Spagna verso il voto, la sfida del Partito Popolare e di Feijoo per spodestare Sanchez

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Otto anni di traversata del deserto si concluderanno il prossimo 29 novembre? Per il Partito Popolare spagnolo guidato da Alberto Nunez Feijoo la sfida del voto anticipato, convocato dal presidente del governo Pedro Sanchez dopo la sconfitta in Parlamento dei decreti sulla casa ,sarà una partita decisiva per riannodare un filo spezzatosi il primo di giugno del 2018. In quell’occasione Sanchez soffiò il governo a Mariano Rajoy, in sella da sei anni, con la prima sfiducia costruttiva di successo alle Cortes Generales della storia repubblicana di Madrid e, da allora in avanti, per i conservatori di Madrid il leader socialista è stato un avversario di primo piano.

Feijoo e la sfida a Sanchez

Sempre sul filo, sempre con maggioranze risicate, sempre più orientato a sinistra e in sinergia con i localismi e gli autonomismi, Sanchez è riuscito a superare tre voti anticipati e a mantenersi al potere, anche dopo che nel 2023 i Popolari hanno sorpassato i socialisti senza però riuscire a formare una coalizione in grado di governare. Sanchez è stato abile a coagulare attorno al Psoe la sinistra di Sumar e i partiti baschi, catalani, navarri e galiziani, richiamando l’ipotesi che una vittoria popolare avrebbe aperto a una coalizione con la destra nazionalista di Vox.

Ora il Pp si avvia al voto da grande favorito: è tra il 32 e il 34% nei sondaggi, attorno ai livelli del 2023, quando superò di poco il 33%. Il Partito Socialista è dato in discesa dal 31,7% conquistato oltre tre anni fa, al 26-27% odierno, Vox in salita dal 12 al 18% circa. Ad oggi il sistema sembra in via di definizione per consentire, potenzialmente, una coalizione tra Pp e Vox dopo il voto, anche se la situazione resta complessa.

Feijoo e Ayuso, le due anime del Pp

Il Partito Popolare ha governato negli Anni Novanta e Duemila con un esecutivo guidato da una figura come José Maria Aznar, conservatore tutto d’un pezzo e neoliberale convinto che però riuscì nel suo primo mandato (1996-2000) a coabitare con il sostegno esterno dei partiti regionalisti, e poi con il citato Rajoy, figura di stampo più moderato e di centro-destra, che si trovò a governare, con discreti risultati, la risposta alla crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona e a subire l’esplosione, gestita con una durezza spesso criticata, della spinta indipendentista catalana nel 2017. Ora Feijoo, ex governatore della Galizia (stessa comunità di origine di Rajoy) lo guida in una fase critica dove nella formazione tradizionalmente egemone del mondo conservatore spagnolo convivono tre tendenze.

La prima: sul piano interno, la formazione vive un profondo dualismo tra la sua ala più tradizionale e la componente interna che fa riferimento alla governatrice di Madrid Isabella Diaz Ayuso, nettamente spostata a destra, che nel suo territorio ha risposto all’ascesa di Vox appropriandosi con forza di molti suoi temi. Agustín Menéndez, giurista e docente all’Università Complutense di Madrid, ha dichiarato a Il Sussidiario che nella capitale il Partito Popolare “applica politiche che combinano in maniera disinvolta un neoliberismo al limite dell’anarcocapitalismo con il culto di una peculiare identità basata sulla hispanidad”, un richiamo nazionalista e identitario che è distante dal centrodestra tradizionale. Otto anni di opposizione a Sanchez hanno appiattito molte differenze dentro il mondo popolare ma, chiaramente, questo dualismo potrebbe riproporsi se, dopo il voto, la destra avesse abbastanza voti da poter immaginare una coalizione ma non sufficienti da governare da sola.

Il Partito Popolare alla prova di Vox

E si viene al secondo punto: il rapporto con Vox, il cui leader Santiago Abascal mira a conquistare abbastanza suffragi da rendere possibile una coalizione con il PP. Feijoo non ha chiuso all’ipotesi di un governo con Vox e, in tal senso, questa sarebbe una replica di uno scenario già presente in quattro regioni spagnole. In tal senso, per i Popolari la presenza in cabina di regia di una figura moderata e dalla scarsa propensione ad assecondare le istanze più radicali di Vox potrebbe contribuire a garantire una compensazione alle pressioni di Vox, se la formazione di Feijoo evitasse di inseguire sui suoi temi un partito che sta già ponendo in campo i topos narrativi della lotta dura all’immigrazione clandestina e della remigrazione e, come riporta El Constitucional, sta già aprendo, senza fornire prove, all’ipotesi che Sanchez possa tentare di manipolare il processo elettorale.

Per la sinistra, Vox è ciò di più simile all’eredità del vecchio regime franchista che esista nella politica spagnola, per Feijoo un potenziale partner la cui istituzionalizzazione imporrebbe un processo attento e di costante supervisione. Potrà il sovranismo a tutto campo di Vox convivere con l’europeismo maggioritario nel Partito Popolare? Potrà il nazionalismo di Abascal essere inserito in un eventuale governo formato da un esponente di una comunità locale, la Galizia, che Feijoo ha governato con un occhio alla sua identità tradizionale e storica? L’ipotesi più concreta è quella di un patto di potere ben definito e come spiega Politico.eu, “le regioni in cui PP e Vox governano attualmente insieme — Andalusia , Aragona, Castiglia e León ed Estremadura — offrono degli indizi: i ministeri controllati da Vox sono principalmente legati all’agricoltura, al welfare e alla famiglia”.

La sfida delle politiche abitative

Si arriva all’ultimo punto, il più scontato ma dirimente. Feijoo e i Popolari possono già proiettarsi come forza futura di governo ma dovranno gestire un mese e mezzo di campagna elettorale in cui Sanchez è pronto a rilanciare la palla nel loro campo ora che la partita dall’immigrazione post-Ceuta sembra essersi spostata nel campo della sfida abitativa e, in particolar modo, a puntare politicamente contro le proposte di Vox, apertamente favorevoli al combinato disposto tra una svolta securitaria contro le occupazioni e al rifiuto della mano pubblica. “Vox respinge categoricamente le politiche di controllo degli affitti varate dal governo”, scrive El Confidencial, aggiungendo che la formazione di Abascal “propone di attuare procedure di sfratto accelerate, entro un massimo di 48 ore, e di conferire alle Forze di Sicurezza dello Stato maggiori poteri e risorse legali per intervenire senza ostacoli giudiziari“. I Popolari hanno una visione più articolata che mira a coniugare la mano pubblica e quella privata nel sostegno alle fasce più svantaggiate e, ricorda Voz Populi, sostiene l’edificazione di 250mila immobili all’anno e misure fiscali volte a agevolare i meccanismi di mercato.

Una sfida che parla anche all’Europa

Per i Popolari, dunque, la partita è duplice. Da un lato Feijoo mira a spodestare Sanchez, il cui Partito Socialista è stato battuto dai popolari in termini di consensi alle politiche del 2023, senza però che ciò si concretizzasse in Parlamento in una maggioranza alternativa, e davanti al quale la destra si è piazzato alle Europee del 2024 e in diversi voti locali. Dall’altro, il Partito Popolare dovrà puntare a capire come governare, in caso di successo, senza snaturarsi e, in tal senso, la prospettiva di una dipendenza da Vox pone diversi problemi politici. Tutto questo avrà anche un riflesso europeo: mentre in Francia e Italia partiti di destra nazionalista (il Rassemblement National a Parigi, la Lega prima e Fratelli d’Italia poi) hanno svuotato i consensi di formazioni popolari ormai ridimensionata (Les Republicains e Forza Italia) e mentre in Germania Alternative fur Deutschland sopravanza la Cdu in tutti i sondaggi, analogamente a quanto succede con la Fpo rispetto ai popolari dell’Ovp in Austria, in Spagna, così come nel vicino Portogallo, è ancora il centrodestra tradizionale a dare le carte.

I Popolari spagnoli, in caso di successo al voto, si proietterebbero anche in prima fila nel Partito Popolare Europeo per pesare strategicamente alla vigilia di un anno critico per la definizione del bilancio europeo e dei prossimi vertici della Banca centrale europea, processi in cui Stati mediterranei come Spagna e Italia devono muoversi con attenzione. Il voto iberico, dunque, parlerà anche all’Europa. E il pallino del gioco è in mano a un’opposizione che sogna il ritorno al potere. Ma dovrà, da qui al 29 novembre, superare diverse insidie.

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