Dopo le discusse elezioni in Moldavia di domenica 20 ottobre, i cui risultati hanno mostrato un Paese politicamente diviso, sabato 26 ottobre si terranno anche le elezioni parlamentari in Georgia. Entrambi i Paesi, accomunati dal passato sovietico, stanno infatti vivendo un momento decisivo per gli equilibri politici del prossimo futuro, per cui la Georgia, proprio come la Moldavia, è sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles.
La ragione è che, dopo che la Georgia ha ricevuto lo status ufficiale di Paese candidato all’ingresso in Unione europea lo scorso 14 dicembre 2023, negli ultimi mesi Sogno georgiano, il partito al governo fondato dal miliardario Bidzina Ivanishvili nel 2012, ha suscitato la preoccupazione di alcuni osservatori internazionali, in particolare dopo l’entrata in vigore della legge “sugli agenti stranieri” dello scorso maggio 2024, oltre alla più recente legge contro la “propaganda LGBTQ+”. Queste leggi hanno infatti creato moltissime polemiche interne, segnando un’inattesa svolta autoritaria per il Paese, che potrebbe quindi interrompere il processo di avvicinamento all’UE. Ma quali sono le ragioni di questa inversione di rotta della Georgia? Proprio come per la Moldavia, anche per il Paese caucasico spesso si è parlato di una situazione politica in bilico, “sospesa” tra Occidente e Russia, ma la verità è che la situazione è molto più complessa di così.
La legge “sugli agenti stranieri”
Lo scorso maggio il Parlamento georgiano ha definitivamente approvato una legge sulla “trasparenza nell’ingerenza estera”, che è stata però sin da subito denominata informalmente legge “sugli agenti stranieri”, poiché simile a una legge già vigente in Russia dal 2012, dove porta questa denominazione. Questo provvedimento prevede infatti che tutti gli enti, Ong, società e media georgiani che ricevono dal 20% in su di fondi dall’estero, debbano dichiararsi e sottoporsi al controllo delle autorità, come già avviene in Russia. Per questo da maggio a Tbilisi, così come in molte altre città georgiane, si sono verificate massicce proteste, di cui l’ultima domenica 20 ottobre.
Oltre alla legge sull’ingerenza estera, c’è poi la più recente legge contro la “propaganda delle relazioni omosessuali e dell’incesto”, approvata a inizio ottobre, anche in questo caso ispirata a una legge già presente in Russia, che prevede numerose restrizioni sulla rappresentanza della comunità LGBTQ+. Entrambe le leggi sono state proposte da Sogno georgiano, partito guidato dall’ex primo ministro Irakli Gharibashvili, nonostante la contrarietà della presidente filooccidentale Salome Zourabichivili, che aveva rifiutato di firmarle e che da tempo è considerata come leader dell’opposizione liberale.
Il futuro incerto della Georgia
Salome Zourabichivili, scrittrice e politica francese, naturalizzata georgiana, è la prima Presidente donna della Georgia e in passato era anche stata sostenuta politicamente da Sogno georgiano. Tuttavia negli ultimi anni, e in particolar modo dopo le due controverse leggi di maggio e ottobre, è diventata la prima promotrice dell’adesione all’Unione Europea, tanto che, lo scorso 19 ottobre, nel corso di un incontro con Pawel Herichinski, diplomatico polacco e ambasciatore dell’UE in Georgia, a proposito delle elezioni del 26 ottobre ha dichiarato: “Ho profonda fiducia nel fatto che i nostri partner [europei] ci stanno accanto; ciò è confermato dalle recenti dichiarazioni di Bruxelles e del Consiglio dell’Unione europea”, oltre aver parlato anche di una “volontà incrollabile” per la Georgia di “ritornare in Europa”.
Così, domenica 20 ottobre migliaia di cittadini georgiani, avvolti da bandiere dell’UE, si sono riuniti nella centrale Piazza della Libertà di Tbilisi, per sostenere Zourabichivili e l’opposizione filo-occidentale, costituita dalla coalizione del Movimento Nazionale Unito, che nelle elezioni del 26 ottobre sfiderà Sogno georgiano. Tuttavia, proprio Sogno georgiano, al potere dal 2020 dopo aver vinto le elezioni parlamentari per la terza volta, non sembra un avversario così facile da battere e, secondi alcuni osservatori, potrebbe portare il Paese a un nuovo orientamento verso la Russia, soprattutto a causa dell’influenza del fondatore del partito Bidzine Ivanishivili, che sarebbe, secondo alcune fonti, vicino a Mosca.
Sebbene negli scorsi anni Ivanishivili avesse infatti espresso idee più centriste e una volontà di cooperare con l’UE, dopo la crisi del Nagorno Karabakh e il proseguimento del conflitto in Ucraina, entrambi geograficamente vicine alla Georgia, di recente si è spostato su posizioni decisamente più autoritarie. Per queste ragioni, i rapporti della Georgia con Bruxelles nel 2024 si sono fatti sempre più gelidi e c’è moltissimo fermento in vista delle elezioni del 26 ottobre, che saranno cruciali, poiché l’equilibrio politico della Georgia, ancora più che in Moldavia, appare molto precario.