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Mustafa Badreddine non è soltanto l’ultimo di una serie di alti esponenti e miliziani di Hezbollah uccisi in Siria.

Secondo le stime diffuse dall’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, Hezbollah avrebbe, in tre anni di combattimenti in Siria, perso circa 1041 uomini. Sebbene non esistano conferme né stime ufficiali su questi numeri non si può non riconoscere come il movimento abbia rappresentato sin dal 2012 la colonna portante delle forze armate del regime di Assad subendo però pesanti perdite, peraltro riscontrabili dai diversi funerali che hanno, in più di un’occasione, riempito le vie di Beirut e non solo.

Accanto a queste stime vi è però un altro aspetto della guerra che si sta combattendo in Siria e che vede contrapposti Hezbollah e Israele. Sin dal 2011 infatti numerosi sono stati i radi condotti dall’aviazione israeliana contro i convogli di Hezbollah diretti dalla Siria in Libano. In alcune rare occasioni le autorità israeliane hanno motivato le loro azioni in territorio siriano, come necessarie a prevenire un afflusso di armi di provenienza iraniana nelle mani di Hezbollah.

Sebbene il movimento sciita libanese abbia più volte ostentato la sua forza militare fino a riconosce di essere entrato in possesso di sofisticati armamenti iraniani e forse anche russi, è altrettanto vero il fatto che lo stesso movimento abbia subito negli ultimi due anni delle pesantissime perdite all’interno della sua catena di comando.

La morte di Jihad Mughniyeh nel 2015 in un raid israeliano sul Golan, la morte di Samir Kuntar a Damasco e la morte di Badreddine hanno molteplici significati. Non stiamo parlando infatti di semplici combattenti dell’apparato per le operazioni militari di Hezbollah in Siria ma, come nel caso di Badreddine di una delle figure apicali del Partito di Dio.

Badreddine è stato un personaggio chiave della storia di Hezbollah e vantava, all’interno del movimento, una lunga storia, terminata ieri, all’età di 55 anni, nei pressi dell’aeroporto di Damasco. Badreddine era un nemico storico di Israele, tanto che fu proprio lui a svolgere un ruolo chiave nel sequestro della pattuglia israeliana che determinò, nel 2006, la guerra tra Hezbollah ed Israele. Le sue riconosciute capacità militari lo collocano ai massimi livelli delle gerarchie di Hezbollah tanto da essere considerato il numero 2 di Imad Mughniyeh, il pianificatore della lunga guerriglia che impegnerà le Forze di Difesa Israeliane (IDF) nel Sud del Libano fino al loro ritiro nel 2000.

Badreddine viene accusato dal Tribunale Speciale per il Libano di essere uno dei 5 responsabili dell’omicidio del Premier Hariri nel 2005, evento che determinò la cosiddetta rivoluzione dei cedri e che causò il ritiro delle Forze Armate Siriane presenti sul territorio libanese.

Da questo quadro si comprende l’importanza di Badreddine e al tempo stesso la prudenza con la quale gli Hezbollah hanno avviato le indagini per ricostruire le circostanze della sua morte. Se infatti nelle prime ore della giornata di ieri ambienti vicini ad Hezbollah avevano fatto trapelare la notizia secondo la quale ad uccidere Badreddine sarebbe stato un veicolo senza pilota, con il passare della giornata sono state valutate altre ipotesi.

Sebbene il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, così come il numero due del Partito di Dio, Naim Qassem abbiano accusato Israele dell’uccisione di Badreddine, le autorità israeliane, pur accogliendo positivamente la notizia, non hanno confermato il loro coinvolgimento nell’omicidio. L’omicidio di Badreddine testimonia infine che il dispositivo antiaereo disposto dai russi in Siria potrebbe non contemplare la protezione degli Hezbollah, come già emerso lo scorso dicembre con l’uccisione di Samir Kuntar.

Un segnale questo che sia in alcuni ambienti iraniani sia in ambienti vicini ad Hezbollah viene percepito come una differente visione del conflitto siriano e della guerra contro Israele. In questa ottica la prudenza e la necessità di verificare bene quanto accaduto, manifestata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, rende l’idea di come vi siano differenti priorità e tra iraniani ed Hezbollah da una parte e russi dall’altra.

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