La Slovenia sta vivendo una crisi istituzionale senza precedenti che potrebbe portare alla caduta del governo. E la “colpa” sarebbe di un immigrato siriano. O meglio, del regolamento di Dublino. La Slovenia è uno dei Paesi più rispettosi delle leggi internazionali sull’immigrazione: a differenza degli altri governi dell’Est Europa, quello di Lubiana ha accolto la maggior parte dei richiedenti asilo che gli spettavano secondo il sistema delle quote di spartizione. Se infatti Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria si oppongono con forza all’apertura delle frontiere, la Slovenia ha sempre cercato una soluzione al problema dell’immigrazione.

Ora però il governo del Primo ministro Miro Cerar non sembra più tanto stabile. A far traballare il suo esecutivo è la storia di Ahmad Shamieh, rifugiato siriano arrivato in Slovenia nel 2015 dopo essere passato dalla Croazia. Ahmad, respinto dall’Austria, dove vive la sua prima figlia, ha fatto regolare richiesta d’asilo in Slovenia. L’uomo vive ormai da due anni nel Paese, ha imparato la lingua e partecipa a diversi progetti umanitari che si occupano dell’inserimento dei richiedenti asilo nella società. Un esempio di integrazione che Dublino vuole però cancellare. Secondo quanto previsto dal regolamento, un tribunale ha avanzato la richiesta di espatrio per Ahmad in Croazia, il primo Paese dell’Ue in cui è entrato. L’uomo deve quindi lasciare la Slovenia, tornare in Croazia e lì rifare la domanda di asilo. 

Gli schieramenti politici

La politica slovena si è subito divisa sull’episodio. Il premier Cerar con il suo partito di centrosinistra SMC, Partito del Centro Moderno, si è schierato a difesa di Ahmad, tentando di eludere l’applicazione del regolamento di Dublino appellandosi a una legge che permetterebbe di concedere a Shamieh una residenza temporanea, premiando i suoi sforzi per integrarsi. Alcuni parlamentari hanno anche portato Ahmad in Parlamento per impedire alla polizia di espatriarlo. Questa mossa ha creato diversi malumori nel Paese. Cerar guida una coalizione con i socialdemocratici e i centristi del Partito dei pensionati ( DeSUS) che non hanno approvano la decisione del premier e minacciano di far cadere il governo. In particolare, è stato il ministro degli Esteri e leader del DeSUS, Karl Erjave, a lanciare l’ultimatum. Anche l’opposizione del centrodestra ha denunciato la decisione del premier. 

La proposta di impeachment

La frattura politica è così importante nel Paese che è stata proposta una procedura di impeachment per il premier Cerar, motivata dalla violazione delle leggi internazionali in tema di immigrazione. Il primo ministro potrebbe quindi venire destituito dalle forze parlamentari. Secondo fonti governative, tutto ciò è stato costruito ad hoc per destabilizzare il governo nella corsa alle elezioni previste per il 2018: il voto dovrebbe tenersi nel luglio del prossimo anno, ma potrebbe essere anticipato quanto prima. 

L’immigrazione in Slovenia

Il tema immigrazione in Slovenia è centrale nel dibattito politico. Preso d’assalto con l’apertura della rotta balcanica, il Paese ha visto diminuire i flussi di migranti nel marzo 2016. Nel mezzo dell’emergenza però si sono registrati anche picchi di 6.500 arrivi al giorno. Nel 2015 la Slovenia si è dotata, tra le potreste di tutta l’Europa, di un muro anti-migranti al fine di regolarne il flusso. Lo scorso novembre, per timore di una nuova ondata, le autorità di Lubiana hanno dato il via libera alla costruzione di una nuova barriera al confine con la Croazia. La polizia continua ancora adesso a fermare persone che tentano di passare illegalmente, ma i numeri sono limitati. Nonostante ciò, il problema dell’immigrazione non fa che contribuire a frammentare la scena politica.

La storia di Ahmad

Ahmad in Siria aveva un negozio e un’autofficina. Quando è scoppiata la rivolta nel Paese, lui non ha partecipato alle manifestazioni contro Assad. “Vivevo per la famiglia e la pace” ha dichiarato al quotidiano Delo di Lubiana. Dopo aver visto i suoi amici morire ed essere stato ferito a sua volta, Ahmad ha deciso di lasciare il suo Paese ed è partito lungo la rotta balcanica. Ma le condizioni di salute dell’uomo sono iniziate a peggiorare: sta perdendo i denti, ha problemi alle vene e quando ha saputo della sua espulsione ha avuto un esaurimento nervose ed è stato ricoverato. “Gli sloveni nei miei riguardi sono molto buoni – ha raccontato – mi aiutano in ogni passo, per questo dico che la mia anima è in Slovenia e il mio cuore in Siria”.