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Le proiezioni dei seggi per le prossime elezioni europee danno il Ppe in calo ma come primo partito e il blocco sovranista (diviso in vari gruppi) come potenziale seconda forza dell’Europarlamento. Uno scenario che agita Angela Merkel ed Emmanuel Macron, che non a caso hanno blindato l’asse franco-tedesco con il Trattato di Aquisgrana, preoccupati dall’ondata di protesta che rischia di scardinare dall’interno l’establishment dell’Unione europea.

I leader di Francia e Germania hanno da sempre avuto come obiettivo quello di spartirsi le poltrone che contano all’interno dell’Unione europea. E anche in questo caso, la loro intenzione è quella di e dividersi almeno Banca centrale europea e Presidente di Commissione. Oltre a una serie di istituzioni interne che danno meno nell’occhio ma che invece si rivelano essenziali per guidare l’Europa. 

Il problema è che questi piani rischiano di essere completamente stravolti dalla cosiddetta onda sovranista. Perché in caso di sfondamento a destra delle forze critiche verso l’asse franco-tedesco e, in generale, verso l’attuale Ue, sembra difficile che Macron e Merkel possano iniziare a tavolino il loro programma di divisione del potere. Le proiezioni (le prossime saranno rese noto fra due settimane) danno gli euroscettici in netta ascesa. E con l’abbassamento del numero di europarlamentari da 751 a 705 causa Brexit, il prossimo Europarlamento sarà probabilmente a maggioranza europeista ma a forte trazione sovranista. E con l’Europa delle nazioni e della libertà (dove risiedono Lega e Rassemblement National) pronta ad aumentare la sua presenza di 22 seggi, i piani di Parigi e Berlino sembrano essere in pericolo.

Per Macron e Merkel, le alternative sono molto diverse. E se a Parigi è già suonato l’allarme generale, a Berlino in realtà qualcuno potrebbe pensare anche a un modo per sganciarsi da un eccessivo dinamismo di parte francese. In ogni caso, quello che appare chiaro è che, se alla Cancelliera tutto sommato può anche star bene l’attuale scenario per l’Europarlamento, per il capo dell’Eliseo tutto dipenderà dai giochi futuri delle alleanze.

Questo nasce soprattutto dalle due diverse situazioni in cui operano Macron e Merkel. Il presidente francese è infatti a capo di un potenziale partito che, unito all’Alde, potrebbe essere la terza forza del Parlamento europeo dopo il Ppe e il Partito socialista. E se vuole essere decisivo nell’Eurocamera, deve sperare che il Partito popolare europeo (in cui la Cdu di Angela Merkel è primo partito) si confermi prima forza ma che si orienta verso una Grande Coalizione in salsa tedesca. È l’unica via percorribile per avere un ruolo decisivo non solo nella maggioranza di governo dell’Ue, ma anche nel futuro assetto istituzionale con le nomine dei vertici Ue.

Dall’altro lato dell’asse, Angela Merkel è preoccupata dall’ascesa dei sovranisti, ma ha anche iniziato a tessere la sua trama per evitare il collasso dei suoi piani. E non è un caso che pochi giorni fa, la Cancelliera sia andata a incontrare i leader del Gruppo Visegrad, che rappresentano le guide ideologiche di un gruppo di Stati che si contrappone nettamente alle politiche fino a questo momento adottate dall’Ue a trazione franco-tedesca. I paesi dell’Europa orientale sono molto legati alla Germania da un punto di vista economico. Ma vogliono garanzie a livello di immigrazione e rapporti con la Russia. Una volta chiariti questi punti, questi esecutivi, che avranno un peso specifico fondamentale nel prossimo Parlamento europeo, saranno anche disposti ad accettare una Berlino guida dell’Ue. E infatti lo stesso Viktor Orban ha più volte attaccato Macron, ma ha mostrato molta più accondiscendenza verso Frau Merkel.

In questo caso, almeno per quanto riguarda l’Ue, Francia e Germania non sarebbero più così sicure di potersi spartire il potere. Soprattutto perché Visegrad e gli altri movimenti euroscettici potrebbero far leva anche sulla loro vicinanza agli Stati Uniti di Donald Trump per accrescere il loro poter e colpire la Germania. Berlino potrebbe così provare a interloquire in maniera più decisa con l’Est e il sovranismo. Mentre con Macron rimarrebbe un’alleanza bilaterale siglata ad Aquisgrana. Che potrà influire nettamente sulla politiche Ue, ma che potrebbe anche essere stato il segnale della fine dell’Europa unita. E sono in molti, nel Ppe e a destra, a sperare nell’alleanza fra popolari ed eurocritici.

Articolo di Lorenzo Vita