Durante il suo primo mandato presidenziale, Donald Trump non era esattamente un fan delle criptovalute: “truffa” e un “disastro in arrivo” le chiamava, sottolineando che “negli Stati Uniti abbiamo solo una vera moneta”, riferendosi al dollaro. Da qualche tempo, invece, in una surreale inversione di rotta, Trump sta promuovendo a più non posso tramite social e newsletter iniziative legate alle monete digitali, rifilandole ai suoi sostenitori nel mezzo della campagna elettorale. Potrebbe essere il segnale di una nuova era di opportunismo finanziario in politica, o è solo l’ennesimo show squinternato?
Non che dimostri di conoscere come si deve l’argomento, Trump, come dimostrano le sue dichiarazioni confuse e a volte incoerenti. Eppure si è Trump si è autodefinito “il presidente delle cripto” – probabilmente per togliere il titolo all’autoritario e creativo leader del Salvador, Nayib Bukele – e durante alcuni comizi ha promesso di rendere gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute, menzionando persino il suo ruolo di chief crypto advocate (capo sostenitore delle cripto) nella sua nuova impresa familiare, la World Liberty Financial.
È gestita principalmente dai suoi figli Donald Jr. ed Eric, quest’ultima iniziativa, rivelandosi subito problematica. Pochi giorni dopo la sua promozione sui social media di Trump, gli account X (ex Twitter) di sua figlia Tiffany e della nuora Lara Trump sono stati apparentemente violati, con link sospetti che conducevano a siti fraudolenti proprio della WLF. Eric Trump ha detto subito che si trattava di una truffa, ma l’episodio ha alimentato le preoccupazioni sulla legittimità e l’affidabilità della famiglia Trump nel mondo delle cripto, con alcuni sostenitori del settore, come Nic Carter di Castle Island Ventures, che senza mezzi termini hanno definito i Trump come opportunisti non molto intelligenti, che cercano di capitalizzare sull’attuale boom delle cripto.
L’ingresso di Trump nel settore delle criptovalute potrebbe tuttavia avere conseguenze politiche rilevanti. A cominciare dal conflitto d’interesse potenziale con le regolamentazioni già esistenti e i tentativi delle autorità statunitensi di mettere le briglie a un’industria spesso vista come un vero Far West finanziario. Nel corso di una conferenza a Nashville, Trump ha persino proposto di destituire Gary Gensler, presidente della SEC (Securities and Exchange Commission), e di nominare un successore più entusiasta delle criptovalute, paragonando l’industria cripto all’acciaio 100 anni fa. Ha anche ventilato l’idea di creare una riserva nazionale di bitcoin, pur ammettendo di non comprendere appieno la tecnologia.
Trump distruttore di regole e consuetudini, dunque, ancora una volta. Come ha osservato Jordan Libowitz, portavoce del gruppo Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, l’adozione di una posizione favorevole alle cripto non è di per sé preoccupante, ma lo diventa se associata a un possibile guadagno personale, come sembrerebbe essere il caso di Trump. Il fatto che il 70% dei token cripto emessi dalla WLF sia riservato a fondatori e insider, inclusi i Trump, è particolarmente allarmante e potrebbe far emergere ulteriori dubbi sull’etica dell’operazione.
Il rapporto annuale dell’FBI sul crimine legato alle criptovalute pubblicato a settembre 2023, peraltro, non dipinge un quadro positivo del settore. Il documento rivela che le frodi legate alle cripto hanno causato perdite per 5,6 miliardi di dollari agli statunitensi, un incremento del 45% rispetto all’anno precedente. Le frodi più comuni includono truffe legate ai centri di assistenza clienti e quelle che imitano enti governativi. Le cripto, per la loro natura decentralizzata e la velocità delle transazioni, le cripto sono una miniera d’oro per la criminalità organizzata, ideali per il riciclaggio di denaro e le frodi, sottolinea l’FBI. Queste caratteristiche vengono presentate dai sostenitori delle criptovalute, incluso Trump, come dei vantaggi.
Un futuro finanziario innovativo e libero dai tradizionali ostacoli delle banche, viste come obsolete, e senza la burocrazia statale fa parte dell’immaginario di un segmento importante della destra MAGA, che in parte deriva pur sempre dal libertarianismo anarchico storico, quello che desidera uno Stato che si limiti a proteggere con le armi la proprietà privata e l’equilibrio etnico della maggioranza, e poco altro.
La sfrontatezza trumpiana si inserisce in un contesto di incertezza economico e insofferenza per il ritorno dello Stato, pur essendo il MAGA in fondo anche un movimento protezionista e anti-globalizzazione. Sebbene non vi siano prove che WLF sia illegale, la mancanza di chiarezza su come il progetto opererà daranno parecchi lavoro alla stampa d’opposizione. Ad esempio, uno dei consulenti dell’iniziativa, Chase Herro, si è descritto in passato come un “uno stronzo su internet” e ha avuto legami con un’app blockchain che ha perso oltre 2 milioni di dollari a causa di un attacco hacker nel 2018.
Trump non è nuovo a iniziative imprenditoriali fallimentari, come la Trump University, il Trump Vodka, le Trump Steaks e il Trump Shuttle, solo per citarne alcune. L’incursione di Trump nel mondo delle criptovalute rappresenta un’ulteriore prova della sua volontà di sfruttare qualsiasi occasione per arricchirsi, a prescindere dalle conseguenze per i suoi sostenitori o per il sistema finanziario nel suo complesso. Se da un lato promette di liberare l’economia americana dalle “regolamentazioni paralizzanti”, dall’altro sembra destinato a creare un clima di incertezza e potenziale rischio per milioni di americani che si avvicinano al mondo delle criptovalute. In fondo, dimostra di voler trattare i suoi fan come veri adulti, responsabili delle avventure nelle quali scelgono di lanciarsi.
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