“Stop the Endless Wars”. Negli scorsi giorni il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato via twitter il ritiro delle truppe americane dalla Siria. Nel frattempo, il Segretario di stato Mike Pompeo ha tentato di chiarire un tweet di Trump particolarmente provocatorio secondo cui gli Stati Uniti “devasterebbero la Turchia economicamente” se i turchi attaccassero i partner curdi degli Stati Uniti. Parlando ai giornalisti in Arabia Saudita, Pompeo ha rifiutato di dire cosa intendesse il presidente per “devastazione economica” ma ha fatto intendere che si tratterebbe di imporre delle sanzioni – il che sarebbe incredibile per un Paese, come la Turchia, che fa parte della Nato.

Trump ed Erdogan hanno avuto modo di chiarirsi in una telefonata. La volontà del presidente Usa di ritirare le truppe americane dalla Siria fa seguito al primo annuncio dello stesso tycoon dello scorso 18 dicembre che ha diviso l’opinione pubblica americana. Ma che ne pensano al riguardo gli americani? Vogliono la guerra o sono d’accordo con la volontà di Trump?

I democratici più guerrafondai dei repubblicani

Se i media liberal come il Washington Post hanno apertamente attaccato il presidente, accusandolo di fare un enorme favore a Vladimir Putin e all’Iran, la maggior parte degli americani non la pensa così. Come sottolinea Gleen Greenwald su The Intercept, “i nuovi sondaggi di Morning Consult – Politico dimostrano che una larga maggioranza di americani è favorevole al ritiro delle truppe dalla Siria: il 49% è d’accordo, il 33% contrario”.

La cosa non è sorprendente, osserva Greenwald, visto che una simile percentuale di americani è d’accordo nel sostenere che “gli Stati Uniti si sono impegnati in troppi conflitti militari in posti come Siria, Iraq e Afghanistan per troppo tempo, e dovrebbero avere come priorità quella di tenere gli americani al sicuro”, mentre una minoranza è d’accordo nel sostenere che “gli Stati Uniti dovrebbero mantenere le truppe in posti come Siria, Iraq e Afghanistan per fornire supporto ai nostri alleati nella lotta al terrorismo e per mantenere i nostri interessi di politica estera nella regione”.

L’elemento più interessante del sondaggio, tuttavia, è che la grande maggioranza di voti a favore del mantenimento delle truppe proviene da elettori democratici, mentre la maggioranza dei repubblicani e degli indipendenti è a favore del disimpegno. I numeri sono parlano chiaro: delle persone che hanno votato per la Clinton, solo il 26% è a favore del ritiro, mentre il 59% è contrario. Gli elettori di Trump l’opposto: il 76% è favorevole, il 14% contrario. Lo stesso vale anche per l’Afghanistan: se i repubblicani vogliono il ritiro delle truppe e la fine di una guerra che dopo 18 anni non ha portato praticamente a nulla, i dem vogliono che il presidente non riporti i soldati a casa.

“Trump troppo poco belligerante”

Come sottolinea Gleen Greenwald, un punto centrale della nuova resistenza anti-Trump “è diventato il militarismo, lo sciovinismo e il neoconservatorismo”. Trump viene spesso attaccato dai democratici “con termini da Guerra Fredda. Per la maggior parte dei dem, infatti, “Trump non è abbastanza belligerante con i nemici degli Usa; vuole permettere ai “paesi cattivi” di averla vinta portando a casa le truppe; i suoi sforzi per stabilire relazioni meno ostili con gli avversari sono indicatori della sua debolezza, o anche di tradimento”.

Questo perché i democratici, rispetto alla base repubblicana che ha eletto Donald Trump, sono i più accaniti sostenitori dell’ordine internazionale e dell’egemonia americana emersa alla fine della Guerra Fredda. Per i liberal, diffondere la democrazia liberale e promuovere la pace internazionale in tutto il mondo è sinonimo di buon senso sia dal punto di vista morale che strategico. Una prospettiva che si è rivelata disastrosa, poiché in contrasto con la logica realista. Afghanistan, Iraq e Libia sono lì a dimostrarlo.