L’ambiziosa strategia di vaccinazione comune dell’Unione Europea è crollata sotto il peso delle lentezze burocratiche, dell’assenza di piani di contingenza e degli screzi con Pfizer e AstraZeneca, ma il Gruppo di Visegrad ha saputo trasformare la sfida in un’opportunità aprendo un canale di dialogo emergenziale con la Russia funzionale all’acquisto dello Sputnik V.

La svolta sanitaria è stata guidata dall’Ungheria di Fidesz, che il 19 novembre aveva ricevuto i primi campioni del vaccino russo intuendo il possibile fallimento del piano vaccinale europeo. Superato lo scetticismo generale, Budapest ha incassato il tacito supporto dei grandi decisori, ovvero Berlino e Parigi, e incoraggiato il resto dell’alleanza a mettere da parte la politica in favore di un interesse superiore: la salute collettiva.

Orban convince (quasi) tutti

Viktor Orban ha fatto scacco matto (di nuovo): inizialmente fatto oggetto di pressioni e minacce da parte di Bruxelles, avendo avallato l’utilizzo dello Sputnik V ad uso interno senza previa autorizzazione dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), la storia gli ha dato rapidamente ragione e, oggi, una parte crescente della Comunità dei 27, Berlino inclusa, sta facendo a gara per il prodotto dell’Istituto Gamaleya e/o esercitando pressioni sulle istituzioni sovranazionali per sveltire le procedure burocratiche necessarie al suo ingresso in Eurolandia.

Su impeto e suggerimento di Orban, gli esecutivi di Slovacchia e Croazia hanno preso contatti con il Cremlino per concretare l’arrivo dello Sputnik V nei loro Paesi, e la Repubblica Ceca ha comunicato di essere in procinto di accodarsi. Quanto sta accadendo a Bratislava, però, è la dimostrazione che, in assenza di maggioranze di governo schiaccianti e composite, portare a compimento l’acquisto di un vaccino geopoliticamente diviso quale è lo Sputnik V può risultare più arduo del previsto.

Scontro nel governo

L’attuale esecutivo slovacco, guidato dal primo ministro Igor Matovic, è il frutto di un’eterogenea coalizione multipartitica tra Gente Comune, Per il popolo, Siamo una famiglia e Libertà e Solidarietà, mescolante al proprio interno conservatori e liberali, europeisti ed euroscettici, populismo di destra e di sinistra, i quali sono uniti esclusivamente dai sentimenti antisistema e anticorruzione.

Matovic, portatore di un fardello non invidiabile di incessante mediazione tra le parti, è stato il primo capo esecutivo dell’area Visegrad a raggiungere Orban per chiedere delucidazioni sulla questione Sputnik e suggerimenti sulla strategia da adottare. Il dialogo con l’omologo ungherese è stato evidentemente costruttivo, perché Matovic è stato persuaso dall’idea che la diversificazione dei rifornitori alla magiara sia l’unica via percorribile per Bratislava – pena il rallentamento e il prolungamento della campagna di vaccinazione massiva a causa dei ritardi nelle consegne di Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

Ottenuto il via libera dalla Commissione sulla gestione della pandemia, che il 16 febbraio ha “raccomandato al governo di dare inizio alle trattative per ottenere il vaccino dalla Russia alla luce della situazione epidemiologica delicata”, e organizzato un sondaggio d’opinione che ha confermato la fiducia generalizzata degli slovacchi nello Sputnik V, Gente Comune – il partito del primo ministro – ha presentato una risoluzione in merito all’acquisto del soprascritto che, però, la sera del 18 ha ricevuto il veto di Per il Popolo, che vorrebbe attendere il lasciapassare dell’Ema.

Un veto aggirabile

Andati i vuoto i tentativi di convincere il piccolo partito ribelle, che con il 5% dei suffragi tiene sotto scacco l’intero esecutivo, Matovic si è rivolto direttamente (e strategicamente) a Marek Krajci, titolare del Ministero del Salute e appartenente a Gente Comune, chiedendogli di avvalersi delle facoltà e dei poteri di cui gode per superare lo stallo a mezzo di un decreto emergenziale dettato da ragioni di salute pubblica.

La posizione di Krajci sul tema è nota: il ministro della salute è favorevole all’acquisto dello Sputnik V, nonché alla sua produzione in loco, e, inoltre, ha partecipato alle discussioni preliminari che Matovic ha già avuto con il Cremlino; discussioni avvenute nel dietro le quinte dell’arena politica e nel più stretto riserbo forse perché vi era la consapevolezza di quanto sarebbe accaduto in sede di governo.

Krajci, adesso che è stato chiamato in causa, si trova davanti ad un bivio: acconsentire alla richiesta–ordine di Matovic permetterebbe di aggirare il veto di Per il popolo, comportando l’arrivo subitaneo di un primo ordine già effettuato di 160mila dosi di Sputnik V, ma rischierebbe anche di indebolire la solidità di un governo sfaccettato, ed eterogeneo, tenuto in piedi esclusivamente dal concerto. Di quest’ultimo punto dovrà occuparsene Matovic “il sarto”, ricucitore di strappi e risolutore di problemi, la cui arte della diplomazia ha avuto effetti taumaturgici sino ad oggi.