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Per molti anni, la Spagna è rimasta ancorata a uno storico bipartitismo nato dal ritorno della democrazia. Partido Popular e Partido Socialista si sono spartiti il potere di Madrid in un’alternanza quasi perfettamente regolare. Un’alternanza che però in questi ultimi anni è stata interrotta dal mutamento del quadro politico. La Spagna si è riscoperta frazionata, divisa in una serie di anime e di movimenti che oggi danno un’immagine sicuramente più veritiera del sentimento iberico ma che complicano (non poco, come visto) la stabilità istituzionale di un Paese che, fondamentalmente, è una democrazia giovanissima. 

In questo quadro politico, le sinistre hanno sempre cercato di assumere il controllo del Paese da un punto di vista quantomeno culturale. L’idea era che la Spagna democratica nata dalla fine del franchismo dovesse essere forgiata sulle idee progressiste e non più su un mondo conservatore che aveva condotto alla dittatura. Così, Madrid ha assistito a una liberalizzazione del fronte di destra e a una sinistra che, pur non risultando sempre vincente, ha comunque assunto una sorta di leadership psicologica su larga parte del Paese.

Il Partido popular è apparso sempre come un partito di centrodestra liberale che ha tentato, per anni, di sganciarsi dai legami con la dittatura. E anche la nascita di Ciudadanos, che doveva essere un nuovo partito di “destra”, ha manifestato a tutti come si trattasse in realtà di una nuova sigla di centro, apertamente progressista in campo sociale, e che di destra mantiene intatta soprattutto la politica economica e in chiave anti-indipendentista.

Negli ultimi tempi però qualcosa sta cambiando. Il Partido Popular, soprattutto dopo la caduta del governo di Mariano Rajoy e l’ascesa di Pablo Casado alla guida del Pp, sta riscoprendo la sua anima più conservatrice. Casado non si vergogna nel difendere posizioni più forti sui temi etici e non disdegna una campagna politica che tocca i temi cari a tutte le destre europee.

Come spiegava Il Giornale, “Casado è più vicino alla vecchia guardia di José Maria Aznar ed è apertamente contrario ai matrimoni gay e alle adozioni di coppie omosessuali, alla liberalizzazione delle droghe leggere e pesanti. Ha promesso che darà battaglia in Parlamento per riformare la legge sull’aborto, che lui vorrebbe restrittiva come in Irlanda e, da sempre, è contrario a una legge di Stato per l’eutanasia, perché pone vita e famiglia al centro della sua ispirazione politica”.

E sul tema dell’immigrazione clandestina, la sua battaglia elettorale è iniziata da subito dai luoghi di frontiera. Il boom di arrivi nella costa meridionale della Spagna, gli sbarchi sulle coste di Cadice, gli assalti alle frontiere di Ceuta e di Melilla dal territorio marocchino, sono stati tutti oggetto di campagna nei primi mesi da leader del Partito popolare. 

Ma se Casado rappresenta un simbolo di questa svolta a destra del centrodestra spagnolo, il tema dell’immigrazione clandestina e quella delle secessione della Catalogna si sono unite in questi ultimi due anni andando a creare una miscela interessante che è servita a ricompattare anche il fronte dei delusi del Partito popolare. Quella destra radicale, o ultradestra, che per anni è stata inglobata o dal non voto o dallo stesso Pp, adesso scalpita. E sembra poter trovare una voce: Vox.

Secondo il quotidiano spagnolo El Confidencial, che pubblica periodicamente i risultati dei sondaggi con cui analizza sempre lo stesso campione di persone, la crescita dell’ultradestra spagnola, guidata da Santiago Abascal è evidente. Ed è possibile che, in un quadro politico ormai frammentato, Vox possa irrompere in parlamento, riuscendo a superare la soglia del 3%.

Secondo l’analisi dei sondaggi, sarebbero almeno mezzo milione gli elettori del Partito popolare che oggi voterebbero non Pp ma Vox. Il profilo dell’elettore medio, spiega El Confidencial, “è quello di un uomo di mezza età, lavoratore, con studi universitari e di città, che ha votato principalmente per il Pp nelle precedenti elezioni”. Questa fascia elettorale, delusa dal centrodestra, si orienterebbe oggi verso questa nuova realtà politica.

Che non va sottovalutata visto che anch’essa, come molte realtà di destra in Europa, è legata in qualche misura alle idee di Steve Bannon e alla sua rete di movimenti politici conservatori che stanno realizzando una sorta di alleanza delle destre nel Vecchio Continente. Rafael Bardají, ex consigliere di Jose Maria Aznar e legato a Vox, ha incontrato più volte Bannon in America. E il guru della campagna di Donald Trump è apparso fortemente interessato a Vox come sostegno spagnolo alla causa di quello che poi oggi è diventato “The Movement”. Una conferma che anche in Spagna, il mondo conservatore sta spostando il suo asse verso destra.

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