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È terminata ieri l’esercitazione “Slavic Brotherhood 2018”, la più grande esercitazione congiunta di truppe aviotrasportate che coinvolge elementi di Russia, Serbia e Bielorussia.

Dal 18 giugno nel poligono di Rayevsky, sito nei pressi della città russa di Novorossiysk, si è tenuta per il quarto anno consecutivo quella che rappresenta la più importante occasione di confronto e addestramento congiunto per i paracadutisti dei tre Paesi accomunati dalla “fratellanza slava”.

La prima esercitazione di questo tipo si tenne in Serbia nel 2014. Allora nota come “Srem” e condotta nella Vojvodina meridionale vide la partecipazione di oltre cento “Berretti blu” della Vozdúšno-desántnye vojská (Vdv) che furono impegnati in operazioni congiunte con le Specijalna Antiteroristicka Jedinica (Saj) serbe nelle operazioni di ricognizione, aviolancio, infiltrazione ed attacco alle basi terroristiche e nel recupero degli ostaggi. Le truppe russe schierarono in quella occasione alcuni equipaggiamenti leggeri tipo “quad” e mezzi di blindati da combattimento BMD M1981/1 e per il trasporto truppe BOV M-86. La seconda edizione di “Slavic Brotherhood” si tenne in Russia, successivamente ancora in Serbia nel 2016 per poi passare in Bielorussia nel poligono di Brestsky nel 2017.

Che cos’è “Slavic Brotherhood” 

L’esercitazione ha subito alcune variazioni nel corso degli anni e dalle finalità di antiterrorismo e recupero di ostaggi è passata, come ha detto il vice comandante delle truppe aviotrasportate russe tenente generale Alexander Vyaznikov, ad avere come obiettivo “la ricerca e l’eliminazione di formazioni armate illegali e portare nel contempo assistenza umanitaria ai civili nell’area del conflitto”.

Il riferimento all’attuale situazione nel Donbass risulta tutt’altro che implicito. Del resto ad alcuni attenti osservatori non è nemmeno passato inosservato il fatto che l’esercitazione quest’anno si sia tenuta nello stesso poligono sito nella regione di Krasnodar sul Mar Nero che è stato teatro, tra il 5 e l’8 giugno scorsi, dell’esercitazione “Warning to Ukraine” che ha visto coinvolti elementi delle forze aeree, navali e terresti russe. Una coincidenza? Se consideriamo che “Slavic Brotherhood” è stata organizzata molto tempo fa potrebbe essere, però l’indirizzo tattico dell’esercitazione sembra essere più di una coincidenza.

La particolarità di “Slavic Brotherhood” è data però dal fatto che i vari reparti dei tre Paesi non vengono coinvolti in modo autonomo ed indipendente, ma vanno a formare delle unità miste: i 1000 soldati presenti all’edizione del 2018 sono stati infatti inquadrati in diversi reparti misti a seconda delle specialità.

In dettaglio quest’anno la Russia ha fornito 700 uomini del  Kuban Cossack Airborne Regiment, la Bielorussia 250 e la Serbia 50. 

I mezzi di “Slavic Brotherhood”

Quest’anno per la prima volta la Russia ha schierato gli ultimi ritrovati bellici nel campo dei mezzi a supporto delle truppe aviotrasportate, alcuni dei quali si sono già visti durante la sfilata nella Piazza Rossa dello scorso maggio.

Si sono infatti visti veicoli da combattimeto BMD-4M, i trasporti truppe corazzati BTR-MDM “Rakushka”, oltre alla versione russa dei nostri “Lince”, i “Rys”. La componente pesante è stata fornita dagli Mbt T-72B, e non è mancata la dotazione da Ew (Electronic Warfare) con il complesso “Infauna” montato su veicolo tipo BTR-80 ed il radar portatile da controbatteria “Aistenok”

La componente aerea è stata fornita da dieci elicotteri Mil Mi-8AMTSh – soprannominato “Terminator” – che durante la fase preparatoria delle esercitazioni hanno simulato il supporto di fuoco e la scorta armata alle truppe aviotrasportate. L’elicottero, entrato in servizio nel 2009, è capace di trasportare una squadra di soldati completamente equipaggiata (o 26 soldati con equipaggiamento leggero) ed è la versione da assalto del Mi-8AMT. Il suo armamento deriva da quello del ben noto Mi-24 “Hind” ed è in grado di trasportare un carico esterno di circa 4 mila chilogrammi.

“Slavic Brotherhood” rientra nella politica di Mosca di legare a sè quei Paesi che reputa più affini alla propria cultura ma soprattutto quelli geopoliticamente più strategici: ora che ha perso influenza sull’Ucraina, ormai considerata definitivamente passata al blocco avversario dato ancora una volta dalla Nato, la Russia ha bisogno di stringere saldi vincoli con quei Paesi che rappresentano i resti della propria sfera di influenza e soprattutto dare un segnale forte all’occidente.

Parallelamente, per un Paese come la Serbia, è importante partecipare a questo tipo di esercitazioni militari appunto perché si sente “accerchiato” da un ambiente ostile dato da Stati che sono entrati o stanno entrando nella Nato, e la presenza del Presidente serbo Vucic alla parata della Vittoria il maggio scorso nella Piazza Rossa, è – una volta di più – la controprova di un saldo legame tra Belgrado e Mosca. 

Più in generale, nonostante i contrasti politici che questi tre Paesi slavi ortodossi possono avere – alcune volte anche acuti come le periodiche dispute tra Russia e Bielorussia – la loro cooperazione militare è ben salda e, soprattutto per quanto concerne Minsk, intima. Esercitazioni pianificate su base regolare aiutano a cementare questa alleanza “tripartita” che in questi tempi di rinnovata instabilità politica e contrasto con la Nato risulta cruciale.

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