerevoli realtà di spazio postsovietico, America Latina, Asia e Africa hanno trovato nel Cremlino un modello organizzativo da seguire e, soprattutto, un produttore al quale rivolgersi per ottenere un vaccino affidabile nelle quantità desiderate e a prezzi modici – gestione e convenienza, due cose che Ue e Stati Uniti non hanno potuto offrire.

Nel dopo-pandemia, in sintesi, a parte gli ovvi ribilanciamenti di influenza e poterea favore della Russia, si potrebbe osservare l’emergere di fenomeni collaterali, tra i quali l’accelerazione del processo di de-fascinazione occidentalocentrica in quelle nazioni connotate da mentalità coloniale e complessi esterofili che hanno, sì, comperato lo Sputnik V, ma sono state anche testimoni del fallimento dei modelli organizzativi di Europa e America.

In definitiva, l’ordine internazionale postpandemico potrebbe diventare un po’ meno occidentale e un po’ più russo a causa di un uragano che sta travolgendo il mondo intero e il cui punto di origine si trova a Mosca, nei laboratori dell’Istituto Gamaleya. Quell’uragano possiede un nome, Sputnik V, dove “V” non indica un numero romano, come si crede comunemente ed erroneamente, ma vaccino.