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L’Unione Africana bacchetta l’Ecowas e frena sulla possibilità di un intervento armato in Niger, l’India non estende l’invito al G20 di settembre all’Ucraina. E poi una retata della Metropolitan Police, che ha sgominato una rete di spie al servizio dell’intelligence russa in Regno Unito, la lunga coda della guerra civile libica e il lento negoziato tra Stati Uniti d’America e ayatollah sul nucleare iraniano: ecco le cinque notizie del giorno.

Il veto dell’Unione Africana: no all’intervento militare in Niger

Non vuole risolversi la crisi in Niger, dove i militari golpisti che hanno deposto il presidente Bazoum continuano a governare il Paese malgrado il mancato appoggio internazionale. L’ultimatum (scaduto) dell’Ecowas è in un certo senso ancora valido (le forze di riserva degli Stati membri sono pronte per essere dispiegate), ma ora a complicare l’impegno a ripristinare l’ordine manu militari in Sahel si è aggiunta l’Unione Africana. Il Consiglio pace e sicurezza dell’organizzazione che comprende tutti e 55 gli Stati africani si è rifiutato di raccomandare un intervento militare contro i ribelli nigerini. “Potrebbe scatenarsi un bagno di sangue“, ha dichiarato un diplomatico africano citato da Le Figaro. Intanto il segretario di Stato Usa Antony Blinken è convinto che la via diplomatica non si sia ancora esaurita: “Restiamo molto concentrati sulla diplomazia per ottenere i risultati che vogliamo, ovvero il ritorno all’ordine costituzionale, e credo che continui ad esserci spazio per la diplomazia per raggiungere quel risultato”.

L’India non invita l’Ucraina al G20: la guerra sparisce dal focus del vertice

Ha destato sorpresa la scelta del governo indiano di non estendere all’Ucraina l’invito a partecipare al G20 in programma il 9-10 settembre a Nuova Delhi. Secondo quanto trapelato su Sky News, nell’elenco dei Paesi accolti in India il mese prossimo non c’è Kiev, ma c’è la Russia di Vladimir Putin. Il presidente russo non ha ancora confermato la sua presenza al vertice annuale: una fonte del Cremlino avrebbe detto a Nbc News che Putin starebbe valutando se andare. “Tutti i Paesi del G20 sono stati invitati al summit dei leader”, ha spiegato il ministro degli Esteri di Nuova Delhi Subrahmanyam Jaishankar. “Abbiamo preso la decisione – ha proseguito – di non invitare Kiev al G20 perché è una piattaforma focalizzata sulla crescita globale e questo deve restare al centro dell’attenzione. Il G20 non è il Consiglio di sicurezza dell’Onu, non si occupa di sicurezza. Il primo ministro Modi ha incontrato Zelensky alla Cop26, poi al G7 a Hiroshima, e abbiamo buone e solide relazioni con l’Ucraina in campo economico, militare, tecnologico e di sicurezza alimentare”.

Spie russe in Inghilterra, tre arresti: usavano documenti falsi (anche italiani)

L’Inghilterra si conferma la culla delle ingerenze russe. Scotland Yard ha posto in arresto lo scorso febbraio tre persone, due uomini e una donna, accusati di aver utilizzato 19 documenti di identità falsi, tra cui patenti e passaporti di varie nazioni europee (inclusa l’Italia), e di aver passato informazioni ai servizi segreti della Federazione russa. Altri due individui coinvolti nelle attività del gruppo sono stati fermati e rilasciati su cauzione. Orlin Roussev, Biser Dzhambazov e Katrin Ivanova, tutti cittadini bulgari, usavano un appartamento a nord-ovest di Londra, nei pressi della base militare di Northolt, per spiare obiettivi in Germania, Montenegro e Inghilterra fingendosi giornalisti di importanti testate giornalistiche occidentali grazie a dei pass stampa contraffatti. Il trio è tuttora in custodia e attende la prima udienza fissata a settembre di quest’anno. Il processo si celebrerà a gennaio del 2024.

Scontri tra milizie in Libia: 55 morti e 146 feriti

Si risveglia l’incubo della violenza in Libia. Dopo l’arresto del comandante della Brigata 444, Mahmoud Hamza, da parte delle forze speciali di deterrenza “Rada”, la capitale Tripoli è diventata teatro di scontri tra le due milizie rivali. La liberazione di Hamza ha portato poi a una pausa dei combattimenti, ma il bilancio è quello di una zona di guerra. L’Ansa segnala 55 morti e 146 feriti, mentre il ministero della Sanità libico ha chiesto agli schieramenti in campo di permettere l’accesso ai soccorsi nelle zone più critiche di Tripoli. I residenti sono stati costretti a rimanere rinchiusi nelle loro abitazioni prima dell’evacuazione di almeno 234 famiglie, cifra comunicata dal Centro di Medicina d’emergenza (Cmu) in un post su Facebook. Non sono note le ragioni dietro la cattura di Hamza, ma la disputa tra le due fazioni armate tra le più influenti di tutta la Libia (già scontratesi lo scorso maggio) mostra l’insanabile frammentazione del Paese: la brigata 444 è affiliata al ministero della Difesa del governo di Tripoli, mentre la Rada è un corpo indipendente di polizia che interviene contro trafficanti e jihadisti.

Washington (ri)prova a convincere Teheran a rinunciare al nucleare

Gli Stati Uniti stanno tenendo dei colloqui informali con l’Iran per raggiungere una difficile de-escalation delle tensioni tra i due Paesi. Lo scopo di questi negoziati è quello da un lato di risolvere l’annosa questione del nucleare iraniano e dall’altro di fermare la cooperazione militare tra il governo di Teheran e quello di Mosca. Nonostante il regime degli Ayatollah continui a negare l’invio di armi alla Russia, il Cremlino sta facendo ampio uso in Ucraina di droni prodotti dal partner mediorientale, in particolare gli Shahed. Gli Usa stanno conducendo queste trattative parallele dopo aver ottenuto una prima apertura con il trasferimento di cinque prigionieri statunitensi ai domiciliari in cambio del ripristino di 6 miliardi di asset iraniani precedentemente congelati dalle sanzioni. Da Washington si scorge un cauto ottimismo, ma secondo fonti diplomatiche sentite dal Financial Times il governo americano chiede un ulteriore sforzo sulle forniture belliche garantite a Mosca.

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