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Con 180 voti a favore e 169 contrari, il parlamento spagnolo ha approvato la mozione di sfiducia del leader del Psoe, Pedro Sanchez, contro il primo ministro  Mariano Rajoy. Una mozione di sfiducia storica perché, per la prima volta, la Spagna ha un premier divenuto tale grazie a questo meccanismo previsto dall’articolo 114 della Costituzione. Ma, fino ad oggi, una mozione di sfiducia presentata aveva avuto esito positivo.

Chi ha votato a favore e chi contro

I 180 deputati che hanno votato a favore della mozione di Pedro Sanchez, compongono un quadro eterogeneo e assolutamente eclettico. Oltre ai  socialisti, il cui leader ha promosso la mozione, hanno appoggiato Sanchez i “populisti” di Podemos, i partiti catalani Erc e PDeCAT, i nazionalisti baschi di Bildu e soprattutto il Partito nazionalista basco (Pnv).

Sono in particolare stati loro, i deputati dal Pnv,  l’ago della bilancia. Partido Popular e nazionalisti baschi avevano storicamente un accordi di governo locale che estendeva i suoi effetti anche nel parlamento di Madrid. Lo “strappo” fra Rajoy e nazionalisti baschi è stato argomentato da questi ultimi come frutto di un mero calcolo politico. In realtà il Pnv avrebbe continuato a sostenere il governo, ma temeva l’offensiva del nuovo partito di centrodestra.

I  contrari sono stati il Partido Popular e Ciudadanos. Il primo perché partito che esprimeva Mariano Rajoy come primo ministro. Il secondo perché non poteva sostenere una mozione presentata dai socialisti e sostenuta dalle sigle come Podemos e gli indipendentisti.

Il movimento di  Albert Rivera si presenta come partito nuovo ma della stabilità, centrista più che di destra. Non avrebbe mai sostenuto un voto “di rottura”. Questo però non significa che non volesse la caduta di Rajoy. La differenza è che loro chiedevano e chiedono elezioni anticipate e non un governo a guida Sanchez.

Una fase di grande cambiamento

Il blocco che ha sostenuto la mozione Sanchez non sembra destinato ad avere vita lunga. Il  compromesso non è un’arte che rientra nelle logiche politiche spagnole. E infatti, nonostante la volontà di Rajoy e gli accordi con Rivera e i socialisti, il compromesso con i due partiti è naufragato.

Le motivazioni giudiziarie sono state chiaramente fondamentali. Il caso Gürtel ha colpito nel profondo l’immagine del primo ministro e  la sentenza dell’Audiencia nacional non ha lasciato dubbi sulla corruzione all’interno del partito di governo. Il tribunale ha condannato il Partido Popular e alcuni suoi rappresentanti dopo aver scovato una rete di corruzione e tangenti ramificata ed estremamente profonda.

Preso atto di questo, è chiaro che alla motivazione giudiziaria subentra una motivazione politica. Questo assetto di governo e parlamentare non piaceva più ai partiti parte del compromesso. L’attuale parlamento di Madrid è un parlamento “falso”. I sondaggi rivelano un crollo del Partido Popular che da primo potrebbe essere addirittura quarto, sfiorando, ma non raggiungendo, il 20% dei consensi.

Dall’altro lato, il Partito socialista prova a risalire la china cercando tornare almeno sopra il 20%. E Ciudadanos, che vive la scalata per prendere  la leadership del centrodestra, potrebbe lanciare la sua definitiva opa su tutto il blocco rubando voti al partito di Rajoy. Un fatto già avvenuto in Catalogna e che adesso potrebbe ripercuotersi in caso di prossime elezioni. E infatti Sanchez aveva offerto a C’s di votare la sfiducia promettendo elezioni in poco tempo.

Difficile che il governo Sanchez abbia vita lunga. Innanzitutto perché il partito dello sfiduciato Rajoy ha molto più voti di quello del premier designato. Per cui ci sarebbe il paradosso di un’opposizione molto più compatta e forte del governo. Inoltre, la sua compagine di governo è una miscela a dir poco eterogenea fatta di indipendentisti, socialisti, ed estremisti, in cui Podemos balla tra il populismo e l’estrema sinistra. Non c’è una linea strategica. La mozione di sfiducia non è un programma di governo e le divergenze d’interessi sono enormi. A cominciare dal regionalismo, che in Spagna ribolle. 

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