Il cambio di guardia al numero 10 di Downing Street a Londra, se dal punto di vista dell’Europa rappresenta una profonda discontinuità dal passato visto che l’esecutivo di Teresa May è stato chiamato proprio a trattare l’uscita da Bruxelles, per quanto concerne invece i rapporti con il medio oriente e le posizioni sui dossier più intricati appare invece fermo in uno statico anacronismo ben rintracciabile su quanto dichiarato nei giorni scorsi dal Foreign Office sulla guerra in corso in Siria.In particolare, il Ministro degli Esteri Boris Johnson, ex Sindaco di Londra, ha stilato una proposta di piano di pace per il paese mediorientale che posiziona la Gran Bretagna all’interno di un contesto che forse, dai tempi della decolonizzazione, non è mai stato così marginale negli affari della regione; in particolare, il Regno Unito propone una transizione di sei mesi in cui a Damasco, in cambio del cessate il fuoco, si instaura un nuovo esecutivo composto da tutte le forze politiche siriane che porti a nuove elezioni e ad una nuova costituzione nel giro di un anno. Ovviamente, la conditio sine qua non per attuare questo piano è la caduta di Assad e la fine del partito Baath.Questa proposta appare velleitaria ed anacronistica sia per i contenuti in essa esposti, che per le modalità con cui è stata effettuata; da quest’ultimo punto di vista, la lacuna maggiore è il fatto che Londra avanza questa exit strategy dalla guerra dopo l’accordo tra varie forze di opposizione radunate nella capitale britannica alla presenza dello stesso Boris Johnson. La circostanza appare quasi grottesca: di fatto, delle forze che sul campo a livello militare stanno in queste ore perdendo chiedono a gran voce le dimissioni di un governo in carica e che da Aleppo a Damasco sta guadagnando territori su territori. Di solito, buon senso impone che quando una forza si riunisce pretende alcune drastiche imposizioni solo nel momento in cui sa di avere il controllo della situazione e di essere maggioranza e parte vincente del conflitto; invece in questo caso, chi da cinque anni non riesce a prendere il potere con le armi ed in queste settimane ha inanellato una serie di sconfitte pesanti sul campo, si arroga il diritto di chiedere la cacciata di Assad e del governo attualmente in carica.Da considerare anche il fatto che, all’interno di questo ‘gruppo di pace’, molte forze non hanno più nessun miliziano sul campo mentre altre sono di chiara matrice islamista; in poche parole, a Londra vi erano radunati i cosiddetti ‘ribelli moderati’, il cui esercito dell’FSA si è sostanzialmente sciolto già nel 2013, così come anche gruppi che vorrebbero una Siria islamica e non più laica e suona molto più che strano che la Gran Bretagna vada ad appoggiare siffatte posizioni estremiste.Andando poi nel merito della proposta, essa è anacronistica proprio per il fatto che chiede le dimissioni di Assad; è come se a Londra negli ultimi mesi non sono arrivati aggiornamenti sul fronte tanto militare quanto diplomatico: infatti, si è entrati in una fase della guerra in Siria in cui persino Erdogan ha smesso di chiedere la cacciata dell’attuale presidente siriano. Anzi, l’avanzata turca dentro i confini siriani appare frutto di un reciproco tacito (fino ad un certo punto) scambio tra Ankara e Damasco: Assad ed il suo governo possono riprendersi Aleppo ed Idlib, la Turchia può creare quel cordone di sicurezza tra Jarabulus ed Azaz che dà un colpo mortale alle velleità indipendentiste ed autonomistiche dei curdi (circostanza questa che non dispiace nemmeno all’esecutivo siriano) e su queste basi nei prossimi mesi sono attese altre importanti novità con la supervisione della Russia. Neppure Israele appare più intenzionato a sostenere che il regime di Assad ha pochi mesi di vita ed anche se Tel Aviv appare preoccupata della presenza degli Hezbollah vicino il Golan, pur tuttavia ritiene più utile alla propria causa un partito Baath indebolito ma comunque ancora in sella a Damasco.Gli unici a volere a tutti i costi ancora la caduta di Assad, sembrano essere i sauditi e non a caso è proprio da Riyadh che arrivano i primi (e gli unici) reali plausi alla proposta britannica; ciò che deve preoccupare Londra è il fatto che, oltre gli azzoppati sauditi (che in Yemen sono in enorme difficoltà) per il resto nessuno ha visto con interesse quello che è emerso dall’incontro tenuto nella capitale inglese. Dalle altre cancellerie occidentali, nemmeno un cenno né di apprezzamento e né di perplessità, ma di fatto solo silenzi che recano un’assordante ma preventivabile indifferenza al piano di pace emerso fuori dalla sede del Ministero degli Esteri londinese.Il governo May, sul fronte mediorientale e siriano in particolare parte decisamente male; peccato perché, complessivamente, il nuovo esecutivo a Londra ha portato in questi mesi importanti novità ed è sembrato molto motivato a rilanciare il Regno Unito dopo l’era di David Cameron; la sua posizione sulla Siria ha poco di autorevole e sensato, lo dimostra anche il fatto che, nel comunicato finale, tutti i partecipanti all’incontro di Londra si rimettono alle decisioni che USA e Russia intendono decidere per il futuro assetto politico ed istituzionale di Damasco. Ed è come se Johnson e colleghi avessero avuto una premonizione: due giorni dopo infatti, ecco la notizia del cessate il fuoco raggiunto grazie ad un accordo tra Mosca e Washington il quale partirà già da giorno 12 settembre.Ma la posizione del governo di Teresa May è anche specchio di un occidente che nemmeno a suon di sconfitte, attentati e costante messa in discussione della sua sicurezza interna riesce a capire gli sbagli fatti in medio oriente dal 2001 in poi; pretendere ancora di forzare la mano e rovesciare un governo legittimamente in carica, vuol dire aver appreso poco e nulla dalle dolorose sconfitte arrivate dai vari fronti afghani, iracheni, libici e siriani. I governi europei in particolare, per difendere i propri interessi interni e nella regione, devono evitare le continue intromissioni negli affari di Stati dagli equilibri precari; se Assad compie la stessa fine di Gheddafi, di Saddam e di altri leader passati, le tempeste provocate dall’instabilità siriana avrebbero conseguenze drammatiche per quel paese e per la stessa Europa: in tal senso, il governo inglese ha dimostrato poco buon senso ed ha accentuato le contraddizioni ideologiche che lo spingono a sostenere forze islamiste contro un governo di chiara matrice laica.

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