Nell’ultimo anno, soprattutto a seguito della nascita del movimento #Metoo, il femminismo negli Stati Uniti si è portato sul piede di guerra. Manifestazioni e cortei a favore dei diritti delle donne sono stati organizzati in numerose città e ora l’opinione femminista è considerata necessaria in ogni dibattito. Fra le manifestazioni più famose e frequentate spicca l’evento Slutwalk, traducibile in “la marcia delle mignotte”, che nelle settimane scorse ha radunato migliaia di donne in varie città americane.

Particolarità delle Slutwalk è quella che molte delle partecipanti indossano abiti succinti e “sexy”, messi per sottolineare il concetto di libertà di scelta e affermare il diritto delle donne di vestirsi come preferiscono, senza per questo essere etichettate come disinibite o facili. Punto focale di Slutwalk è la lotta contro il concetto di “rape culture” ovvero la cultura dello stupro: una teoria secondo la quale in molte nazioni la violenza, sessuale e non, ai danni delle donne è accettata e condivisa, a causa di dettami storici e culturali intrinsechi nella società.

A Los Angeles la Slutwalk di Amber Rose

La Slutwalk di Los Angeles è stata la marcia con il maggior numero di presenze e quella che ha attirato più attenzioni, merito dell’organizzatrice Amber Rose. L’attrice ed ex spogliarellista, spesso presente nelle pagine di gossip dei media statunitensi, ha portato alla ribalta questa manifestazione e ha fatto sì che migliaia di giovani donne partecipassero.

“È un momento cruciale in cui dobbiamo usare la nostra voce per parlare di ingiustizie sociali che stanno colpendo me, voi e i nostri figli – ha detto la Rose – ora più che mai abbiamo bisogno di unirci per aiutare tutti, compresi quelli delle comunità meno rappresentate e assicurarci che le nostre voci siano ascoltate. Siamo fortunati che sempre più persone aderiscano a questo tipo di eventi”. La notizia dell’assoluzione di Brett Kavanaugh non ha fatto perdere lo spirito combattivo alle partecipanti che hanno continuato a inneggiare canti e a sfoggiare cartelli e poster contro lo stupro. “No vuol dire no”, “Non dirmi cosa indossare, digli di non stuprare”, “I miei vestiti non ti danno il permesso”, “Minigonna non vuol dire sì”, “Gambe in vista non significa gambe aperte” alcuni dei cartelli presenti.

Le Slutwalk, nate a Toronto nel 2011 dopo che un poliziotto aveva detto a delle vittime di stupro che “la violenza si sarebbe potuta evitare se non si fossero vestite da mignotte” (il poliziotto ha poi chiesto scusa), hanno ricevuto anche delle critiche. “Sebbene lo scopo del recupero della parola Slut sia quello di annullare il suo potere come insulto, molte femministe credono che la chiave che apre le porte alla liberazione sessuale femminile consista nel trovare modi nuovi e autentici di rappresentarla e chiudere la porta a termini riduttivi maschili” ha scritto la giornalista Polly Evans di The New Statesman. Inoltre sui social le foto delle donne con pochi abiti hanno attirato vari insulti, in modo simile a quanto succede ogni anno con i Gay Pride.

Contro Trump e Weinstein

Anche se i metodi non possono essere condivisi da tutti, la marcia delle prostitute ha assunto un valore importante soprattutto in vista delle elezioni di midtermi. Il fatto che Donald Trump, Kavanaugh o Harvey Weinstein siano attaccati per i loro comportamenti è stato elogiato dalla giornalista  Amanda Marcotte di Salon: “Le femministe dovrebbero capire che questi predatori sono sulla difensiva perché vedono che l’attivismo antistupro funziona e hanno paura. In retrospettiva tuttavia, era inevitabile che, una volta che le femministe avessero iniziato a vincere battaglie su questo fronte, gli uomini che prima erano intoccabili si sarebbero arrabbiati”.

Articolo di Andrea Indiano