“Spiamo le aziende cinesi”: che cosa c’è dietro l’ammissione della Cia

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La Central Intelligence Agency (Cia) è uscita allo scoperto: anche gli Stati Uniti stanno conducendo un’intensa attività di spionaggio contro la Cina. L’ammissione è arrivata direttamente da Michael Ellis, vicedirettore dell’agenzia, che nel corso di una conferenza pubblica sulla sicurezza informatica. Ellis ha esplicitamente affermato che le aziende cinesi sono un obiettivo legittimo. Colpa, questa è la successiva spiegazione, dell’intensificarsi della competizione economica tra Washington e Pechino.

Non solo: i funzionari statunitensi sono convinti che il gigante asiatico non possieda una comunità imprenditoriale indipendente paragonabile a quella esistente in Europa o negli Usa, e proprio questo giustificherebbe le operazioni della Cia in settori strategici come quelli dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori e delle biotecnologie. A differenza dei rivali geopolitici del passato, ha aggiunto ancora Ellis, la Repubblica Popolare Cinese “rappresenta per noi una minaccia di tipo fondamentalmente diverso, perché la competizione è di natura economica”.

Uscire allo scoperto

Ci sono altre dichiarazioni curiose rilasciate da Ellis. A suo avviso, la Cia sarebbe stata costretta ad ampliare il proprio raggio di spionaggio perché le informazioni sulle tecnologie più rilevanti e innovative “non si trovano negli stessi luoghi in cui si trovano le informazioni di intelligence politica o militare estera”. Informazioni del genere “risiedono nel settore privato, o comunque in un settore in cui la Cina deve avvicinarsi il più possibile, per così dire, al settore privato”, ha sottolineato ancora il vicedirettore dell’agenzia statunitense.

Come ha fatto notare il New York Times, le parole di Ellis si discostano dal modus operandi stabilito dalle precedenti amministrazioni Usa, che in genere tracciavano una linea di demarcazione tra lo spionaggio considerato “lecito” (come la raccolta di informazioni condotta a fini di difesa nazionale e politica estera) e quello motivato da interessi economici.

Sia chiaro: gli 007 statunitensi non hanno sempre fatto caso alla demarcazione morale tra i due citati tipi di spionaggio. La grande differenza è che nessuno, fino all’intervento di Ellis, era mai stato così esplicito alla luce del sole. “Abbiamo sempre raccolto informazioni in un modo o nell’altro. La differenza ora è che non si tratta più solo di carri armati, missili e sottomarini”, ha proseguito ancora lo stesso Ellis.

Il messaggio della Cia

C’è un altro aspetto curioso in questa vicenda: la tempistica delle dichiarazioni di Ellis. Ammettere che la Cia stia da tempo conducendo operazioni di spionaggio contro le aziende cinesi significa avvisare Pechino. Ma anche, probabilmente, complicare l’imminente vertice in programma negli Usa tra Donald Trump e Xi Jinping.

La rivalità sull’intelligenza artificiale e sul commercio, ovvero due dei settori attenzionati dagli spioni americani, dovrebbe essere tra i dossier più caldi affrontati dai due leader.

Le uscite di Ellis sono inoltre arrivate lo stesso giorno in cui l’amministrazione Trump ha emesso un avviso pubblico per mettere in guardia sul fatto che le aziende cinesi di Ia si stavano dedicando al furto “su scala industriale” di segreti commerciali ai danni delle loro controparti statunitensi.

L’allerta, emessa dalla National Security Agency, dal Federal Bureau of Investigation e dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, elencava diverse importanti aziende cinesi di intelligenza artificiale che, a detta dell’agenzia, sarebbero coinvolte in questa pratica, nota come distillazione, almeno dal 2024.

L’ultimo messaggio inviato a Pechino riguarda la recente riorganizzazione della Cia che ha compreso, tra le varie novità, la creazione di un centro per le missioni informatiche. Anche gli hacker cinesi sono stati avvertiti.