In Spagna, di recente, ha visto la luce la Fundacion de Civilizacion Hispanica, associazione di studio che si ripropone di rivendicare “senza complessi” l’identità storica, culturale e sociale del Paese e rilanciare sul piano culturale una battaglia favorevole al riconoscimento dell’unità inscalfibile della nazione e dell’Estado in un’era segnata dalla questione catalana e da altre spinte centrifughe regionali in Galizia e Paesi Baschi.
Tra i nomi dei patrocinatori del nuovo ente figurano personalità notevolmente in vista, come l’ex presidente di Telefonica, Cesar Alierta e il marchese Jaime Carvajal y Urquijo, capitano di finanza amico intimo del re Felipe VI. Suo ideologo principale è l’ispanista Borja Cardelús, che ha portato avanti negli ultimi mesi una campagna attiva per riconsiderare la storiografia nazionale in relazione ad uno dei capitoli più controversi del passato: la colonizzazione delle Americhe nei decenni successivi all’approdo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo.
La rilettura dell’età dei conquistadores
Come spiegato da Il Messaggero, la Fundacion si autodefinisce una “lobby morale” avente l’obiettivo di “rifare il lifting alla reputazione dell’ ex impero, “figurata e distorta dalla propaganda degli antichi rivali”. Cardelús, in particolare, ha dichiarato che “Regno Unito e Olanda […] trovarono sponda nelle cronache del Frate Bartolomé de las Casas per dipingere i conquistadores come autori di un genocidio e promuovere una propria immagine internazionale positiva, attraverso la cultura e l’educazione”.
Cardelús, ex sottosegretario all’Ambiente del governo Aznar, rivendica i meriti insiti all’impresa coloniale di un Paese che “ha incorporato un intero continente alla cultura occidentale, ha salvato le razze indie dall’estinzione, ha fatto un grande lavoro di meticciato, ha globalizzato il pianeta con la scoperta dell’ America e del Pacifico, ha creato i diritti umani, instaurati nel XVI secolo dalla Scuola di Salamanca. Avrebbe potuto vendere tutto questo, invece cosa ha venduto all’ estero? Nulla”. In un’intervista al Guardian, il 71enne scrittore ed ex funzionario pubblico, vicepresidente della nuova fondazione, ha chiaramente stabilito le motivazioni finali del suo lavoro: “rafforzare l’autostima e la comunanza di vedute degli spagnoli riguardo alla loro storia condivisa e al loro contributo alla storia umana”.
L’impero funzione dell’identità della Spagna unita
Nell’editoriale di apertura al numero di Limes di ottobre 2017, dedicato al contrasto ispano-catalano, Lucio Caracciolo ha scritto: “La Spagna soffre di iperstoricismo. Nessun altro grande Paese europeo si dilania tanto intensamente intorno al suo passato”, attorno “all’infinita ricerca del vello d’oro che possa guarire le ferite di un Paese dal formidabile irradiamento linguistico e culturale, erede oramai peninsulare di un impero transcontinentale che nel siglo de oro si ergeva egemone fiero e ammirato su gran parte del pianeta, ma che da trecento anni è ripiegato nella febbrile anamnesi delle cause di tanto declino”.
L’impero, la conquista delle Americhe e l’epopea dei conquistadores, che innegabilmente coincisero con il drammatico tracollo demografico delle popolazioni amerindie, furono, in pratica, il volano dell’unità della Spagna fondendo la proiezione europea ed africana di Madrid con l’espansione mediterranea di marca catalano-aragonese nel nuovo interesse dell’espansione coloniale di matrice economica, militare, culturale e commerciale.
Forse Caracciolo non è completamente dalla parte della ragione affermando che “la Spagna aveva senso come impero”, tuttavia coglie sicuramente un punto fondamentale: la funzione dell’unità del Paese iberico fu la sua proiezione nel mondo, persa la quale la Spagna si è trovata di fronte alle sue faglie e contraddizioni identitarie interne. L’intento della Fundacion è, in questo contesto, lineare: reagire alle sfide all’integrità territoriale del Paese attraverso la riaffermazione della narrazione di una Spagna storicamente coesa nei suoi intenti e nei suoi interessi.
I precedenti: la “leggenda nera” dell’Inquisizione
Risulta comprensibile che Cardelús, nella sua impostazione dialettica, richiami l’esposizione dei sostenitori di un’ulteriore battaglia di revisione storiografica, quella condotta dai fautori della cosiddetta “leggenda nera” sull’Inquisizione, organizzazione che sarebbe stata screditata da autori protestanti e illuministi per indebolire la posizione della Spagna dal XVI secolo in avanti sfruttando pregiudizi anti-iberici e anticattolici.
Ogni tentativo di piegare la storia alle narrazioni politiche odierne può risultare, potenzialmente, pericoloso e controproducente; tuttavia, in Spagna risulta difficile definire quali eventi appartengano oramai al passato e quali, invece, siano i prodotti diretti della contemporaneità. In una nazione che trasuda storia come la Spagna, l’iniziativa della Fundacion de Civilizacion Hispanica, al di là di qualsivoglia giudizio di valore, ci ricorda quanto possa pesare il tema dell’elaborazione dell’identità nelle dialettiche politiche moderne.
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