La partita politica spagnola si è fatta notevolmente più complessa dopo che nella giornata di venerdì 2 ottobre la coalizione di governo di Pedro Sanchez è stata sconfitta due volte sui decreti pensati per fermare la crisi abitativa e degli affitti che rappresenta un tema fondamentale per il Paese iberico. All’esecutivo guidato dal Partito Socialista di Sanchez sono mancati i voti degli ex alleati dei catalani di Junts per convertire in legge i provvedimenti che hanno diviso la Spagna e ora il leader al potere da otto anni a Madrid medita un nuovo colpo politico per provare a difendere la sua posizione da capo dell’esecutivo. Il fallimento del voto in Parlamento ha cassato il tentativo del governo di sinistra, alleato con gli autonomisti regionali, di offrire soluzioni al caro-affitti e alla questione abitativa resa celebre dallo sfratto di Maricarmen Abascal, un’anziana cittadina di Madrid, rientrata nel suo alloggio dopo essere stata sfrattata dal fondo proprietario dell’immobile.
Sanchez, però, secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, potrebbe lavorare per sfruttare questo scivolone parlamentare in un tentativo di recuperare terreno politico mentre nei sondaggi i socialisti sono staccati nettamente dal Partito Popolare e incombe la prospettiva di un’alleanza post-voto tra i conservatori e la destra sovranista di Vox. El Mundo riporta che nel campo socialista c’è l’ipotesi che la mobilitazione sociale per la questione abitativa possa dare una sponda alla sinistra in caso Sanchez decida il ritorno anticipato alle urne. Togliendo, dunque, dal campo uno spin politico sfavorevole che, soprattutto dopo i fatti di Ceuta di fine luglio, aveva visto i progressisti, dal Psoe di Sanchez agli alleati di sinistra radicale di Sumar, subire le critiche da destra e arrancare ulteriormente nei consensi.
Il tempismo di Sanchez
Il voto, ad oggi, è previsto per il luglio dell’anno prossimo. Se Sanchez decidesse di anticiparlo, El Pais segnala che la prima data utile sarebbe il 29 novembre. Secondo El Economista, “il sostegno a questi piani da parte della cerchia ristretta di Sánchez non sembra essere unanime; tuttavia, potrebbe essere rafforzato dal crescente appoggio all’indizione di elezioni anticipate, che sta emergendo anche all’interno dello stesso Partito Socialista”. In tal caso, si aprirebbe un’intensa campagna elettorale in un contesto che vede i socialisti correre in rimonta. Sarebbe la quarta volta dall’1 giugno 2018, quando con una mozione di sfiducia costruttiva alle Cortes Generales Sanchez sfilò il governo al Partito Popolare di Mariano Rajoy. Da allora in avanti nessuna legislatura è arrivata alla naturale conclusione. Nell’aprile 2019, meno di un anno dopo l’insediamento, Sanchez convocò le elezioni generali che produssero un guadagno dei socialisti a scapito della Sinistra radicale di Podemos, che garantiva appoggio esterno al suo governo.
Dopo le problematiche negoziazioni con Podemos per un esecutivo di coalizione, ci furono nuove elezioni a novembre che segnarono un ulteriore arretramento della formazione di Pablo Iglesias, che si decise a formare un governo con i socialisti esteso alle formazioni regionaliste basche, catalane, galleghe e canarie, secondo uno schema che fu ripetuto anche dopo il voto del 2023. Sanchez convocò elezioni anticipate dopo una serie di sconfitte socialiste ai voti locali e riuscì a mantenere, nel luglio successivo, una maggioranza tramite la fragile coalizione divenuta governo di minoranza dopo il ritiro di Junts, ma che l’ha sempre sostenuto nel suo periodo al potere.
Insomma, in diversi periodi Sanchez ha saputo sfruttare il tempismo ottimale per uscire dall’angolo politico in cui si era ritrovato. Questa volta, però, la sfida appare in salita. Il Pp aleggia tra il 32 e poco meno del 35%, con i socialisti tra il 25 e il 27% dei suffragi e Vox potenzialmente capace di ottenere il 17-19% dei voti e di candidarsi a solido partner di coalizione della destra guidata da Alberto Nunez Feijoo. Il governo era da tempo in una fase fragile e ora la scelta che si pone è se cercare di aprire una possibilità operativa con il voto o sfidare la prospettiva di un crescente logoramento da qui all’estate. Il dato reale, però, è il prosieguo della questione abitativa e di molte altre problematiche connesse al carovita che indubbiamente peseranno nel giudizio dell’elettorato in un contesto dove Sanchez, seppur possa rivendicare ottimi risultati economici, si è sicuramente appannato in termini di consensi rispetto ai tempi più fulgidi. E non è detto che l’indignazione per il mancato passaggio dei decreti abitativi si trasformi in consensi per il governo che ha provato, tardivamente, a affrontare un problema strutturale e ora deve gestire le conseguenze di uno scivolone parlamentare.
Fonti
- https://www.lastampa.it/rubriche/il-mondo-a-pezzi/2026/10/02/audio/maricarmen_e_lo_sfratto_che_sta_cambiando_la_spagna-15754632/
- https://www.eleconomista.es/economia/noticias/14018208/10/26/sanchez-convoca-a-su-guardia-pretoriana-para-estudiar-un-adelanto-electoral-al-29-de-noviembre.html
- https://it.euronews.com/2026/09/29/crisi-abitativa-in-spagna-maricarmen-accetta-accordo-con-urbagestion-e-torna-a-casa-dopo-l
- https://www.elmundo.es/espana/2026/10/02/6abf5eb8e85ecec4248b457c.html
- https://www.democrata.es/it/abitazione/fonti-del-governo-danno-quasi-per-certo-un-anticipo-elettorale-se-affondano-i-decreti-sulla-casa/
- https://elpais.com/espana/2026-10-02/dirigentes-del-psoe-y-ministros-del-gobierno-creen-que-sanchez-debe-convocar-elecciones-si-se-tumban-los-decretos.html
- https://www.rivistailmulino.it/a/punti-di-forza-e-criticit-del-governo-di-s-nchez