Non si placa l’ondata di attacchi da parte della grande stampa iberica nei confronti della Russia. A ottobre fu la volta della questione catalana, quando tutti i media spagnoli espressamente contrari al referendum secessionista incolparono Mosca di avere architettato una strategia di disinformazione tale da aver alimentato il sentimento indipendentista. Dalle pagine di tutti i maggiori quotidiani piovevano (e continuano a piovere) accuse sulle fabbriche di troll in territorio russo che, attraverso Twitter e falsi account di Facebook, avrebbe orientato l’opinione pubblica distorcendo la realtà dei fatti. Un’accusa poi estesa anche alle agenzie di stampa russe legate al Cremlino (in primis Sputnik e Russia Today) incolpate di aver coperto le settimane antecedenti al voto del primo ottobre e le giornate a cavallo del referendum mostrando in modo positivo le istanze secessioniste e descrivendo il comportamento del governo centrale di Madrid come autoritario e violento.

Un sentimento in generale russofobico che è penetrato anche nello stesso governo Rajoy che, pur se formalmente non ha mai accusato il governo russo di aver ordito un piano di disinformazione a favore dell’indipendentismo catalano, ha più volte fatto intendere di avere prove a sufficienze per incolpare agenzie russe di aver agito allo scopo di generare notizie false e distorte contro lo Stato spagnolo. Il tutto, secondo la stampa e l’intelligence spagnole, con lo scopo di generare caos all’interno della Spagna, creando le condizioni per una secessione e quindi per una frattura dell’Unione europea e del blocco occidentale. Così, mentre negli altri Stati dell’Unione l’accusa rivolta a Mosca è di sobillare il populismo di matrice nazionalista, in Spagna, mancando un partito euroscettico di destra, il Cremlino, secondo questa teoria, avrebbe trovato un grimaldello nel secessionismo.

Ma ecco che adesso, la stessa stampa spagnola che prima aveva accusato la Russia di agitare le folle secessionista e antinazionali, in particolare El País, trova un’altra accusa da rivolgere agli agenti di Mosca: supportare la nascita di movimenti ultranazionalisti di destra. In particolare, il mirino del País si concentra su due obiettivi: Geopolitica.ru e Katehon.com. “Un magnate russo vicino al Cremlino, Konstantin Malofeev, sponsorizza portali web in spagnolo dove vengono diffuse le tesi di destra di editorialisti russi e spagnoli. Questo è il caso dei siti Web Katehon.com e Geopolitica.ru” si legge nelle pagine online del quotidiano spagnolo. “Katehon raccoglie o diffonde testi di scrittori dell’ideologia di estrema destra. Negli ultimi mesi sono apparsi testi di alcuni giovani intervistati come analisti per la catena russa RT o per l’agenzia Sputnik su base ricorrente” per poi proseguire con: “Katehon ha superato le 570mila visite nel mese di ottobre (dati generali per l’intero portale). Quasi una visita su tre proviene dalla Russia, dagli Stati Uniti o dalla Spagna. Il portale Geopolitica.ru ha superato le 415mila visite nel mese di ottobre, in cui hanno quadruplicato i risultati di luglio”.

A differenze della presunta ingerenza russa nel referendum della Catalogna, questa volta l’obiettivo della strategia russa non sarebbe quello di creare un fronte destabilizzante della struttura statale spagnola, ma quello di alimentare un circuito di notizie online favorevoli alle idee più conservatrici proposte dai think-thank legati a questi siti e, in definitiva, favorevoli alla politica della Russia e di Vladimir Putin. E tutto questo avrebbe, in generale, il macro-obiettivo di destabilizzare l’Unione europea attraverso movimenti fondamentale antieuropeisti. Se quindi con la Catalogna si metteva a rischio la struttura europea attraverso una secessione (di matrice politica opposta a quella dei sti di cui parla questa inchiesta), con i siti cosiddetti “filorussi” l’azione di Mosca sarebbe quella di creare un ecosistema di siti online che creino idee euroscettiche e alimentino movimenti fondamentalmente sovranisti e contrari sia all’Ue che alla Nato. Obiettivo che in Spagna risulta ben più difficile rispetto ad altri Stati europei, vista l’assenza di partiti contrari o critici all’Europa unita di Bruxelles, e che secondo alcuni potrebbe avere come approdo il partito Vox, di Santiago Abascal.

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