Il Ghouta Est continua a preoccupare, il numero dei morti a Damasco cresce giorno dopo giorno: i terroristi assiepati all’interno della sacca, i quali usano numerosi civili come scudi umani, sparano missili e razzi verso quartieri residenziali della capitale siriana con i cittadini preoccupati per le proprie condizioni di sicurezza; mano a mano che l’escalation si avvicina, di pari passo con le preparazioni per l’offensiva di terra volta a recuperare questa ultima parte di territorio damasceno in mano islamista, la tensione sul fronte e sull’intera città continua a crescere tanto da far emergere l’assoluta necessità di un tentativo di soluzione diplomatica della situazione. Dopo le iniziative del consiglio di sicurezza dell’ONU, i cui punti all’ordine del giorno vertono anche sulla crisi nel Ghouta, è dal ‘gruppo di Astana’ adesso che arrivano le principali iniziative in tal senso.

Lavrov: “Discuteremo ad Astana sul possibile cessate il fuoco”

Da Mosca, nella serata di venerdì, è arrivata un’importante dichiarazione del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, a margine di una conferenza stampa congiunta con l’omologo uzbeko Abdulaziz Kamilov, in visita ufficiale nella capitale russa: “Andremo ad Astana a metà marzo – ha dichiarato Lavrov – Ricongiungeremo nuovamente i ministri degli esteri di Turchia ed Iran, saremo assieme a loro per parlare di una possibile tregua nel Ghouta”. Tale dichiarazione è stata riportata dall’agenzia di stampa turca Anadolu; Lavrov si dice pronto a scommettere nella buona riuscita del nuovo summit tra Russia, Turchia ed Iran da programmare presso la capitale kazaka e, nel corso della conferenza stampa di venerdì, ha anche attaccato gli USA rei, secondo il capo della diplomazia russa, di voler screditare quanto deciso in passato ad Astana. “La crisi nel Ghouta ci preoccupa – ha poi aggiunto Lavrov – Essa sarà il primo punto all’ordine del giorno in Kazakistan”.

I tre attori maggiormente impegnato nello scenario siriano, si incontrano ad Astana da più di un anno: i vertici tenuti tra Mosca, Ankara e Teheran nei mesi scorsi, hanno cementificato il rapporto tra i rispettivi governi ed hanno contribuito ad arrecare importanti cambiamenti all’interno dello scacchiere siriano; l’ingesso dei turchi a nord di Aleppo, la recente operazione anti curda di Erdogan, le zone di de escalation e la possibilità per Assad di riprendere in mano il territorio desertico a discapito dell’ISIS, sono queste alcune delle conseguenze apportate al conflitto in Siria dagli accordi di Astana. Le riunioni a tre, allargate poi al governo di Damasco e ad alcune sigle dell’opposizione legate a doppio filo alla Turchia, sono state rese possibili dopo la distensione tra Ankara e Mosca: a seguito del fallito colpo di stato nel luglio 2016, Erdogan si è avvicinato alle posizioni della Russia, entrando nell’asse di Astana ed aprendosi alla prospettiva di una permanenza di Assad al governo in cambio della possibilità di allontanare i curdi dal suo confine.

Idlib e questione curda: ecco le altre tematiche sul piatto dei prossimi incontri di Astana

Il Ghouta, anche se a livello mediatico indubbiamente in queste ore sta calamitando l’attenzione, è comunque soltanto uno dei tanti fronti aperti in Siria; a metà marzo, quando i tre governi sopra menzionati torneranno a sedere intorno ad uno stesso tavolo, si discuterà anche di altre questioni spinose e delicate per il futuro del paese arabo: in primo luogo, si parlerà circa il futuro della provincia di Idlib, lì dove l’esercito siriano ha ripreso ad avanzare dopo sei anni di assenza dalle sue città più importanti. Dopo le conquiste territoriali avvenute ad inizio del mese di febbraio, i vertici militari di Damasco hanno stoppato le offensive attestandosi in una linea di fronte distante circa 36 km da Saraqib, cittadina roccaforte delle forze islamiste attestate nella regione; ad osservare quel fronte, da circa due settimane, sono gli stessi soldati turchi: infatti, diversi militari sono penetrati nella provincia di Idlib nei giorni scorsi ed hanno installato delle postazioni di guardia volte ad impedire ulteriori avanzate dell’esercito siriano.

Anakara per il momento vuol tenere per sé la provincia di Idlib, in cui diverse sigle da lei finanziate controllano alcune delle città principali anche se spesso entrano in contrasto con gli uomini dell’ex fronte Al Nusra, ossia la filiale siriana di Al Qaeda; ad Astana si decideranno le sorti di questa fetta di Siria: Assad non vorrà certamente rinunciare a riprendere anche questa provincia, l’ultima fuori dal suo controllo, ma Erdogan teme che un collasso repentino delle forze islamiste ad Idlib determinerebbe una fuga di massa di jihadisti in Turchia difficile poi da controllare. In discussione sarà anche il destino dei curdi: ad Afrin prosegue l’operazione ‘ramoscello d’ulivo’, l’esercito turco e le forze ad esso collegate hanno guadagnato alcuni territori e l’obiettivo di ‘sigillare’ il confine con la Siria sembra al momento alla portata; ma il governo di Ankara ad Astana, magari mettendo sul piatto Idlib, cercherà forse il via libera per attuare analoga operazione nel cantone di Manbji, controllato dai curdi dall’estate 2016. Sullo sfondo anche il ruolo di Teheran e dei gruppi paramilitari vicini alla Repubblica Islamica: nella capitale kazaka, in poche parole, i possibili accordi riguardanti il Ghouta Est passeranno per una complicata ragnatela di compromessi e concessioni.

Intanto nella periferia damascena occupata dai terroristi, l’esercito siriano lancia volantini in cui si invita la popolazione civile a lasciare la zona e vengono indicati anche i corridoi per raggiungere i territori in mano governativa; la battaglia finale per il Ghouta Est sembra quindi avvicinarsi sempre di più.

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