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Gli analisti sono concordi: quest’anno, le elezioni europee vedranno un ingresso massiccio di partiti sovranisti e populisti nel Parlamento europeo. Una novità che può cambiare radicalmente il quadro politico europeo, ma anche quello istituzionale. Dal momento che è chiaro che una forza così dirompente in seno all’Europarlamento costringerà a cambiare (e molto) i piani dell’Unione europea.

Gli osservatori considerano fondamentale la quota del 30%. È in quella cifra che si racchiude il tema principale delle prossime sorti dell’Unione europea. Perché è del tutto evidente che un terzo di seggi in mano a partiti sovranisti o di sinistra euroscettica andrà a modificare radicalmente i rapporti di forza all’interno del parlamento.

Le proiezioni fino a questo momento indicano un’ondata sovranista estremamente rilevante. Ma nessuno vuole scommettere sul superamento della soglia del 30 per cento. In molti non credono che il consenso possa crescere ulteriormente. Ma molti in realtà stimano al ribasso per evitare di dare ulteriori chance a un grosso moto di protesta che è già ampiamente sicuro di mettere a segno uno dei colpi più duri all’attuale sistema dell’Unione europea.

Ed è per questo che da Bruxelles hanno già lanciato più volte l’allarme e sguinzagliato diversi think tank e centri studi per capire come sarà l’Europa nel prossimo futuro. E come sarà influenza l’Ue da questa ondata sovranista. Uno di questi è l’European Council on Foreign Relations, che ha pubblicato un documento molto approfondito su come, a suo dire, cambierà Bruxelles e l’intero funzionamento delle istituzioni europee.

Caos in parlamento

L’idea che circola all’interno delle istituzioni europee è che se i partiti non tradizionali riusciranno a raggiungere un terzo dei seggi, di fatto si andrebbe verso un parlamento paralizzato. Il motivo è che i sovranisti otterrebbero non la maggioranza della camera, ma quanto basta per influenzare a tal punto i lavori dell’Europarlamento per cui gli altri partiti, per provare a proseguire con la loro agenda, saranno costretti a formare una coalizione composta da Ppe, socialisti ma anche liberali. Le proiezioni danno infatti i moderati in netto calo rispetto alle precedenti elezioni. E quindi, la perdita di seggi costringerà a rivedere le alleanze.

Tuttavia, ci sono almeno due problemi per i partiti europeisti derivanti da questo scenario. Il primo è che la coalizione sarebbe molto eterogenea e incapace di esprimere una reale posizione comune. Il Ppe è composto da anime che puntano a spostare il suo baricentro a destra. Mentre a sinistra v’è difficoltà ad accettare temi cari alle forze preponderanti nel Ppe.

populisti due
Infografica di Alberto Bellotto

Il secondo problema è di strategia politica. Come faranno i leader dei partiti che compongono centrosinistra e centrodestra a dire ai propri elettori che saranno costretti nuovamente ad allearsi con quella che (in teoria) rappresenta l’opposizione? La questione è particolarmente importante dal momento che molte forze interne ai due partiti non contemplano la possibilità di una Grande coalizione in salsa tedesca. E questo condurrebbe a una spaccatura o a una perdita di consensi. Dando invece ancora più forza ai partiti sovranisti e a chi critica il sistema europeo.

Cambia la politica estera

La politica estera dell’Unione europea potrebbe subire un deciso contraccolpo rispetto agli ultimi anni. Ed è questo un altro tema che preoccupa i vertici di Bruxelles, visto che l’europarlamento, soprattutto negli ultimi anni, ha dato una netta impronta nella diplomazia dell’Unione europea. Un esempio è fornito dalle sanzioni economiche alla Russia.

E, come ricorda El Confidencial, anche sul fronte dell’integrazione delle Difese dei Paesi membri, le cose rischiano di essere molto differenti da quanto paventato dai vertici europei. Un esempio è dato dai Paesi dell’Europa orientale, che sono molto più rivolti alla Nato invece che a una possibile Difesa comune. E anche se divergono su molti punti, i sovranisti e gli euroscettici di sinistra hanno comunque come terreno comune quello della critica al sistema strategico europeo.

Paralisi che potrebbe portare a un deciso cambio di direzione anche nei confronti di Russia e Stati Uniti. Non è un mistero che molti (se non tutti) i partiti sovranisti e populisti rivolgano le loro attenzioni a Vladimir Putin e Donald Trump. E questo indica che il prossimo Europarlamento possa essere molto più attento a riallacciare i rapporti con Mosca e Washington, evitando un irrigidimento delle posizioni europee.

Il toto-nomine

Altro punto interrogativo rimane quello delle nomine dei prossimi vertici dell’Unione europea. Dal presidente della Commissione fino al presidente dello stesso Europarlamento, dal presidente del Consiglio europeo fino al capo della Banca centrale europea, sono tutte poltrone da cambiare. Ed è chiaro che se il Parlamento europeo non dà il semaforo verde alle nomine definite dagli organi predisposti, il rischio caos è dietro l’angolo. Proprio per questo, anche la forza di questi partiti (per ora tutti divisi) sarà decisiva per capire come si sposteranno i partiti tradizionali. E il Ppe, in un’ipotetica alleanza con i sovranisti, potrebbe essere il primo a cambiare rotta.

Francia e Germania sembrano interessate, di nuovo, a spartirsi i posti che contano in Europa. Ma l’eventuale irruzione di questa onda euroscettica potrebbe essere decisiva per dare il colpo di grazia ai piani di Angela Merkel ed Emmanuel Macron. O per la forza dei propri partiti, o per le alleanze, o semplicemente per sopravvivere alla protesta rappresentata dai “populisti”, Parigi e Berlino saranno costrette a scegliere il compromesso. A meno che, in un gesto di autolesionismo, decidano di continuare la rotta verso il baratro del consenso.

Cambia la politica interna

Naturalmente, il cambio di passo potrebbe esserci anche sulle politiche interne. Basti pensare alle politiche sull’immigrazione e sulla redistribuzione dei migranti.Questi partiti hanno da sempre criticato Bruxelles per l’imposizione di regole sulle quote che non piacciono assolutamente né ai loro elettori né ai rispettivi governi. E l’idea è che quest proposte possano far propendere a destra soprattutto il Ppe.

Il Parlamento europeo non ha un ruolo fondamentale, ma sicuramente necessario. La Commissione europea cambierà interpreti. E se saranno gli euro-critici a pesare nelle scelte, cambieranno anche le regole sull’integrazione europea. Questo naturalmente con tutti i punti interrogativi legati al fatto i critici verso l’Unione europea non rappresentano una piattaforma comune né agende del tutto sovrapponibili. Ma è certo che l’Europa dovrà cambiare. O sarà destinata all’oblio.

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