Le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono ad un minimo storico e la percezione del nemico alle porte non si avverte più solo a Washington ma anche nei singoli stati che compongono l’unione. La paura per la presenza di spie cinesi nei maggiori centri economici ed industriali del Paese si aggiunge a quella di una possibile infiltrazione di Pechino nell’America più profonda.
Per questo motivo solo quest’anno i legislatori di 33 Stati hanno presentato 81 leggi per proibire al governo del gigante asiatico, ad alcune sue imprese e a molti suoi cittadini di fare incetta di terreni agricoli e di proprietà in prossimità di basi militari. Secondo un’analisi del Washington Post almeno una dozzina di questi provvedimenti sono già in vigore in Alabama, Idaho e Virginia. Approvate in gran parte da legislature a maggioranza repubblicane, queste norme hanno però spesso raccolto un sostegno bipartisan in nome della protezione della sicurezza nazionale.
Il sospetto dei legislatori è che terreni e proprietà agricole possano essere impiegati per condurre attività di spionaggio ai danni delle vicine infrastrutture militari Usa. Un’altra preoccupazione dei parlamentari è quella di impedire ad entità straniere di minacciare le forniture alimentari. “Questo è un problema che ha un impatto diretto su tutti i cittadini dell’Ohio. Il nostro stato è in una condizione di vulnerabilità agli attacchi dei nemici”, così la deputata del Gop Angie King ha presentato il provvedimento che stabilisce divieti di acquisti per individui con legami con la Cina, la Russia e la Corea del Nord.
L’allarme per le attività sospette del regime di Xi Jinping è andato crescendo negli ultimi due anni quando sono state presentate 30 proposte di legge. Il picco si è raggiunto a inizio anno quando le forze aeree americane hanno abbattuto un pallone spia di Pechino che aveva sorvolato il Paese. Un altro fattore alla base di questo aumento dei provvedimenti che prendono di mira i cittadini cinesi è l’intolleranza contro le persone di origine asiatica e la conseguente ondata di crimini d’odio ai loro danni.
L’ex presidente Donald Trump è stato tra i primi a introdurre nel dibattito nazionale la paura per il Paese del dragone sfruttando a fini politici anche l’epidemia di covid-19, da lui definita kung flu, dopo anni di una guerra commerciale che continua, in parte seppur con toni diversi, sotto l’amministrazione Biden. Rispetto ai parlamenti statali il Congresso di Washington negli ultimi tre anni ha registrato la presentazione di un numero inferiore di disegni di legge, poco più di una decina, e nessuno di questi è stato approvato.
Per cercare di ridimensionare i timori che il nemico abbia infiltrato uno dei gangli vitali del Paese diversi esperti citano un report pubblicato dal Dipartimento dell’agricoltura Usa secondo il quale investitori cinesi possiedono appena l’1% dei terreni agricoli americani, in pratica, come lo definisce Joe Glauber, ricercatore dell’International Food Policy Research Insitute, “una goccia nel mare”.
L’attività legislativa in questione sta intanto raccogliendo le proteste delle organizzazioni a difesa dei diritti civili. Tra queste The American Civili Liberties Union sta sfidando la costituzionalità di una legge approvata in Florida. “Ogni individuo negli Stati Uniti gode della stessa protezione in base alla Costituzione, inclusi i cittadini di altre nazioni” sostiene Ashley Gorsky, avvocato coinvolto nella causa contro lo stato del repubblicano Ron DeSantis. “Ci aspettiamo che la retorica politica si accenda ulteriormente e altre leggi vengano approvate. Anche i legislatori statali vogliono apparire duri con la Cina” dichiara John C. Yang, presidente del gruppo Asian American Advancing Justice.
Non aiuterà a rasserenare la situazione la campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno che si annuncia tra le più feroci degli ultimi anni.
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