La Spagna torna al voto domenica prossima. E le elezioni iberiche rischiano di essere quelle più polarizzate degli ultimi anni, con la destra di Vox che galoppa verso l’ingresso trionfale in parlamento, la sinistra che arranca, il populismo che rimane stabile e una possibile coalizione di destra dall’estremo al centro, che potrebbe prendere il sopravvento dopo la breve esperienza del governo di Pedro Sanchez.

Le elezioni anticipate, arrivate dopo lo stallo dell’esecutivo guidato dal Partito socialista sulla legge di bilancio, rischiano di essere molto pericolose per l’attuale establishment europeo. Perché è del tutto evidente che quello che può arrivare in Spagna può essere un vento sovranisti che, a un mese dalle elezioni europee, può incidere eccome sulle possibilità che il blocco a destra del Partito popolare europeo (di cui dovrebbe far parte Vox) prenda il largo e sfondi nell’Europarlamento. E proprio per questo motivo, anche a Madrid iniziano a scendere in campo i big della Commissione europea, quasi a voler dare un segnale di cosa vuole Bruxelles dal voto spagnolo.

Il primo a mettere piede in campo spagnolo è Pierre Moscovici, il commissario europeo che da tempo bacchetta il governo italiano e che più volte ha condannato l’esecutivo giallo-verde sulla linea economica varata da Palazzo Chigi. Ma in questo caso, la questione è diversa: non si tratta di attaccare un esecutivo quanto quello di sostenere un governo uscente, appunto quelli di Pedro Sanchez. E il motivo è che il leader del Partito socialista spagnolo ha rappresentato da sempre uno dei capisaldi dell’europeismo di centrosinistra che piace a Bruxelles e a larga parte della classe dirigente della Commissione europea.

La discesa in campo di Moscovici, fedelissimo di Emmanuel Macron e in odore di altre nomine in Francia e in Europa, non lascia spazio a dubbi. Al quotidiano El Pais, il commissario per l’Economia si spertica in elogi dell’economia spagnola, minimizza i rischi per le casse dello Stato e conferma anzi che le misure messe in atto dal governo composto da socialisti, Podemos e partiti indipendentisti sarebbero stato estremamente utili a un fantomatico boom dell’economia di Madrid. Anzi, addirittura Moscovici ha commentato favorevolmente l’aumento del salario minimo – manovra che di certo non sarebbe stata apprezzata se l’avesse messa a punto un governo di destra.

Destra che per Moscovici rimane il vero nemico non solo per la Spagna ma, evidentemente, per l’Unione europea alla vigilia delle elezioni di maggio che (inevitabilmente) cambieranno il sistema politico continentale. Il commissario ha detto senza mezzi termini che i “partiti di destra sono una minaccia per la democrazia europea”. “La Spagna ha però un solido blocco politico centrale che può prevenire la deriva populista registrata in Italia“. Un attacco (il solito) contro il governo italiano. E per Moscò, la soluzione è soltanto una: un blocco composto da Partido popular, Psoe e Ciudadanos in quanto movimento con “programmi politici credibili”. In barba, naturalmente, all’imparzialità dell’Europa e alla democrazia.