“Sono abituata ai colpi bassi dell’Ue”. Ora La Le Pen reagisce allo scandalo

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L’Olaf, l’agenzia antifrode dell’Unione europea, ha tirato fuori accuse dirette alla candidata all’Eliseo del Rassemblement National e Marine Le Pen ha voluto rispondere a tono durante l’ennesima tappa di queste battute finali della campagna elettorali.

Per l’ente europeo, la figlia di Jean Marie avrebbe usato in maniera impropria alcuni fondi. Si parla di una cifra pari a circa 140mila euro che Marine Le Pen avrebbe utilizzato tra il 2004 ed il 2017. Una spada di Damocle pendente sul leader dei lepenisti europei che, mai come questa volta, sembra poter competere per la vittoria finale contro quello che per lei sta diventando una sorta di nemesi storica, ossia il presidente uscente Emmanuel Macron (che comunque viene dato in largo vantaggio dai sondaggi).

Ma lo scandalo rimbalzato sulla stampa internazionale a pochi giorni dal secondo turno non riguarda soltanto Marine: anche il padre e fondatore del Front National Jean Marie, che nel frattempo è scomparso dalle scene e che è stato politicamente ostracizzato dalla figlia, viene tirato in ballo. L’ex parlamentare europeo avrebbe stornato a suo favore più di 300mila euro. Se il tempo per le verifiche del caso sul dossier stilato dall’Olaf potrebbe giocare in favore dei Le Pen, politicamente le cose vanno in maniera molto diversa: la bufera è scoppiata davvero a ridosso dell’appuntamento con le urne. Lo stesso appuntamento che potrebbe sancire la fine di un’epopea politica che ha avuto per protagonista la famiglia Le Pen per molti decenni.

Dovesse perdere anche questa terza volta, Marine Le Pen potrebbe infatti ritirarsi dalla scena politica o comunque operare un passo indietro. Mentre la procura di Parigi ha deciso di aprire un fascicolo sulle accuse dell’Olaf, la figlia di Jean Marie ha voluto rispondere dal dipartimento del Calvados, così come ripercorso dall’Adnkronos: “Sono abituata ai colpi bassi dell’Unione Europea a pochi giorni dal secondo turno ma i francesi non si faranno assolutamente imbrogliare: è chiaro che contesto queste accuse, ma si pone un problema in termini di stato di diritto”, ha dichiarato, all’interno di una conferenza stampa la seconda arrivata in classifica al primo turno delle presidenziali.

La strada, per i lepenisti, era già in salita: la scelta di non contrarre accordi per il giro di boa finale può consentire a Marine Le Pen di non escludere nessun tipo di elettorato tra le sensibilità conservatrici e quelle anti-sistemiche, ma persuadere la maggioranza dei francesi rimane un obiettivo molto complesso da raggiungere. Buona parte della narrativa del Rassemblement National è stata costruita sulla “presidenziabilità” della candidata ma, con lo scandalo dell’Olaf, l’immagine costruita in questi mesi rischia di subire qualche tipo di contraccolpo. Bisognerà vedere l’eventuale reazione degli elettori in termini di eventuale “colpo alla credibilità”.

Per i sovranisti d’Oltralpe comunque la matrice dell’offensiva è chiara: è l’Unione europea che, volendo favorire la riconferma di Macron, ha optato per questo attacco nella settimana chiave. Nel frattempo, a chiarire quali sarebbero i rapporti tra la Francia e l’Ue in caso di affermazione sovranista, ci ha pensato Jordan Bardella, giovanissimo leader italo-francese della formazione che ha ereditato la storia del Fn. Per Bardella, nel caso in cui la Le Pen dovesse trionfare, la Francia non uscirebbe affatto dal contesto sovranazionale. Anzi, l’obiettivo di Marine sarebbe quello di rafforzare l’Ue, confermando peraltro i trattati con le altre nazioni del Vecchio continente, come quello “del Quirinale” tra Italia e Francia.

Insomma, la parola d’ordine dalle parti del quartier generale del Rn è diventata “normalità”. E questo è vero anche se non soprattutto in relazione ai rapporti tra Francia e Ue (rispetto alla collocazione geopolitica ed alla Nato il discorso continua ad essere differente). Per questo motivo, lo scandalo sollevato dall’Olaf rischia di minare una narrativa che, in fin dei conti, sembrava aver fatto uscire i lepenisti dai margini cui solitamente vengono relegati dall’ “arco costituzionale”.