Soros potrebbe avere interessi anche sul referendum catalano. Da quanto si apprende da La Vanguardia, infatti, l’Open Society Foundation finanziò con 27.049 dollari il consiglio per la diplomazia pubblica della Catalogna. Un ente conosciuto anche come “Diplocat“, preposto alla “paradiplomazia”. L’organizzazione che la fondazione di George Soros finanziò per finalità antizzariste è effettivamente impegnata in questi giorni nellasensibilizzazione sul tema del referendum. Il sospetto che sorge, insomma, è che il magnate ungherese, naturalizzato americano, abbia trovato nel separatismo un’altra tigre da cavalcare per promuovere la sua visione del mondo. Che si tratti di rivoluzioni colorate o di istanze secessioniste, pare proprio che, seppur in maniera legale ed indiretta, l’attivismo finanziario di Soros non abbia intenzione di smettere di penetrare gli scenari geopolitici contemporanei. E le forze propulsive del separatismo catalano, con ogni probabilità, ringraziano questa tensione a giocare una sorta di partita globale aRisiko. Ma il rapporto del filantropo statunitense con le istanze catalane non si ferma qui.

Secondo varie fonti, infatti, Soros in passato avrebbe finanziato anche Sos Racisme Catalunya con 80 mila dollari. Lo scopo presunto? L’associazione in questione, differentemente da altri movimenti catalani, sostiene la bontà dei fenomeni migratori e degli ingressi dei rifugiati nel territorio spagnolo. E sempre ad Sos Racisme Catlalunya, l’Open Society avrebbe fornito sostegno legale. Insomma, alcune interpretazioni ipotizzano che l’interesse fosse quello di indebolire i movimenti che hanno una visione differente sulla gestione politica dell’immigrazione, in favore di quelli che invece sposano la linea di Soros. Il finanziamento, peraltro, sarebbe avvenuto a ridosso delle amministrative in Catalogna. E la visione di Soros, si sa, è quella per cui i migranti “sono una ricchezza“.  Tutti questi movimenti lasciano pensare che l’ombra di Soros possa essersi estesa anche sul referendum per l’indipendenza catalana previsto per il prossimo primo Ottobre. La Catalogna, del resto, è una rappresentazione congeniale all’idea che il filantropo ha della società da costruire. 

Barcellona e Madrid hanno posizioni diverse sui migranti. La principale città della regione autonoma del Nord Est si è detta più volte disponibile ad un’accoglienza praticamente incondizionata. Le politiche promosse dal governo Rajoy, invece, si sono concentrate su sofisticati sistemi di controllo e accordi bilaterali con le nazioni africane. La Spagna è l’unica nazione europea a confinare con l’Africa, eppure è riuscita a tamponare quella che sarebbe potuta divenire una vera e propria invasione. Ecco che la “società aperta” teorizzata da Soros e i desiderata della Catalogna finiscono per incontrarsi in una comunanza di visioni. Tanto che i soliti radical chic, con tanto di sostegno della stampa progressista, si sono esercitati in un’ ormai non più rara ode all'”esempio catalano” in materia di accoglienza. “Basta scuse, accogliamo adesso” recitava lo striscione esposto in testa alla marcia pro migranti che si è svolto a Barcellona lo scorso febbraio. E niente pare poter far cambiare idea ad alcuni esponenti politici catalani, neppure l’attentato sulla Rambla di pochi mesi fa. Ecco perché la disponibilità di una nazione a sè stante, promotrice di un’ospitalità illimitata, potrebbe aver stuzzicato gli appetiti idealistici del magnate. Quello che per ora è verificabile, sono i passati finanziamenti della Open Foundation Society agli enti e alle associazioni citate, che sembrerebbero in prima fila nella battaglia politica per la secessione. Questo e una lista di politici che l’universo circondante Soros avrebbe stilato per segnalarne la vicinanza alle posizioni russe, quindi fortemente critiche rispetto alla tematica dell’accoglienza. Poco, probabilmente, per dichiarare l’esistenza di un interesse diretto del filantropo alla secessione catalana. Ma il referendum, se si terrà, è previsto per il primo di Ottobre. Tempo a disposizione per eventuali ulteriori finanziamenti non manca. 

Articolo di Francesco Boezi