Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato poche ore fa in conferenza stampa la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre. Un presa d’atto della situazione politica, da parte del primo ministro socialista, a seguito della sconfitta in Parlamento subita dal suo governo la scorsa settimana, che ha bloccato misure d’emergenza considerate fondamentali per affrontare la crisi abitativa che scuote la Spagna.
I partiti dell’opposizione di destra hanno infatti unito i propri voti per costringere il governo a ritirare due decreti d’urgenza. I provvedimenti contenevano disposizioni necessarie al fine di ridurre gli sfratti e per contrastare la speculazione immobiliare, due temi ritenuti centrali dall’opinione pubblica del Paese. A Sanchez, dunque, non è rimasta altra scelta che chiedere le elezioni anticipate e andare al voto. Il rifiuto è arrivato da PP, Vox e Junts.
Il PP, con Juan Bravo, ha respinto le misure del governo affermando che otto anni di politiche di Sanchez fatto salire i prezzi (circa +74% delle case e +45% degli affitti tra 2018 e 2026, secondo le stime del partito), con un deficit di offerta superiore alle 700.000 abitazioni. La soluzione indicata è costruire di più, non proroghe forzose né limiti agli sfratti. Per Junts, inoltre, i decreti erano «ingannevoli» perché non impediscono ai fondi di continuare a comprare e speculare.
Elezioni anticipate in Spagna
Secondo El Mundo, la scelta di Sánchez è arrivata dopo una settimana particolarmente difficile per il Primo ministro. La questione dell’accessibilità degli alloggi, infatti, ha alimentato un malcontento che si è diffuso a macchia d’olio, con proteste e manifestazioni in diverse città spagnole.
A fare da detonatore, il mese scorso, è stato lo sfratto trasmesso in diretta televisiva di una donna di 87 anni a Madrid, episodio che ha provocato un’ondata di indignazione e ha rafforzato la richiesta di risposte concrete al governo. Negli ultimi tempi, riferisce il quotidiano, gli spagnoli hanno chiesto con insistenza soluzioni sul fronte dell’emergenza abitativa.
Nel suo discorso, Sanchez ha contrapposto il suo governo alla linea dell’opposizione sul diritto alla casa: «Di fronte ai loro attici, ai loro tagli e al loro servilismo verso le élite – ha accusato il premier spagnolo – il nostro impegno con la gente: casa a prezzi accessibili, servizi pubblici e diritti sociali. La Spagna deve continuare ad avanzare e, per questo, abbiamo bisogno che i cittadini amplino la nostra forza in Parlamento. Tocca mobilitarsi. Tocca lottare. Il 29 novembre faremo la storia. Di nuovo».
Sánchez, 54 anni, guida il governo dal 2018 ed è tra i leader europei più longevi. Il suo futuro politico, e la direzione che prenderà la Spagna, saranno ora decisi dagli elettori il 29 novembre. Sullo sfondo di una campagna elettorale che si preannuncia accesa ci saranno proprio la crisi abitativa.
Fonti:
El Mundo, «Pedro Sánchez convoca elecciones generales para el próximo 29 de noviembre», video, El Mundo, 5 ottobre 2026, https://www.elmundo.es/espana/2026/10/05/6ac350d3e9cf4aca4c8b4570-video.html.
Andrea Muratore, «Spagna, i decreti sulla casa del Governo bocciati in Parlamento: Sanchez pensa al voto anticipato», InsideOver, 2 ottobre 2026, https://it.insideover.com/politica/spagna-i-decreti-sulla-casa-del-governo-bocciati-in-parlamento-sanchez-pensa-al-voto-anticipato.html.